• Abruzzoweb sponsor

''BRAVO POLITICO, MA ANCHE BRAVO MEDICO. PERO' MI TELEFONI PIU' SPESSO''

FESTA DEL PAPA': UMBERTO CIALENTE,
''MASSIMO? AMBIZIOSO GIA' DA BAMBINO''

Pubblicazione: 19 marzo 2014 alle ore 08:15

Massimo Cialente con il padre Umberto e il fratello Davide
di

L’AQUILA - “Massimo è un bravissimo politico, d'altra parte era ambizioso fin da piccolo, ma io avrei preferito che facesse il medico. Perché è altrettanto bravo e perché penso che ci sia più bisogno di medici che di politici".

A parlare non è un avversario politico del sindaco dell’Aquila, ma Umberto Cialente. Che del primo cittadino aquilano è il padre. Nel giorno della festa del papà.

Il padre che nutre una profonda stima per il figlio ma che, da buon genitore con un’esperienza enorme sulle spalle, ha visto la politica “portare via tempo e salute a Massimo. Anche se non posso fare a meno di essere orgoglioso di lui, per quello che fa, per il coraggio che mette in campo ogni giorno. È sempre stato un combattente, fin da bambino voleva emergere ma con i valori giusti. Mi faceva piacere vederlo da giovanissimo impegnato in politica, sono fiero di lui ancora oggi. Però… Però la nostra società ha bisogno di meno politici e più medici”.

Gli ultimi periodi per suo figlio sono stati terribili. Senza mettere in mezzo i giudizi politici, come sta secondo lei?

Il peggio è passato. Ha sofferto molto, era divorato dal dilemma se confermare le dimissioni oppure no. Come padre, per la sua salute gli ho detto “conferma le dimissioni e buonanotte al secchio. Ma tantissimi cittadini aquilani lo hanno chiamato a gran voce. Ha pensato, lo so bene, che confermare le dimissioni sarebbe stato come fregarsene dell’Aquila e dell’impegno che lui ha preso con la città da ricostruire. Poteva tornare in ospedale a tempo pieno, per lui una soluzione decisamente migliore. Che dire? Da cittadino aquilano, sono contento che ci sia ancora qualcuno che si preoccupa della città, anche se sembro parziale.

Non è certo il primo a definire Cialente ‘testardo’.

Massimo è testardo, ma coerente. Può fallire come tutti gli uomini, mio figlio non è infallibile, ma nel complesso è davvero una brava persona. E poi ormai conosce meglio degli altri la ‘macchina’ dell’Aquila terremotata, è stato deputato per sette anni, conosce i palazzi romani, le sale che contano, i ‘salottini’ giusti per andare a battere i pugni e pretendere quello che serve per la città. Insomma, se ha bisogno di qualcosa, sa come orientarsi. Le persone capaci sono poche in generale, quindi è meglio puntare su chi ha qualità ed esperienza, vale in tutti i settori. Questo mi ha insegnato la vita.

A partire dall’aver combattuto come partigiano durante l’occupazione dei nazisti.

Sono stato partigiano da minorenne, non avevo neanche 18 anni, ho passato i guai veri ma sono contento di ciò che ho fatto. Dentro di me porto tanta gente, tra questa spesso penso ai Nove Martiri. Eravamo tutti giovani all’epoca, ne ho conosciuti quattro, erano miei amici. Una storia lunga e drammatica, perché quando c’è di mezzo la guerra…

Lei è convinto che andasse combattuta. 

E fiero di esserlo e di averlo fatto. Le dico di più, esiste un paradosso in questa mia vicenda, che poi è la vicenda che ha segnato l’Italia e noi che eravamo lì, sul campo, a lottare contro i tedeschi da partigiano. Io sono cresciuto durante il Fascismo, sono nato in pieno Fascismo, quindi ho ricevuto un’educazione ferrea, piena di valori, tra cui l’amore per la patria. Ci hanno insegnato che dovevamo difendere la patria. E allora, se difendi la patria come hai imparato crescendo durante il Fascismo, puoi finire per lottare e morire dalla parte giusta, la parte che vuole cacciare via gli occupanti, gli usurpatori. A ferirmi fu un tedesco, io li volevo fuori dall’Italia, volevo lottare per liberarla. E oggi posso dire con certezza che quella in cui viviamo è una società troppo spesso senza valori.

Torniamo a suo figlio. Che tipo era quando era giovane?

