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DURA CRITICA A MISURE SU AUTOCERTIFICAZIONE CONFORMITA' URBANISTICA, ''SI SCARICA RESPONSABILITA' SU PROFESSIONISTI, MA NORME VAGHE E RISCHI PENALI''; ˝PERSONALE PREVISTO PER UFFICI E' DEL TUTTO INSUFFICIENTE''

DECRETO SISMA: INGEGNERI ALTO ATERNO
''RICOSTRUZIONE PRIVATA RESTERA' BLOCCATA''

Pubblicazione: 01 dicembre 2019 alle ore 07:00

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L'AQUILA - "Tradotte nella pratica, la novità previste nel decreto sisma dell'autocertificazione della regolarità urbanistica da parte dei professionisti, non potrà accelerare la ricostruzione privata. Quello che serve è cambiare le nome a monte, e assumere molto più personale".

Il duro commento arriva da un gruppo di ingegneri e tecnici aderenti dell'associazione Aringo Rinascita, dell'omonima frazione di Montereale, in provincia dell'Aquila, che da dopo il sisma del 6 aprile 2009, e poi dell'agosto e ottobre 2016, e gennaio 2017, svolgono un'intensa attività professionale nel cratere del centro Italia, in particolare nei comuni dell'Alto Aterno. Chiedono ad Abruzzoweb di restare anonimi, ma si fanno latori comunque di una significativa ed argomentata bocciatura, da parte di addetti ai lavori, del decreto Sisma, approvato alla Camera dei deputati con 281 voti favorevoli e l'astensione del centrodestra, e che passerà ora all'esame del Senato. 

In esso sono contenute misure senz'altro importanti, e chieste a gran voce dai 140 sindaci del cratere 2016, come la proroga dello stato di emergenza fino al 31 dicembre 2021, l'abbattimento al 40 per cento delle tasse per cittadini e imprese, con la restituzione spalmata in dieci anni, più poteri al commissario Piero Farabollini, con priorità legata alla ricostruzione degli edifici scolastici. Fondi per imprese agricole, giovani, e ricostruzione dei beni culturali, congelamento del'Imu per le case inagibili.

Ma, a detta dei professionisti interpellati, in linea con quanto sostiene la Rete delle professioni tecniche, impegnati nel cratere 2016, manca ancora l'aspetto essenziale: la velocizzazione della ricostruzione degli edifici, dopo oltre tre anni tragicamente al palo. 

Ecco i numeri, aggiornati ad agosto e certificati dal commissiario: su 76 mila immobili colpiti in modo più o meno grave, sono pervenuti fino ad agosto di quest'anno 8.168 progetti, e di questi ne sono state approvati 2.420, cioè uno su tre. Ad oggi, sono formalmente autorizzati ad essere riparati solo tre edifici su cento. Ben 5.511 pratiche sono impantanate nell'istruttoria mentre 237 sono state respinte, probabilmente perché contenevano errori. In Abruzzo sono stati approvati 62 progetti su 1.316 presentati, a fronte di 10.711 attesi mentre 1.221 stanno completando l’iter.

In questo senso le misure risolutive nel nuovo decreto, per la ricostruzione privata, sono essenzialmente due: l'autocertificazione e l'aumento del personale. 

Per quanto riguarda il primo aspetto: nel decreto si stabilisce che la fase istruttoria relativa ai progetti per i quali si richiede il contributo alla ricostruzione, prima tra i compiti dell’Usr, “passa” nelle mani dei professionisti che certificano la completezza, la regolarità amministrativa e tecnica del progetto, nonché i costi ammissibili a contributo. L'istruttoria degli uffici verrà fatta solo sul 20 per cento delle pratiche, a campione. E poi, sul 100 cento delle pratiche, a lavori conclusi. 

Dunque in teoria, si darà intanto un taglio netto alle procedure burocratiche, accelerando l'apertura dei cantieri.

