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FINE VITA: AGL, ''IN ABRUZZO CASI CI SONO MA NON DICHIARATI, SI TRATTA DI VICENDE PRIVATE''

Pubblicazione: 26 ottobre 2019 alle ore 16:27

PESCARA - "In Abruzzo, come nel resto d'Italia, esistono sicuramente persone toccate più o meno direttamente dalla questione eutanasia, ma non si tratta di casi dichiarati, perché rimangono assolutamente privati. Quando abbiamo raccolto le firme per la legge di iniziativa popolare dall'Abruzzo sono arrivate moltissime richieste: immagino che gran parte di quelle persone sia in qualche modo entrata in contatto con l'eutanasia". 
 
Lo afferma, riporta l'Ansa, il segretario di Amnistia Giustizia Libertà Abruzzi, Vincenzo Di Nanna, a proposito della linea emersa a Parma all'interno della Consulta di Bioetica della Federazione Nazionale degli Ordini dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri. 
 
Una posizione, quella della Fnomceo, assunta alla luce della recente sentenza della Corte Costituzionale che, sulla vicenda di 'Dj Fabo', ha stabilito come in presenza di determinate condizioni l'aiuto al suicidio non sia punibile, in attesa che il parlamento regolamenti questi situazioni. 
 
Di Nanna è stato toccato personalmente dalla questione: a inizio 2015, il padre Guido, che poi morì durante la terapia del dolore, gli espresse il desiderio di andare in Svizzera, dove il suicidio assistito è legale. 
 
"Si tratta di un tema che mi ha sempre lasciato perplesso - spiega il segretario di Agl - ma quando ci tocca personalmente e ci si scontra con situazioni del genere è diverso. Capisci che quella è la volontà del malato e che il dolore è insostenibile. Mio padre poi si è gradualmente spento nel corso della terapia del dolore. Se avesse insistito nella sua richiesta non so cosa avrei fatto". 
 
Nella recente sentenza la Corte Costituzionale parla di "indispensabile intervento del legislatore". 
 
In Parlamento, infatti, giace dal 2013 la proposta di legge frutto di una raccolta firme che contò oltre 50 mila sottoscrizioni, molte delle quali proprio dall'Abruzzo. L'articolo del Codice penale è il 580, cioè l'aiuto al suicidio, punibile con la reclusione da cinque a dodici anni. 
 
"Purtroppo - osserva Di Nanna - ci sono contraddizioni enormi. La legge servirebbe per facilitare le cose a tutti coloro che non sono più in condizione di farlo da soli. La condizione di base della norma, ovviamente, deve essere quella di patologie incurabili. Oggi c'è chi va all'estero, ma chi non è più in condizioni di farlo autonomamente o non ha i mezzi per farlo? Questo è un tema delicatissimo: si scontrano la sacralità della vita e il rispetto della volontà di persone che hanno raggiunto un livello insostenibile di sofferenza, al punto di chiedere di morire il prima possibile", conclude il segretario di Amnistia Giustizia Libertà Abruzzi.


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