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INTERVISTA AL RE DEGLI IMITATORI, PAPA' TERAMANO E NONNO MARSICANO
''QUESTA REGIONE E' UNA MERAVIGLIA, MI SENTO A CASA COL FREDDO E LA NEVE''

ECCO BUTINAR, IL ROMANO D'ABRUZZO
''L'AQUILA MIA, CORRI E TORNA PIU' BELLA''

Pubblicazione: 10 aprile 2015 alle ore 08:27

Gianfranco Butinar
di

L’AQUILA - “Sono innamorato perso dell’Aquila e dell’Abruzzo. E non solo per ‘causa’ familiare. Qui sono a casa mia, anche perché amo il freddo e la neve. E continuo ad aiutare la città a modo mio, senza dire ai giornali che sono stato bravo”.

Gianfranco Butinar questa volta parla a nome di Gianfranco Butinar. A nome suo.

Messi da parte per qualche minuto i personaggi famosi che imita alla grande, il 42enne artista nato a Roma, un papà di Cellino Attanasio (Teramo) che gli ha detto fin da subito che la sua è la patria dello zafferano, più un nonno di Avezzano (L’Aquila) che ha passato il tremendo sisma che nel 1915 spianò la Marsica, si è concesso ad AbruzzoWeb durante la serata di gala dell’Aquila Calcio, mercoledì scorso nel locale Cinema Rex, in quel centro storico terremotato che Butinar conosce molto bene, cosa che vale per il resto dell’universo fisico e culturale della regione.

“Bisogna continuare ad aiutare L’Aquila terremotata - l’appello dell’artista - io l’ho fatto e lo sto ancora facendo. Ma la beneficenza si fa senza dirsi di essere bravi, senza vantarsi. Per quel che mi riguarda, farei molto di più se potessi. Intanto, la metà del ricavato della vendita dei miei libri va a un’associazione di questa città meravigliosa, una città che deve tornare ad essere addirittura più bella di prima”.

“Credo comunque che L’Aquila sia in crescita, vedo i lavori in corso, i cantieri, ma capisco che c’è bisogno di tempo. Però il tempo si può accorciare, si deve mettere qualcosa in più, non solo i soldi. Sono importanti le idee, i progetti, la vivacità. Non ci si deve nascondere dietro la motivazione del tempo”, prosegue Butinar, che il capoluogo d’Abruzzo lo ha visto e vissuto in profondità, fino a spingersi là in alto, “fin dove si può”, a Campo Imperatore, “da dove si vedono quattro mari. Questa è una regione fantastica, che ‘sta sopra’, dove si parlano tanti dialetti, io conosco bene il teramano e il pescarese. È una regione dove si mangia benissimo, penso, che so, alle ‘scrippelle ‘mbusse. Ma con L’Aquila ho un rapporto anche più forte, da adolescente venivo fin qui anche solo per un caffè. Alcune città te lo dicono e lo rinfacciano. L’Aquila no, nonostante sia un po’ introversa”.

Del resto, “in Abruzzo la neve si spala, non si spala. Come dice il mio amico Piergiovanni Di Zitti (avvocato e calciatore con la passione del meteo, figlio della ‘gloria’ del rugby aquilano Antonio, ndr), che ce l’ha con la Marsica per il primato del freddo, qui nevica pure con lo scirocco, non c’è bisogno di cannoni sparaneve come in altre località”.

Tra le tante chicche vissute da Butinar nel cuore dell’Abruzzo e dell’Aquila c’è una serata nel 2005 al ristorante Delfina con l’indimenticabile Franco Califano, il Califfo, tra i più talentuosi e irrequieti interpreti della musica italiana che lui, Butinar, ça va sans dire, imita alla perfezione.

“All’Aquila venivo spesso quando c’era Enrico Di Paolo, il famoso deejay Guru, che saluto, nun so ‘ndo sta”, il racconto nostalgico con la voce roca del Califfo “che amava molto l'Abruzzo” e che come il Guru è impegnato a far ballare la gente in Paradiso.

Per finire, la promessa di tornare presto in città.

Promessa strappata col sorriso sulle labbra, ovviamente. E con un grido detto con voce normale, segno che il signor Butinar ha davvero L’Aquila nel cuore: “L’aquilano alza forte e mena piano”.
 



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