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Sono stato facile profeta a prevedere che la mancata abrogazione della legge sugli orari d’apertura nella rete commerciale abruzzese avrebbe buttato nel caos l’intera organizzazione del lavoro per la grande distribuzione determinando anche impossibilità da parte delle piccole e medie attività commerciali di poterne effettivamente usufruire”. Ha dichiarato il capogruppo IdV al Consiglio Regionale d’Abruzzo, Bruno Evangelista, in merito ai primi effetti della nuova legge sul commercio. “Le notizie che arrivano da Pescara ne sono un’immediata conferma dal momento che la chiusura per 41 domeniche dell’anno più altre 6 festività già indicate (Pasqua, 1 maggio, 25/26 dicembre, 25 aprile, 1 gennaio ) più altri tre giorni riservati a particolari eventi, risultano impraticabili sia per quanto previsto nei contratti di lavoro dei dipendenti della grande distribuzione, che per l’intero sistema commerciale. 50 giornate di festività per anno vuol dire pressoché abolire il riposo settimanale, e vanno contro ogni principio di cultura del lavoro, diritti conquistati con anni di contrattazioni sindacali. In Germania, in questi giorni, alla richiesta da parte di operatori della grande distribuzione per l’apertura di soli 10 giorni tra giornate domenicali e festive, le Chiese Cattolica e Protestante, hanno reagito in maniera assolutamente decisa ricorrendo alle vie legali con azioni al Consiglio di stato per scongiurare l’ipotesi. Ciò naturalmente in considerazione che quanto proposto appare peraltro in palese contrasto con precetti religiosi ben precisi, che violano il principio del riposo domenicale. Solo da noi si è pensato di dare dignità legislativa ad una legge così scellerata da produrre danni sociali, culturali e religiosi senza nessun reale vantaggio, con l’unico risultato certo di accrescere i profitti dei centri commerciali a danno della piccola e media impresa già fortemente in difficoltà”. “Apprendo con piacere – conclude Evangelista – che anche l’onorevole Acerbo a proposito della recente vicenda pescarese ha preso una posizione simile alla mia. Fino ad ora da solo ho contrastato questa legge avendo contro l’intero Consiglio regionale senza distinzione di schieramenti, con il sostegno tuttavia degli operatori e delle associazioni del settore. Alla luce di quanto sta avvenendo sono ancor più convinto sulla necessità di reintervenire per abolire l’attuale legge sugli orari e sulle aperture delle attività commerciali. Il mio ottimismo che si possa ancora riparare per eliminare questo mostro legislativo è dettato da altre esperienze precedenti nelle quali da una mia iniziale posizione di isolamento si sono ribaltati i convincimenti fino ad allora erroneamente acquisiti, come nel caso delle abolizione degli aumenti per le segreterie dei gruppi, delle indennità per i consiglieri e della stessa legge sulla liberalizzazione dei centri commerciali”.
Fonte: ACRA
22 Novembre 2007 - 00:00 - © RIPRODUZIONE RISERVATA
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