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EDIL ALI': DALLA MACEDONIA ALL'AQUILA DA 17 ANNI
''FAMIGLIA, INTEGRAZIONE E DURO LAVORO''

Pubblicazione: 18 settembre 2013 alle ore 08:30

L'AQUILA - L’azienda prima come passione, poi come lavoro. “Una famiglia allargata nella quale il merito va sempre premiato”. 

Ha solo 26 anni, ma una dedizione e una determinazione nel suo mestiere che lo fanno sembrare più adulto di molti suoi coetanei. 
 
Gadaf Haliti, imprenditore edile di Poggio Picenze (L'Aquila), è a capo insieme a suo padre Jasar e a suo fratello minore Jaser, della ditta 'Edil Alì' che si occupa di edilizia generale e nolo ponteggi da quasi 17 anni.
 
Macedone di etnia albanese, è arrivato all'Aquila nel 1991, quando aveva solo quattro anni, integrandosi fin da subito, insieme alla sua famiglia, nel piccolo paese dell'Aquilano.
 
Suo padre è partito da Gjurgjevishte, vicino Costivar, alla volta del Belpaese nel 1988, e ha iniziato lavorando per diverse aziende come muratore, prima di mettersi in proprio con la sua attività. 
 
Con l’imprenditoria nel sangue si nasce, altre volte la si eredita, respirandola per anni in famiglia e crescendo avendo a modello i propri genitori.
 
Così è successo ad Haliti che afferma: “Mi piacerebbe un giorno diventare come mio padre, non solo da un punto di vista lavorativo, ma umano. È un uomo che si è fatto da sé, lavorando duro e credendo in quello che fa. E io, come lui, al mattino mi sveglio con la voglia di andare a lavorare e di dare il meglio di me. La mia attività è un piacere, non solo una questione economica”. 
 
Ed è proprio la motivazione che spinge questo giovane imprenditore macedone a portare avanti la sua azienda, nonostante “le numerose difficoltà che i ragazzi incontrano di questi tempi - ammette - Non è cosa da poco trovarsi, a quest’età, ad affrontare problematiche più grandi di noi, soprattutto nel mio settore. Non c’è serenità da un punto di vista lavorativo, non siamo tutelati o agevolati da nessuno”. 
 
Difficoltà, queste, che non lo demoralizzano, ma anzi, lo spingono a continuare la “sfida” lavorativa, iniziata da suo padre quando lui era ancora in fasce e portata avanti con tenacia, nonostante la lontananza dal proprio Paese e gli iniziali problemi di adattamento a una cultura a tratti diversa dalla propria. 
 
Per un bambino straniero, forse, è meno difficile integrarsi in un Paese diverso dal proprio, a differenza di un adulto.
 
Sì, anche se spesso sono proprio i ragazzini, soprattutto nell'età dell'adolescenza, a farti sentire ''diverso'', ma io mi sono trovato bene con tutti. Poggio Picenze è un paese piccolo, una realtà più raccolta nella quale ho fatto subito amicizia con tutti. All'Aquila è stato lo stesso. Forse i miei genitori hanno fatto più fatica, ma anche loro sono perfettamente integrati.
 
Quali sono le maggiori differenze che riscontra tra la tua cultura e quella italiana? 
 
Il mio Paese non è molto differente da questo. Skopje, per esempio, è una città bella e grande quasi quanto Roma. Tranne le differenze religiose, forse solo quelle dello stile di vita, che comunque risente del culto.
 
Avete mai pensato, dopo il successo, di aprire un'azienda in Macedonia e andare via dall'Aquila?
 
Non andrei mai via di qui. Amo questa città e poi, sarebbe difficile ricreare tutto questo da un'altra parte, cominciando da zero, anche considerando tutti i sacrifici fatti da mio padre per arrivare fino a questo punto. Stiamo valutando l'ipotesi, però, di aprire una seconda azienda lì che si occupi di allestimento cantieri e ponteggi. In Macedonia non c'è sicurezza nel lavoro come qui in Italia. Mi piacerebbe vedere crescere in qualità il lavoro anche nel mio Paese.
 
La vostra comunità nel capoluogo abruzzese conta molte componenti. Ci sono occasioni in cui vi riunite? 
 
Non molte, in verità. Mi piacerebbe che fossimo più uniti. Vedo molta poco unione tra di noi. Potremmo essere molto più legati di così. Adesso, dopo la creazione del luogo di preghiera a Bazzano, i nostri connazionali stanno più a contatto di un tempo. 
 
Le manca la sua terra? C'è qualcosa della sua tradizione che le è mancata di più?
 
Certo che mi manca. Mi manca moltissimo. Per un musulmano è difficile mantenere la propria cultura in questa città. Non ci sono punti di riferimento per noi. Da piccolo mi è mancata la figura di un imam, il vostro prete, che mi instradasse verso la mia religione. Sono cresciuto bene in Italia, ma spesso provo a immaginare come sarebbe stata la mia vita in Macedonia. Mi sento molto più maturo di tanti miei coetanei, proprio perché fin da ragazzino ho affrontato le problematiche tipiche dell'integrazione.
 
Ha il cuore italiano? 
 
Mi sento italiano, ma mi sento anche macedone. A me interessa mantenere le mie origini, la mia cultura. Non si deve mai buttare ''il proprio'', quello che si è, per integrarsi altrove. Le culture possono convivere, non devono annullarsi. 
 
L'azienda di famiglia è cresciuta molto da dopo il terremoto del 2009?
 
Avevamo molto lavoro anche prima del sisma; è chiaro che dopo il 6 aprile i cantieri sono triplicati e il personale è cresciuto. Il fatturato è aumentato, la richiesta è alta e cerchiamo di fronteggiarla al meglio, ma allo stesso modo, aumentano le problematiche aziendali. Abbiamo molti cantieri all'Aquila e in tutto il "cratere". 
 
Per una ditta macedone è più difficile avere successo?
 
No. Se si lavora duro si riesce in tutto. Anche lo stesso nome Edil Alì voleva essere una sorta di sfida, mantenendo un nome arabo. Una sfida per annullare le differenze razziali. Siamo tutti uguali sul lavoro e nella vita. 
 
Quali sono le maggiori problematiche che riscontra il vostro settore in questo momento?
 
Lavoriamo in subappalto con aziende, anche molto grandi, e anche per la pubblica amministrazione. Lo scoglio maggiore è sicuramente il ritardo nei pagamenti e l'eccessiva burocrazia che rallenta tutto. Così facendo, i comuni e le aziende stesse spesso ci mettono in difficoltà soprattutto per la mole eccessiva di carte e documentazioni per contributi e quant'altro. Sono capitati anche molti casi nei quali, finito un lavoro in subappalto, l'azienda madre sia andata fallita senza pagare. Marianna Galeota


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