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PROGETTO POLIZIA DI STATO PARTITO DALL'AQUILA: 48 AMMONIMENTI NEL 2018. PROSEGUE CAMPAGNA SENSIBILIZZAZIONE, FRANCO GABRIELLI, ''NON SIETE SOLE''

FESTA DELLA DONNA: DALLA VIOLENZA FISICA A QUELLA ECONOMICA, ''QUESTO NON E' AMORE''

Pubblicazione: 08 marzo 2019 alle ore 09:30

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L’AQUILA - “Se ti segue, se ti ricatta, se ti umilia, ti spinge, se pretende amore o sesso quando tu non vuoi, se ti isola o ti intimidisce, se minaccia i tuoi figli, ti offende, ti fa del male fisico, se minaccia la tua libertà anche economica, se ti telefona di continuo per insultarti, ti prende a calci, se ti chiede l'ultimo appuntamento... Questo non è amore”.

Frasi che potrebbero apparire scontate, comportamenti vessatori che nel Ventunesimo si potrebbero considerare ormai “estinti”, o comunque relegati a pochi, rari casi, eppure l’aumento a livello nazionale delle vittime di violenza di genere, soprattutto donne, fa emergere un quadro oscuro della società contemporanea.

Non fanno eccezione l’Abruzzo, da cui è partito nel 2013 il progetto pilota “Camper Rosa”, divenuto poi una realtà anche in altri comuni italiani, con la campagna “Questo non è amore”, promossa dalla Questura dell’Aquila, in collaborazione con il Centro antiviolenza e il Comune capoluogo. 

Nella giornata in cui si celebra la “Giornata internazionale della donna”, l’8 marzo, in tutt’Italia sono stati organizzati sit-in e manifestazioni, per ricordare tutte le ragazze, le madri, le figlie, le fidanzate e le compagne che hanno subìto vessazioni, che sono state umiliate o uccise proprio da chi diceva di amarle e proteggerle.

Solo nel periodo compreso tra il primo gennaio del 2018 il 7 marzo del 2019, all’Aquila sono stati 48 gli ammonimenti emessi o in istruttoria, richiesti da cittadine che vanno dai 20 ai 55 anni. In particolare, secondo i dati della Questura: 31 ammonimenti sono ancora in lavorazione, mentre quelli già emessi per violenza di genere sono 10 e per stalking 7.

Nell’ultimo anno, la campagna di sensibilizzazione della Polizia di Stato, che ha scelto di varcare “i muri istituzionali” per uscire nelle piazze, con il “Camper Rosa”, per le strade, nei luoghi di aggregazione e nelle scuole del territorio ha raggiunto 220 persone, tra cittadine, studenti degli istituti superiori e delle medie.

A bordo del mezzo, che ha fatto il giro della regione, raggiungendo frazioni, borghi e paesi più lontani, un'equipe di esperti della Polizia di Stato, tra cui un medico, un ufficiale della Squadra Mobile, un operatore della Divisione Anticrimine ed altre figure professionali del Centro Antiviolenza.

Nelle tappe sul territorio, gli operatori non hanno solo raccolto segnalazioni e denunce, ma hanno spiegato ai cittadini, ma soprattutto ai giovani, che spesso la violenza non si limita esclusivamente a quella fisica, sfociando in vessazioni psicologiche ed economiche.

Due casi in cui la vittima difficilmente si riconosce come tale e, proprio per questo, diventa dunque fondamentale conoscere il fenomeno in ogni sua forma. 

Durante gli incontri con la cittadinanza, gli operatori hanno distribuito anche un “vademecum”:

Non credere che sia colpa tua
Non accettare mai l’ultimo appuntamento
Non pensare che lui non ti picchierà più
Non credere di poterlo cambiare
Non hai bevuto troppo
La tua gonna non è troppo corta
Non far credere di essere caduta dalle scale o che sia stato un incidente
Non sei una poco di buono come lui vuole farti credere
Non devi provare vergogna
Non temere il giudizio degli altri
Non sopportare per il “bene della famiglia”
Non essere convinta di meritarlo
Non credere che i tuoi figli non capirebbero
Non sei sola
Rompi il muro del silenzio
Racconta
Chiedi aiuto
Perché è un tuo diritto
Per affrontare il dolore
Per ricominciare a vivere.

