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EVELINA: 'TOP GUN' ABRUZZESE DELLA FORESTALE,
DA 20 ANNI TRA LE NUVOLE CON IL VENTO IN FACCIA

Pubblicazione: 01 novembre 2013 alle ore 08:01

La pescarese Evelina Corneli a bordo del suo ''bolide'' della Forestale
di

PESCARA - Più di 20 anni con il vento il faccia, 2.300 ore di volo all’attivo, monitorando montagne e boschi di tutta Italia.

È Evelina Corneli, pescarese di 48 anni, vice ispettore del centro operativo aereo del Corpo forestale, unica ‘top gun’ in rosa in Abruzzo.  
 
Un mestiere non facile, il suo, che richiede determinazione e impegno, ma che “dà delle soddisfazioni enormi, quando ti consente di salvare delle vite”, dice.
 
Coordinazione, forza di volontà e nervi saldi sono i requisiti fondamentali per riuscire a tenere a bada i 'bestioni' del cielo che pilota ogni giorno: la passione per il volo e quella per il paracadutismo le scorrono assieme al sangue, da quando, a soli 5 anni, rimaneva a bocca aperta davanti alle esercitazioni delle Folgore sui cieli di Pescara. 
 
Il primo dei suoi 500 lanci all’attivo arriva a 19 anni e il brevetto da pilota solo 6 anni dopo, ancora prima del suo ingresso in Forestale. 
 
“Mi sembrava di stare su un cavallo imbizzarrito - racconta - Pensai che non ce l’avrei mai fatta e, invece, eccomi qua”. 
 
Entrata nel corpo nel 1992, con il primo concorso aperto alle donne, la “signorina della Forestale”, come la definivano i colleghi del corso di volo dell’Aeronautica militare, di strada ne ha fatta tanta, tra nuvole, venti e montagne.
 
È stato difficile adattarsi a un ambiente esclusivamente maschile?
 
Non eccessivamente. Sono sempre stata abituata ad ambienti maschili e femminili in famiglia. Non ho mai percepito la distinzione di sessi: a casa mia tutti fanno tutto. Ho avuto qualche difficoltà, ma solo con i colleghi più anziani che non erano abituati. Con il tempo, però, hanno imparato ad accettare questa nuova presenza. La convivenza non è stata difficile, nemmeno per quanto riguarda la condivisione degli spazi in comune: la struttura, ai tempi, non era pensata con spazi suddivisi.
 
C'è mai stato un gap fisico tra lei e i suoi pari corso di sesso opposto?
 
Ho avuto un iter formativo uguale ai miei compagni. Eravamo in 6 all’inizio e abbiamo avuto lo stesso avanzamento di carriera e le stesse possibilità di crescita professionale, questo anche a opera dei sindacati che già da tempo lavoravano perché le donne potessero accedere a questa attività. 
 
È necessaria una preparazione fisica particolare per fare il suo lavoro?
 
Non è un attività che richiede forza, i comandi sono alleggeriti da un impianto idraulico. Alcune manovre, però, la richiedono, soprattutto nella gestione delle emergenze. Se c’è un’avaria ci vuole forza nelle gambe per muovere la pedaliera. Ma sono casi per i quali ci si addestra. 
 
Che ricordo ha del primo volo?
 
Un’esperienza indimenticabile. Non l'ho fatto con il Corpo forestale, ma con un corso finanziato dalla Regione e dalla Comunità europea per piloti di elicottero nel 1989. Ricordo che la prima sensazione fu quella di essere su un cavallo imbizzarrito. Il mio istruttore, a fianco, cantava un motivetto da rodeo. Mi sentivo addosso una sensazione di impotenza, quando, a un certo punto, è scattata una molla nella testa e sono riuscita a coordinare perfettamente tutti i movimenti.
 
Quali sono le abilità necessarie per pilotare un elicottero?
 
Ogni arto deve coordinarsi con l’altro. Sei alle prese con tre comandi contemporanei: con la mano destra muovi il ‘ciclico’ che dà la direzione, con la sinistra il ‘collettivo’, l’asta che dà potenza, mentre con la pedaliera intervieni sul rotore di coda che serve a stabilizzare l’elicottero. Sono degli automatismi che si acquisiscono con il tempo. Oltre alla coordinazione, poi, occorre saper valutare le condizioni in cui ti trovi: il vento, le condizioni ambientali in cui ti muovi. Il vento può essere un amico, ma anche un terribile nemico. Si vola con il vento in faccia, non alle spalle. Si decolla verso la provenienza del vento, solo in questo modo diventa una forza che ti sostiene. 
 
C’è stato un momento in particolare nel quale ha avuto paura? 
 
La paura ci accompagna spesso, non intesa come ‘fuggi dal nemico’, ma quel tipo di timore che ti porta a essere consapevole dei rischi e a saperli affrontare non oltrepassando certi limiti. Ci sono casi, però, nei quali le situazioni ci portano a oltrepassarli: se c’è qualcuno da salvare, per esempio. Può andarti bene, e allora sei fiero di te, ma può andarti anche male. 
 
Nella gestione ordinaria del suo lavoro di cosa si occupa?
 
D’estate si vola di più, dato che lavoriamo per l’antincendio,anche se quest’anno i mesi estivi sono stati abbastanza tranquilli. Come Corpo forestale collaboriamo con alcune regioni come Marche, Lazio, Basilicata, Emilia-Romagna e Calabria nel periodo estivo. Durante i mesi invernali ci occupiamo, invece, di monitoraggio del territorio e di ricerca e soccorso in quelle regioni che non hanno il servizio del 118. 
 
La soddisfazione più grande del suo lavoro?
 
Il salvataggio di due persone, nel Teramano, nel 2004. Tre escursionisti si persero in montagna. Per due giorni non potemmo intervenire a causa di una perturbazione arrivata dai Balcani, che portò oltre due metri di neve. A un certo punto ci fu un’apertura nel cielo e la nebbia si alzò. Ricordo la gioia di quando il mio collega vide due minuscoli puntini neri in mezzo a tutto quel bianco. Li salvammo. Un’ora di ritardo e sarebbero morti per ipotermia, come putroppo è successo per il terzo escursionista. 
 
Come nasce la passione per il volo?
 
Dal paracadutismo. Fin da bambina mio padre mi accompagnava ai raduni della Folgore all’aeroporto di Pescara. Quando li vedevo mi emozionavo. Il mio primo lancio c’è stato a 19 anni. A oggi sono  a quota 500. prima volta che mi sono lanciata. Lanci per 5 anni, 500 lanci. 
 
Si può mantenere la femminilità facendo ogni giorno un lavoro tipicamente maschile?
 
La mia femminilità non l’ho mai persa. Per certi versi sono sempre stata un po’ maschiaccio, ma non per questo, da bambina, disdegnavo le bambole. Ora so dosare queste due sfaccettature e discernere i momenti nei quali posso essere donna da quelli nei quali sono più maschile. Resto comunque una sportiva di montagna e di mare, ambienti poco formali dove non devo atteggiarmi a femminuccia. 
 
Riesce a conciliare bene carriera e famiglia?
 
La mia famiglia sono mio marito e il mio cane. Non ho figli per scelta, ma avrei potuto tranquillamente gestire entrambe le cose. Anche mio marito è un pilota e in ogni caso,capisco le sue scelte e lui le mie.


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