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DON GALLO, UN ANNO SENZA IL PRETE DEGLI ULTIMI
''AVREBBE VOLUTO VISITARE L'AQUILA POST-SISMA''

Pubblicazione: 24 maggio 2014 alle ore 15:55

Don Gallo
di

L’AQUILA - Si può dire senza ombra di dubbio che nella Chiesa Cattolica solo alcuni operai di questa bi-millenaria vigna del Signore, nonostante il marcio di cui troppo spesso è contornata,  hanno avuto il coraggio di testimoniare soprattutto con le loro azioni concrete (e non a suon di anatemi e giudizi fin troppo formali) il forte messaggio di fratellanza ed amore universale di Gesù.

In Italia, uno di questi operai veri è stato proprio don Andrea Gallo, prete "figlio di don Bosco" e fondatore della Comunità di San Benedetto al Porto di Genova, scomparso il 22 maggio dell'anno scorso. 

A un anno dalla sua dipartita nell' "al di là", o come si vuol chiamare, è necessario ricordare le umili azioni compiute da un uomo, un prete, un cristiano a dir poco straordinario. Perché don Gallo, nella sua umiltà, ha fatto quello che doveva fare in contesti in cui nessuno avrebbe mai avuto il coraggio di sporcarsi le mani, cose apparentemente ordinarie.

Fortunatamente, io ho potuto constatare con i miei occhi questa grande verità che mi ha cambiato radicalmente la vita.

L’ho conosciuto nel giugno del 2012, grazie a una persona cui sono molto legato, la mia professoressa di italiano al Liceo Classico, Roberta De Zuani. E posso garantirvi che don Gallo avrebbe voluto visitare L’Aquila. Ma non ha fatto in tempo.

Nell' "al di qua", don Gallo parlava, da buon cristiano, di Vangelo, di cristianesimo, di Chiesa Cattolica, nel senso di “universale”, aperta a tutti: faceva, come si suol dire, un po' di catechismo genuino.

Il problema fondamentale, per alcuni (tra cui soprattutto le gerarchie vaticane), era questo: il suo catechismo non era fatto di dogmi o formalismi, e la fonte del suo catechismo sicuramente non era (almeno in parte) quello riformato dall'oramai santo Papa Woytila, troppo osannato dalle folle per la sua ben nascosta fede nell'uomo, ma piuttosto (se si vuol parlare di Papi e di gerarchie) quello più disposto ad aprirsi di san Giovanni XXIII, del "Papa buono", il Papa del Concilio, quello che della Chiesa aprì le finestre “per far circolare l’aria”, come ricordava spesso lo stesso don Gallo.

Il catechismo del don era un'unione feconda di temi di attualità come aborto, eutanasia, preservativo, omosessualità, droga, gli ultimi di Fabrizio De André, gli sconvolti di Vasco Rossi, altro suo grande amico, il marxismo, non-violenza, anarchia, laicità dello Stato: il tutto aveva un unico e saldo fondamento , senza alcuna strumentalizzazione: il primato della coscienza personale.

Don Gallo parlava da cittadino italiano di Costituzione, di Repubblica democratica fondata sul lavoro, di sovranità popolare, di diritti per tutti, di equità. Questo prete parlava troppo, non stava mai zitto! Parlare apertamente sembra essere un gran problema, soprattutto oggi. E parlare di temi così scomodi nella Chiesa faceva di lui un vero e proprio rivoluzionario scomodissimo.

Un altro problema, sempre per alcuni cristiani col panciotto, era anche questo: don Gallo faceva un po' di catechismo a tutti, non solo ai suoi parrocchiani di sempre: nella sua cerchia sempre più larga c’erano atei, “persone di sinistra”, anarchici, drogati, prostitute, omosessuali, trans.

Tuttavia, parlando di don Gallo non si dovrebbe usare un termine così dogmatico come "catechismo", ma piuttosto preferirei parlare di vero e proprio Vangelo. Quello di don Gallo era un una "buona novella" da annunciare a tutti, senza distinzioni, senza se e senza ma. "Sei gay? Sei trans? Sei drogato? Sei una puttana? Sei un divorziato? Va benissimo: entra pure!".

Questo era il Gallo.

"Intra omnes", il messaggio di don Gallo, la vera buona novella del "più grande rivoluzionario di tutti i tempi", Gesù, per citare De André.

Don Gallo non ha mai tradito, sia da uomo di chiesa sia da persona come tutti noi, il vero ideale evangelico: l’amore.

La Chiesa non è una porta chiusa, ma un infinito ingresso per tutti, soprattutto per coloro che vengono giudicati dalla società imborghesita e perfettamente schierata col Potere, quello che genera puro egoismo. Perché “il vero potere è servizio”, diceva il don, “è lavare i piedi a tutti come fece Gesù, è schierarsi con il più povero, con il più disprezzato, con gli ultimi”, con quelli che non hanno più la forza di camminare con i propri piedi. Il potere non è giudicare col fucile spianato e con la mitra sulla testa dall’alto di un piedistallo irraggiungibile!

Il segreto sta nel servire tutti: nella società, nella politica, nelle proprie case, nelle scuole, nella Chiesa soprattutto.

Don Gallo è stato più di tutti testimone di questa realtà: con la sua Comunità di persone sbandate e perdute è riuscito sempre ad annunciare la sua buona novella, facendosi servo di tutti, nonostante le troppe difficoltà.

Anche e soprattutto economiche. Ma un pezzo di pane c'era per tutti.

E anche l’ospitalità era pane quotidiano: ho ricevuto la stessa ospitalità di un tossico, di un omosessuale, quando don Gallo mi ha ricevuto a quel mio unico appuntamento in Comunità. Non lo dico con disprezzo nei confronti di questa gente così tanto disagiata: ne vado estremamente fiero. Ho trovato un calore, un rispetto a dir poco umano.