COSA SI ASPETTA UNA DONNA, VITTIMA DI VIOLENZA, DALLA POLIZIA

Il Capo della Polizia di Stato, direttore generale della pubblica sicurezza, Franco Gabrielli, ex capo della Protezione Civile e già prefetto dell’Aquila e Roma, da sempre legato al capoluogo abruzzese, in un documento pubblicato sul sito (scaricabile al link: https://www.poliziadistato.it/statics/27/questo-non-e-amore-per-web-definitivo.pdf), risponde alla domanda “Cosa si aspetta una donna, vittima di violenza di genere, dalla Polizia?”, sintetizzando 6 anni di “Questo non è amore”. 

“Sicuramente protezione ed indagini che portino presto ad aver giustizia, ma non solo. Una donna che è vittima di violenza fisica, psicologica, economica, sociale, proprio perché prevaricata in quanto donna e privata di libertà ed autonomia, si sente sola, è rassegnata, prova vergogna, ha paura di ritorsioni per sé stessa e i propri figli, si crede colpevole, teme di non essere creduta. Il poliziotto a cui chiede aiuto deve saper rispondere a questo dolore, consapevole che il più delle volte l’aggressore è una persona a cui la donna è legata da vincoli affettivi che determinano una condizione di grave stress emotivo e psicologico. Non basta applicare la legge, è necessario assicurare alla donna l’accoglienza, informazioni e sostegno necessari ad uscire dalla condizione di soggezione e isolamento che sta vivendo”, scrive Gabrielli.

“Quel poliziotto diventa allora uno snodo fondamentale di una rete fatta da istituzioni, enti locali, centri antiviolenza, associazioni di volontariato che si impegnano ogni giorno per affermare un’autentica parità di genere, contro stereotipi e pregiudizi. Una rete che ha la sua cabina di regia nel Piano strategico nazionale sulla violenza maschile contro le donne che coordina, con il contributo delle amministrazioni e delle associazioni interessate, le azioni di prevenzione, sensibilizzazione e promozione di un’adeguata cultura di genere”, aggiunge il Capo della Polizia. 

“In occasione della Giornata internazionale contro la violenza di genere, questa pubblicazione vuole fare il punto sul fenomeno per il secondo anno consecutivo, con i dati in possesso delle forze di polizia, sull’attività di repressione dei reati di maltrattamenti, stalking, violenza sessuale ed omicidio, nonché sull’attività di prevenzione promossa dalla Polizia di Stato per contribuire, attraverso gli strumenti dell’informazione, dell’educazione e dell’ascolto, ad un cambiamento culturale su di un tema che rappresenta un indice fondamentale di civiltà di una società - scrive ancora Gabrielli - Un femminile che nella Polizia di Stato esiste dagli anni ’60 e a cui è stata riconosciuta parità di funzioni rispetto agli uomini proprio in quel 1981 che è lo stesso anno in cui è stato cancellato dal nostro ordinamento il delitto d’onore, che puniva con pene ridotte l’uomo che commetteva il reato per salvaguardare la propria reputazione o quella della famiglia”. 

“Sulla spinta delle convenzioni internazionali, da quella dell’Onu del 1979 all’ultima di Istanbul del 2011, il nostro ordinamento si è adeguato con un ampio spettro di strumenti e misure efficaci per il contrasto alla violenza di genere che, però, rimane una dolorosa attualità. E la Polizia di Stato vuole continuare ad essere in prima linea perché quel valore di uguaglianza diventi effettivamente autentico e perché ogni episodio di violenza contro una donna è una sconfitta per tutti”, conclude. 



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