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IL LEADER DI 'AZIONE POLITICA', ''NON DAREMO INDIRIZZI, PENSIAMO AL FUTURO''

ELEZIONI: ZELLI, ''NULLA IN COMUNE CON LA
QUARTA GAMBA; PER REGIONE OK DI STEFANO''

Pubblicazione: 10 febbraio 2018 alle ore 08:00

Gianluca Zelli
di

PESCARA - “Da federazione di liste civiche, Noi con l’Italia si è trasformato in una lista di scopo, dove sono convogliati tutti i politici e i gruppi che erano rimasti senza un partito. A quel punto noi non avevamo più nulla in comune con quel progetto e ci siamo tirati fuori”.

Così Gianluca Zelli, leader del movimento civico abruzzese “Azione politica”, spiega ad AbruzzoWeb il suo disimpegno dalla corsa alle elezioni politiche del prossimo 4 marzo di cui, secondo i piani iniziali, sarebbe dovuto essere un protagonista annunciato nella cosiddetta 'quarta gamba' del centrodestra, salvo poi rimanere dietro le quinte.

L’imprenditore patron di Humangest contesta la legge elettorale e il sistema che “dà la possibilità ai partiti di decidere prima chi deve essere eletto e chi no”, prerogativa che, per Zelli, ha portato il centrodestra a “gestire la fase delle candidature senza consultare o coinvolgere in nessun modo la base”.

Di qui il rilancio in vista delle elezioni regionali, che potrebbero avvenire tra meno di un anno: “Stiamo già lavorando per questo”, confessa, spiegando che “ci siederemo e parleremo con chi si vorrà candidare alla presidenza”, tra cui l’ormai ex deputato Fabrizio Di Stefano che resta “una persona capace e, soprattutto, attenta al suo territorio, caratteristiche fondamentali per chi si voglia candidare”.

Zelli non si vede candidato governatore ma non esclude una sua corsa come consigliere, “ci riuniremo con tutti i gruppi delle varie province e insieme discuteremo”, conclude.

Alla vigilia del voto aveva manifestato l’intenzione di correre con il suo movimento “Azione politica” in una lista-contenitore di rilevanza nazionale: che cosa è andato storto?

Non c’è niente che sia andato storto. È cambiato semplicemente lo spirito del contenitore “Noi con l’Italia”: da federazione di liste civiche si è trasformato in una lista di scopo, dove sono convogliati tutti i politici e i gruppi che erano rimasti senza un partito. A quel punto noi non avevamo più nulla in comune con quel progetto e ci siamo tirati fuori.

A oggi, il suo movimento, su chi intende orientare i propri consensi nei vari territori e nei due diversi sistemi di voto?

Non daremo nessun indirizzo. Il centrodestra ha gestito la fase delle candidature senza consultare o coinvolgere in nessun modo la base, come, purtroppo, ha fatto troppo spesso negli ultimi anni. Noi siamo un movimento civico: non possiamo e non vogliamo prescindere dal confronto con i cittadini. A questo punto ci concentriamo sul dopo, su come migliorare il confronto tra le varie anime di questa coalizione e riportare la discussione sui problemi concreti dei cittadini che stiamo da troppo tempo lasciando in mano ai Cinque stelle.

Che cosa chiedete ai candidati di centrodestra?

Di uscire dalle stanze chiuse e tornare per strada, di fare meno conferenze stampa e ritrovare di più le piazze. Non ci possiamo lamentare del fatto che, oramai, i parlamentari non decidano più niente se lasciamo le campagne elettorali in mano a dieci persone in Italia: i candidati devono ambire a tornare a essere i deputati di riferimento dei territori.

Alla luce della presentazione delle liste, la stagione del civismo è al tramonto e torneranno a contare i partiti oppure c’è ancora margine per iniziative di questo genere?

Questo sistema elettorale dà la possibilità ai partiti di decidere prima chi deve essere eletto e chi no, e questo chiaramente penalizza i movimenti civici che, invece, nascono dal basso e vivono i territori. Nel caso delle amministrative, grazie al sistema della preferenza, se vuoi consenso devi essere radicato sul territorio dove ti candidi. Nell’ultima tornata amministrativa la media nazionale dei voti dei partiti del centrodestra non ha superato il 15%, tutto il resto, invece, è arrivato dalle liste civiche. Questa campagna elettorale sta dimostrando per l’ennesima volta che la differenza la faranno i leader nazionali, ma quando si voterà per i Comuni o per la Regione, la differenza la faranno le persone che sono state riferimento per i cittadini.

Il rinnovamento di cui parla potrà essere messo in campo per le prossime elezioni regionali che, qualora eletto D’Alfonso, saranno anticipate a fine anno?

Ce lo auguriamo. Noi stiamo già lavorando per questo, anche perché D’Alfonso, oltre a fare negli ultimi 4 anni solo spot e annunci, è arrivato al punto di bloccare la Regione per la sua campagna elettorale, con la “candida” pretesa che noi si aspetti di sapere che cosa vuol fare da grande. È un egoriferito, rivolto verso se stesso e le sue ambizioni personali e, dunque, non verso l’Abruzzo.

Come valuta l’ipotesi, confermata dall’interessato, di una candidatura alla presidenza dell’ormai ex parlamentare Fabrizio Di Stefano?

Di Stefano è una persona che si è dimostrata in questi anni capace e, soprattutto, attenta al suo territorio. Riteniamo che queste siano caratteristiche fondamentali per chiunque si voglia candidare alla guida della Regione. Detto questo, quando sarà il momento ci siederemo e parleremo con chi si vorrà candidare alla presidenza della Regione Abruzzo per discutere dei programmi e delle priorità per rilanciare il nostro territorio.

Lei sarebbe pronto a scendere in campo in prima persona come consigliere? O magari per lo scranno più importante di governatore?

Vedo tante persone capaci all’interno del centrodestra, in grado di proporsi come governatore. Di certo non si sente il bisogno di un ulteriore potenziale candidato. Per le candidature a consigliere regionale, ci riuniremo con tutti i gruppi delle varie province e insieme discuteremo su chi dovranno essere i rappresentanti della nostra lista a “correre”.

Come intende impiegare, il suo movimento, il tempo che lo divide dalle regionali?

Come abbiamo fatto da quando siamo nati: andando a parlare con la gente e spiegando che la politica non è una cosa per pochi, ma una responsabilità di tutti, che non basta lamentarsi, ma bisogna intervenire. Noi cercheremo di continuare a porci come un’alternativa a chi ha smesso da tempo di ascoltare.

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