Quell’abbraccio a fine riunione, quelle parole rivolte a me, un giovane terremotato aquilano in cerca di un filo di speranza: “Per me sei un fratello!” mi hanno fatto capire che il mondo non sta morendo del tutto.

Abbracciava tutti, don Gallo: spalancare le braccia era il suo lavoro, la sua religione, il suo essere uomo, il suo essere prete: non costruiva muri, ma ponti. Perché, come diceva spesso, notava che quando allargava le braccia, i muri cadevano: tutti avevano voglia di stringere quelle sue parole, quel suo modo di accogliere e voler bene, quel suo farsi voler bene, quel suo "amore a perdere", come quello che Dio ha dato al mondo intero per mezzo di Gesù. Tutti, nessuno escluso, hanno un morboso bisogno di essere abbracciati, di essere consolati, di non essere soli.

Don Gallo studiava com'era fatto il mondo e il suo cannocchiale era Gesù: notava purtroppo che il mondo era diviso in oppressori ed oppressi - citava in tal proposito, le umili gesta (poco comprese dalla gerarchia) del salvadoregno mons. Romero, trucidato da un sicario mentre diceva messa  - e si domandava preoccupato: i cristiani da che parte sono? Don Gallo certamente non stava dalla parte degli oppressori, anzi, per quel che poteva, dava la vita per veder far risorgere un oppresso. E lo ha fatto sempre, nel corso della sua vita. Lo ha dimostrato con le sue azioni, con i suoi moniti, con i suoi scritti.

Don Gallo, sigaro in bocca, cappellaccio e sciarpa rossa sulle spalle, parlava anche e soprattutto di bene comune, di giustizia sociale, di nuovi modelli di sviluppo, di principii costituzionali quali l'uguaglianza, la libertà, i diritti.

Don Gallo non parlava solo di Marco, Matteo, Luca e Giovanni, o di Costituzione (per lui tutti validi Vangeli), ma annunciava al mondo anche il suo quinto Vangelo, senza vergogna e senza paura: il Vangelo secondo De André, un Vangelo fatto di anarchia, un'anarchia angelica, costruttiva, un Vangelo fatto di strada, di terra, di sudore e di sangue. Un Vangelo scritto con le parole di Creuza de ma, la mulattiera di mare, Liguria, immigrazione, diversità, di Bocca di Rosa, di Andrea, di Miché, di Via del Campo.

Un Vangelo fatto di strada e di incontri anche strani con persone strane, diverse, sporche, protagonisti di una vita sinonimo di sopravvivenza.

I protagonisti del Vangelo di don Gallo erano come i ragazzi di vita di Pasolini, gente semplice, rozza, troppo semplice, delinquenti, figli di mamma, gente perduta, ma non irrecuperabile. Il suo Vangelo era anche fatto di intellettuali e politici come Carlo Marx, Antonio Gramsci, Ernesto Che Guevara, Hugo Chavez...per questo si può dire che era proprio un comunista! Un prete che parla di giovani sbandati, di De André, di Marx e roba varia non può parlare in nome di Dio! - dicono sbagliando, perché Gesù è venuto non per i sani, ma per i malati, per quelli che non riescono a vivere.

Don Gallo, nonostante tutto, ha avuto il coraggio di fare e di dire tutto ciò. Nessuno lo ha ucciso, come hanno ucciso tanti che si battevano per ideali forti, perché sapeva amare anche chi gli puntava di solito una pistola in fronte per pochi spiccioli. Il suo amore distruggeva l'odio ed alimentava, nella disperazione più totale, la speranza. È stato uno dei pochi a ricordare, soprattutto alle giovani generazioni, di non perdere mai la speranza. "Il male grida forte, ma la speranza grida ancora più forte!" ripeteva instancabilmente nel mezzo dei suoi incontri.

Il suo Vangelo era soprattutto incontrare l'altro e ascoltarlo. La verità nessuno la tiene in tasca: don Gallo infatti non la possedeva, ma la cercava insieme agli altri, non per forza cristiani: vedeva il Vangelo in un ateo, in un buddhista, in un "diverso" qualsiasi. Proprio perché "cristiano" è anche e soprattutto colui che vive come un chicco di grano: muore per dare vita.

Infatti don Gallo è morto: sì, è morto! Ma è morto perché ha dato la vita a tanti. Il brutto male che lo assillava da anni forse la ucciso, ma non del tutto: quando per un'intera vita si parla di amore, neanche la morte può svolgere il suo compito naturale. Per essere veramente ostinati e contrari, anche l'amore di don Gallo è morto: sì, è morto ma per far nascere e rinascere in chi la perduta, la speranza, che è una delle facce più belle dell'amore.

Se può sembrare un discorso utopico, non lo è affatto: perché persino l'utopia si realizza strada facendo, camminando senza fermarsi mai.

In questo caso, paradossalmente, persino la morte non può nulla! Quindi, cosa ci ha lasciato questo don Gallo, questo "prete comunista", quest'uomo "angelicamente anarchico" (come amava definirsi), questo prete assai scomodo per molti, se non questa voglia di continuare a camminare per strada con entusiasmo, con coraggio, con amore verso tutti e soprattutto con la speranza di continuare a sperare?

Ebbene, questo è stato e questo è don Andrea Gallo, prete di strada. Un esempio, almeno per me che l’ho conosciuto, divinamente umano. 

"Agitatevi, perché avremo bisogno di tutto il vostro entusiasmo. Organizzatevi, perché avremo bisogno di tutta la vostra forza. Studiate, perché avremo bisogno di tutta la vostra intelligenza".

Citava spesso Antonio Gramsci, don Gallo. Come dargli torto?

 

 



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