Era un politico fin da giovanissimo, mi dava piacere questa sua voglia di valori ben precisi, bei valori. È cresciuto con i giovani comunisti e non ha più smesso di fare politica.

E da bambino?

Aveva un grande senso di responsabilità. Ha sempre studiato molto, fin dalle elementari, c’è sempre stata in lui la voglia di emergere, di primeggiare. Le dico la verità, era spinto leggermente spinto da certe ambizioni personali, ma si tratta di buone ambizioni. A differenza di Valerio, il fratello che non c’è più, non dava una grande importanza alle ragazze. Valerio era un vero latin lover, era circondato di ragazze. Massimo, invece, sempre lì a studiare. “Papà”, mi diceva, “ho parecchio da leggere”, ma poi mi tranquillizzava subito, sorridendo: “Però la parte mia la faccio”. E riusciva a trovare il tempo per l’altra metà del cielo.

Il vostro sembra essere un bel rapporto.

Lui mi vuole bene, io ne voglio a lui. So che parla sempre di me, al semplice cittadino o al personaggio politico di spicco. Non può che farmi piacere.

Lei ha una passione per la Juventus ‘passata’ dal figlio più piccolo, Davide, che sta per regalarle un altro Valerio. Se Massimo Cialente fosse un calciatore?

Intanto mi lasci dire che Davide ha fatto diventare juventina anche mia moglie, che è volata via da un po’. Lei conosceva la Juventus anche molto meglio di me. Su Massimo non ho dubbi: Furino. Un combattente nato. E siamo tutti in attesa dell'arrivo di un altro combattente, che si chiamerà Valerio.

Non deve essere stato semplice affrontare la vicenda del gennaio scorso. Dimissioni, l'inchiesta che tira dentro persone della maggioranza, L’Aquila nella bufera, la famiglia della moglie di suo figlio su tutti i media.

È stato un momento molto brutto. Sa cosa mi ha fatto più male? Le calunnie, le cose irreali usate per attaccarlo, quella specie di memoriale, o di foglio, che ne diceva di tutti i colori di lui e della famiglia di sua moglie. Ecco, il livore di certa gente mi ha fatto male. Fin quando si resta nel campo dialettico, politico, ci sta tutto, anche lo scontro più duro, ma quando si entra nel campo degli affetti non va mai bene. Spesso ho consigliato a Massimo rispondere per le rime a chi lo ha aggredito così vergognosamente, perché credo di aver capito il motivo di tanto odio nei suoi confronti.

Qual è?

Il non aver accontentato gli ‘amici’ che gli chiedevano di comportarsi in un certo modo nel campo politico. A Massimo in tanti hanno chiesto tante cose e lui, rifiutandosi di accontentarli, ha scatenato gli ex amici nel frattempo diventati nemici. Ho ancora in mente il primo editoriale su Massimo per la vittoria alle elezioni del 2007. Era un continuo ‘lisciarlo’, ma dopo pochissimo tempo è cambiato tutto. Evidentemente, non aveva accontentato ‘qualcuno’.

Le diamo l’opportunità di chiedere un regalo a suo figlio per questa festa.

Una telefonata in più. Sta sempre occupato, io lo chiamo e lui sta occupato. E mi assicura a bassa voce che mi richiamerà. È puntuale in questo, mi telefona la sera quando è tardi. Però, Massimo, chiamami più spesso.



© RIPRODUZIONE RISERVATA


ALTRE NOTIZIE

 CONTATTA LA REDAZIONE 2003- 2019 Enfasi srl
INFORMAZIONI COMMERCIALI .
Enfasi srl - Quotidiano digitale registrato presso il Tribunale dell'Aquila con decreto n°501 del 2 settembre 2003
Iscrizione al ROC n. 26362 - P.IVA 01812420667
Direttore responsabile Berardo Santilli

La redazione può essere contattata al


Politica d'uso dei Cookies su AbruzzoWeb

Alcune foto potrebbero essere prese dal Web e ritenute di dominio pubblico; i proprietari contrari alla pubblicazione potranno segnalarcelo contattando la redazione.
Powered by Digital Communication  -  Developed by MA-NO
 
X

Questo sito utilizza dei cookie per monitorare e personalizzare l'esperienza di navigazione degli utenti. Continuando a navigare si autorizza l'utilizzo dei cookie su questo sito.
Per avere più informazioni o modificare le impostazioni sui cookie clicca qui