"Non sarà certo l’autocertificazione - osservano però gli ingegneri - , per come proposta nel decreto, lo strumento in grado di accelerare la ricostruzione, perché non è applicabile a tutte le tipologie di danno, perché non si può sottoscrivere già nel caso di piccoli abusi".

“Un problema è che tale autocertificazione non è rilasciabile per la maggior parte degli immobili - fanno insomma osservare -, e cioè dove vi siano delle piccolissime difformità urbanistiche o addirittura dove vi sono degli abusi veri e propri”.
 
L’altro problema è  che, proseguono gli ingegneri, "le norme in materia,  per molti aspetti non sono univoche, bensì interpretabili. Aspetto che i tecnici conoscono bene, e dunque chi si assumerà la responsabilità, che comporta anche conseguenze penali e civili, di mettere una firma su un documento che attesta la regolarità urbanistica e la determinazione del contributo senza regole certe? Troppo alto il rischio che l'istruttore della pratica, in fase di controllo a campione, o comunque a conclusione dell'iter, metta in discussione quanto attestato".

E così l'autocertificazione sarà, in termini di velocizzazione, un'arma spuntata. 

La Rete dei professionisti del Centro Italia ha poi fatto notare alle commissioni parlamentari che si sono riunite nella lunga e sofferta gestazione del decreto, che anche i piccoli abusi, come lo spostamento di una porta o di una finestra, casistica abbastanza diffusa nelle vecchie case di montagna, modificate nel corso dei decenni dagli abitanti, non possono essere soggette ad autocertificazione ma dovrebbero comunque avere il via libera dalla Conferenze regionali, che si riuniscono però troppo di rado. Oppure dai Comuni, che sono però senza personale per far fronte a tutte queste incombenze, e anche il decreto, da questo punto di vista, non dà risposte adeguate.

Per questa ragione la Rete aveva proposto di posporre l’esame delle sanatorie, con i professionisti che stabiliscono a priori se un abuso è sanabile o no, per poter intanto continuare a ricostruire, mandando avanti i lavori. 

Si osserva poi che la maggior parte dei contributi viene concessa tramite credito d’imposta, e ha quindi bisogno di un progetto certo, con garanzie di eseguibilità. E cosa accade se a posteriori viene messa in discussione la validità della certificazione fatta ani prima dei professionisti, si perde il contributo?

Inoltre molti degli immobili rientrano all’interno dei Parchi, e il parere preventivo della Conferenza regionale è necessario. 

Il nodo resta, inutile girarci intorno, quello dello scarso personale per l’istruttoria delle pratiche.

"Il decreto  Sblocca cantieri, autorizza l'assunzione del personale assegnato nel 2019  - spiegano gli ingegneri - circa 200 unità. Un passo in avanti, indubbiamente, ma del tutto insufficiente. I comuni coinvolti sono infatti 140, e un singolo comune, con un impiegato in più, o al massimo due, risolve poco".

L’ingegnere fa invece l'esempio della ricostruzione dell'Emilia, colpita da terremoto del maggio 2012.

"Basta fare un esempio: in Comuni in provincia di Modena,  che non arrivano a cinquemila abitanti, negli uffici addetti alla sola istruttoria delle pratiche di ricostruzione delle abitazioni erano circa 15. Non è un caso che lì le pratiche corrono velocemente, e che la ricostruzione delle case dopo sette anni è già conclusa per circa l’80 per cento".

“Si spera –  concludono gli ingegneri - che fino al 23 di dicembre, data in cui il testo Decreto dovrebbe diventare Legge, ci sia tempo per dare una spinta reale alla ricostruzione, senza cercare di scaricare ulteriori competenze ai tecnici cercando di sgravare dalle proprie responsabilità gli enti competenti. Possibilità ce ne sono e sono già a conoscenza del legislatore nella grande mole di emendamenti presentati. Speriamo che non resti un decreto vuoto almeno per quanto riguarda la ricostruzione privata”.

 



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