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FABRIZIA D'OTTAVIO, RITMICA D'ARGENTO
'ANCORA BRIVIDI PER LA MEDAGLIA DI ATENE'

Pubblicazione: 03 agosto 2014 alle ore 10:02

Fabrizio D'Ottavio
di

CHIETI - A 5 anni aveva già una morbida chioma bionda e una passione per la ginnastica ritmica.

Oggi Fabrizia D’Ottavio, ex ginnasta teatina, Argento olimpico ad Atene nel 2004, a 29 anni conserva ancora quel biondo vivo e lo stesso amore sportivo per la sua cara ginnastica.

Dietro una bellezza quasi angelica si nascondono la grinta e la vitalità di una ginnasta che ha raccolto i suoi successi meritati, ma anche la gentilezza e l’umiltà di una donna che non ha mai dimenticato la sua origine e i sani principi.

Una passione, la sua, che l’ha condotta sui podi più importanti, tra le gare internazionali e mondiali; è nel 2002, infatti, che la D’Ottavio entra nel giro della nazionale Azzurra e da lì è una successione di vittorie.

Nel 2004 arriva a vincere nel concorso a squadre di ginnastica ritmica la seconda medaglia più pregiata; non è l’unico risultato di rilievo della sua carriera, però: seguono l’Oro ai Campionati mondiali di ginnastica ritmica di Baku (2005) e tante altre medaglie.

Vola anche alle Olimpiadi di Pechino, dove nel 2008 colleziona un quarto posto nelle gare a squadre.

Il 2008 è lo stesso anno dell’annuncio del suo ritiro dall’attività della Nazionale, poi viene nominata sindaco del Villaggio Mediterraneo di Chieti, per i XVI Giochi del Mediterraneo.

Chieti è pur sempre casa, nonostante la ginnasta olimpica abbia girato il mondo dietro alla sua forte passione.

Una vita dedicata allo sport, sport che le regala anche l’artistico amore con Antonio Fiore, ballerino e artista.

Ha collaborato con Sky Sport e ora ha scelto di intraprendere l’attività di allenatrice: perché di allontanarsi dalla sua passione proprio non ci riesce.

In fondo ognuno nasce per qualcosa, un’inclinazione naturale che conduce ogni passo, e ogni passo di Fabrizia D’Ottavio è un passo di danza. Con AbruzzoWeb ripercorre la sua storia.

La ginnastica ritmica: uno sport scelto fin da bambina, per passione e curiosità, o per volontà esterne? Era stata indirizzata da qualcuno?

L’incontro con questo sport, avvenuto a 5 anni, è stato del tutto casuale, non ero consapevole neanche della sua esistenza. È stata mia madre a convincermi definitivamente, soprattutto perché ci teneva che facessi un po’ di sano movimento, ma la passione non ha tardato ad arrivare!

Nel tempo, poi, la ginnastica è diventata parte integrante della sua vita, tant’è che al suo nome oggi si associa in automatico il titolo di ginnasta. Da adolescente già sognava questo? Da sempre ha voluto diventare “la ginnasta olimpica”?

Una volta iniziata l’attività agonistica vera e propria, visto che qualche bel risultato cominciava ad arrivare, ho subito cominciato a lavorare quotidianamente per cercare di migliorare; le Olimpiadi erano certo il mio sogno, come quello di qualsiasi altro atleta del resto, ma non sono state mai un’ossessione per la quale stare male, piuttosto uno stimolo per continuare a crescere tecnicamente e vivere con leggerezza i sacrifici.

E se non fosse diventata ginnasta, quale strada avrebbe intrapreso?

Difficile a dirsi... Sicuramente avrei sperimentato qualche altra disciplina sportiva, da una famiglia di atleti non poteva che essere così! O magari, fatto qualcosa nel campo della grafica/design che mi ha sempre attirato molto.

L’impegno e il talento hanno portato lontano, per esempio alle Olimpiadi di Atene, dove ha vinto l’argento: cosa si prova ad arrivare sul podio?

Il podio olimpico è qualcosa che difficilmente può essere descritto a parole, mettere piede su quel gradino ti stravolge! Un’esplosione fortissima di emozioni, colori e suoni che ancora oggi, al solo pensiero, mi fa venire i brividi. Fiera di aver dato lustro all’Italia e di aver contribuito a realizzare il sogno di altre 5 ragazze che, insieme a me, ci hanno messo l’anima. Non lo dimenticherò mai...

Olimpiadi, Mondiali, Europei, quale successo ricorda con maggiore emozione e perché?

Ogni medaglia ha un sapore particolare che la rende unica. Tolto l’argento di Atene che rimane comunque il più bello, una grandissima soddisfazione arrivò nel 2005 con il primo Oro mondiale, la prima volta che la squadra italiana riuscì a passare avanti alla Russia, la nazione in assoluto più forte nella nostra disciplina.

Sale sul podio. Il pubblico la acclama. China il capo. Indossa la medaglia. Racconti questo momento, quanto la ginnastica le fa vibrare il cuore.

Sentire il peso della medaglia che poggia sul collo e poterla poi rigirare tra le mani per guardarla da vicino realizzando che è davvero tua rimane in assoluto la sensazione più bella... E non solo in contesti mondiali. Ricordo bene la felicità delle prime, piccole medaglie, leggerissime, che di metallo pregiato avevano ben poco: le portavo con me per giorni, ci mancava poco che le infilassi a letto anche per dormire!

Lo sport le ha regalato una grande vittoria anche in amore! Antonio Fiore, suo compagno, è un artista e ballerino.

Una volta abbandonata l’attività agonistica ho iniziato a lavorare come artista in teatro e tv, coniugando la ginnastica ritmica alla danza, due discipline che interagendo tra loro possono creare davvero qualcosa di magico. E in questo nuovo capitolo della mia vita ho conosciuto Antonio, ballerino professionista che a breve terminerà la laurea specialistica in ingegneria. Il nostro è stato davvero un incontro fortuito, avvenuto durante una trasmissione televisiva nella quale lui lavorava stabilmente mentre io soltanto in vista della prima puntata. Diciamo che da quella esperienza ho rivalutato il caro vecchio colpo di fulmine!

Avere in comune una passione, un interesse, una carriera, è secondo lei fondamentale, o comunque rivelante, per una relazione?

Alla danza dobbiamo sicuramente il grandissimo merito di averci fatto incontrare e, probabilmente, il fatto di provenire da “mondi” simili ci dà una marcia in più. Abbiamo la stessa sensibilità artistica, condividiamo diverse passioni, e spesso valutiamo/viviamo determinati contesti con lo stesso approccio. Per il resto ci completiamo a vicenda, abbiamo caratteristiche diverse, quindi non facciamo assolutamente della carriera il nostro fulcro. Penso che farlo possa anche costituire un rischio per una relazione stabile e duratura.

Ritornando alla carriera. Il successo è conseguenza di sacrifici, ha mai pensato di mollare, a causa della fatica richiesta?

Di momenti difficili ce ne sono stati tanti, sia perché la fatica e la routine dovute alle 8 ore giornaliere di allenamento davano fondo a tutte le energie fisiche e provocavano spesso infortuni che compromettevano la carriera, ma anche la componente psicologica spesso faceva brutti scherzi: la lontananza da casa e dalla famiglia, ho vissuto in provincia di Milano per 7 anni, le vacanze ridotte all’osso e il tempo libero da impiegare nello studio e nella fisioterapia, rendevano il lavoro molto pesante. Ma alla fine, nonostante uno stop temporaneo, ho sempre cercato di guardare oltre la fatica e puntare all’obiettivo, grazie soprattutto al sostegno dei miei e delle mie adorate compagne di squadra.

Lo sport le ha richiesto un cambiamento di stile di vita? Si parla spesso di diete pretese dallo sport, che cosa pensa a riguardo?

Con lo sport il mio stile di vita ha subito sicuramente delle modifiche, sia nei ritmi che nella dieta. La dieta di tutti gli atleti deve essere sana e completa, per poter fornire al corpo il giusto carburante per ben sopportare il carico di lavoro; ovviamente, poi, a seconda del tipo di attività e di soggetto da considerare, ci si basa su di un opportuno introito calorico. Chiaro che una ginnasta, che deve essere sì forte, ma anche leggera, elegante e fortemente “elastica”, non potrà mai mangiare quanto un giocatore di basket di 2 metri! Sono quindi favorevole a una dieta, purché sia completa, sana e bilanciata.

Che rapporto ha con il pubblico che la segue? La stima della gente la incoraggia o la disturba?

Il pubblico è sempre stato fondamentale per me; con l’esperienza si impara man mano a non lasciarsi influenzare dall’eventuale chiasso prima dell’entrata in pedana o durante l’esercizio, ma ad assorbirne comunque l’energia e l’adrenalina, che rimangono le migliori armi contro la stanchezza e l’ansia pre gara.

La pista sulla quale si esibiva ora le manca? Quali sono i progetti futuri?

La pedana ovviamente mi manca e mi mancherà sempre, ma si tratta di una malinconia “dolce”: mi guardo indietro e, nonostante le difficoltà passate, rifarei tutto senza esitazione. So di aver dato il mio massimo e di aver ricevuto in cambio la realizzazione di un sogno. Nei miei progetti c’e’ sicuramente la volontà di rimanere nel mondo dello sport e della ginnastica e, infatti, sono spesso fuori per tenere stage in varie società italiane.

La ginnastica artistica è uno sport che le ha garantito un grande successo, è uno sport, però, che comporta un limite di età oltre il quale è difficile continuare a “danzare”. Che osa pensa di fare quando l’età avanzerà?

Le ginnaste purtroppo hanno “vita breve”: si inizia da giovanissime e si arriva in dirittura di arrivo intorno ai 24 anni, età in cui io stessa ho lasciato l’attività agonistica. Finché fisicamente sarà possibile, continuerò con le esibizioni e gli spettacoli, poi mi dedicherò anche all’attività di allenatrice che, comunque, ho già iniziato.

L’Abruzzo vanta grandi soddisfazioni, Fabrizia D’Ottavio è una di queste. Grazie alla ginnastica ha visitato le grandi Capitali, cosa prova quando ritorna a casa? La terra abruzzese le dà ancora lo stesso tepore di familiarità?

Lo sport mi ha dato la possibilità di vedere tanti posti diversi, sebbene spesso mi limitassi al tour aeroporto-hotel-palazzetto, e mi ha contemporaneamente tenuta per parecchi anni lontana da casa. L’Abruzzo mi ha sempre accolta bene e donato quella tranquillità e quella pace che solo una casa sa dare. Ho sempre portato con me un pezzetto della mia Terra in ogni trasferta!

A dieci anni come si vedeva? E ora, come si vede tra dieci anni?

Ero già presissima dalla ritmica, quindi probabilmente vedevo me stessa principalmente come una ginnasta all’inseguimento dei propri sogni. Oggi mi vedo come una ragazza che ha anche altri interessi ma che, tra 10 anni, cercherà ancora di dare il proprio contributo allo sport, in vesti diverse ma con la stessa, grandissima passione.



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