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ABRUZZOWEB INTERVISTA IL CONSIGLIERE D'AMMINISTRAZIONE RAI ABRUZZESE
FREDDO CON GDM, APPOGGIO A CHIETINI INSORTI, BOCCIATA LEGGE ELETTORALE

DE LAURENTIIS: 'AUGURI A DE MATTEIS', 'PORCELLUM FA NOMINARE TUTTI'

Pubblicazione: 01 febbraio 2013 alle ore 08:00

Rodolfo De Laurentiis
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L’AQUILA - È stato deputato nelle file dell’Unione di centro, è al secondo mandato nel consiglio di amministrazione della Rai, dopo la riconferma nello scorso mese di luglio: fa il manager ma la sua grande passione resta la politica alla quale non rinuncerebbe per nessuna cosa al mondo.

Rodolfo De Laurentiis, 52 anni, abruzzese, ci riceve nel suo elegante studio al settimo piano dello storico palazzo considerato il regno Rai, in viale Mazzini a Roma, dopo aver salutato il direttore generale dell’azienda, Luigi Gubitosi.

E immancabilmente la chiacchierata verte sulla politica. Con un discorso a 360 gradi, da quella nazionale a quella locale, alla luce dell’osservatorio privilegiato del manager originario di Collelongo (L’Aquila), nel cuore della Marsica.

E senza peli sulla lingua accusa i partiti, in realtà “poche persone” che decidono “nelle  segrete stanze”, per non aver cambiato una legge elettorale “che nega ai cittadini il diritto di scegliere”; inoltre, boccia la qualità del dibattito in questo avvio di campagna elettorale.

Nello stesso tempo, commenta ad AbruzzoWeb anche il momento molto caldo all’interno del suo partito, l’Udc, nel quale parte dei vertici abruzzesi si sono autosospesi annunciando il disimpegno al voto per protesta contro la candidatura alla Camera dei Deputati del vice presidente vicario del Consiglio regionale, Giorgio De Matteis, ex Movimento per le autonomie e ancora prima anche ex Udc.

Uno scontro che lo ha visto come parte attiva al fianco degli oppositori di Gdm, con il quale da sempre non corre buon sangue.

Non d’accordo con l’alleanza dell’Udc con il movimento trasversale creato da De Matteis alle elezioni aquilane contro il sindaco Massimo Cialente dello scorso mese di maggio, a Roma De Laurentiis ha appoggiato le rimostranze del capogruppo all’Emiciclo, Antonio Menna, e del presidente della Provincia di Chieti, Enrico Di Giuseppantonio, contro la candidatura dell’aquilano, perché non iscritto e catapultato dall’alto: ma nonostante ciò,  formula “auguri sinceri” all’ex assessore regionale per l’avventura elettorale.

Le elezioni nazionali sono alle porte, come vede il quadro dopo la ufficializzazione delle candidature in Abruzzo?

Ci sono diverse riconferme nei posti utili per andare in Parlamento, segno che si è scelta la continuità. Mi auguro coincida con un rinnovato impegno a difendere le ragioni dei cittadini e gli interessi della nostra Regione. Mi auguro anche che chi tornerà in Parlamento sappia dire di no a eventuali scelte contro l’interesse generale dell’Abruzzo, come invece accaduto recentemente su provvedimenti penalizzanti, per esempio nell’ambito del tragico terremoto dell’Aquila, e sulle misure per contrastare la crisi economica. Ricordo che in Parlamento, quando c’è stato bisogno di fare scelte diverse dalle indicazioni dei partiti, l’ho fatto senza problemi per difendere la mia terra. D’altra parte, sono comportamenti e azioni che fanno parte della mia storia.

Si va alle urne ancora una volta con una legge elettorale che fa gridare allo scandalo l’intero quadro istituzionale, ma che poi nessuno cambia.

Credo che una riflessione di fondo vada fatta assolutamente: in realtà il nostro Paese continua a essere una democrazia bloccata a causa di una legge elettorale che nega ai cittadini il sacrosanto diritto di scegliere chi deve rappresentare il proprio territorio nella massima espressione istituzionale della nazione. Tutti i partiti l’hanno criticata e la criticano pubblicamente, ma poi, nelle segrete stanze, poche persone scelgono come un rito quasi tribale i candidati nominati. E il requisito determinante sono i contatti con il capo e non con il territorio. Tutto ciò determina un progressivo, sempre più preoccupante distacco dei cittadini dalla politica e dalle istituzioni. E da qui, a cascata, emerge che viene selezionata e premiata una classe dirigente senza tenere conto delle reali capacità, della passione, dello spirito di sacrificio e delle competenze. Mi auguro che il primo atto, nella prossima legislatura, sia quello di cancellare il porcellum e restituire ai cittadini il diritto di scelta.

Passando al suo partito, è innegabile che le scelte per le candidature più di un problema lo abbiano innescato, sia a Roma sia in Abruzzo.

Sicuramente, ed è la conseguenza di questa legge elettorale che permette di imporre chiunque a prescindere dalle strutture dirigenziali locali. La prova del nove ci sarà comunque con il voto, allora si vedrà se avranno pagato le scelte che non hanno tenuto conto delle indicazioni della classe dirigente territoriale.

E la campagna elettorale come si annuncia?

Non mi appassiona per l’assenza di contenuti: prevale il tatticismo, vorrei capire meglio la visione  strategica che si ha del Paese. Più ascolto e più non si coglie la ‘prospettiva Paese’ anche di fronte alle gravissime criticità di questo periodo, a partire dalla crisi economica veramente drammatica con un tasso di disoccupazione pari a circa il 12%, con una perdita di Pil pari al 2,5% nel 2012 e di un punto circa nel 2013. Una situazione che ci consegna un Paese non certo in buona salute.

In Abruzzo come si comporterà?

In modo coerente con le mie idee e con il quadro culturale e valoriale cui ho fatto sempre riferimento. Ricordo comunque che la Costituzione sancisce che il voto è libero e segreto.

In prospettiva prevede un suo ritorno alla politica attiva?

Non sono in politica dal 2008, quando per un gioco di opzioni uscii. Ma nonostante questo ho sempre lavorato con passione e impegno per dare un contributo alla mia regione. Per il momento mi auguro di vedere una classe dirigente in grado di innovare, capace e determinata a fare un buon lavoro al fine di contribuire alla crescita e allo sviluppo dell’intero territorio regionale.

E la corsa alla Regione in vista delle elezioni abruzzesi di fine anno?

Credo che si stanno verificando alcune modifiche importanti nell’assetto politico nazionale, siamo in una fase di transizione che porterà a riaggregare aree in maniera omogenea. Tutto ciò avrà inevitabili ripercussioni per le prossime elezioni regionali in Abruzzo.

Lei candidato alla presidenza della Regione?

Non è all’ordine di giorno, pensiamo invece a contribuire a eleggere una classe dirigente all’altezza del gravoso compito che li aspetta alla luce delle sfide epocali che si stanno giocando. Una classe dirigente che sia in grado di lavorare e superare gli schemi della vecchia politica, in particolare dello schema che prevede l’essere tutti contro tutti.

Come giudica l’iniziativa di Menna e Di Giuseppantonio di autosospendersi insieme ad altri dirigenti di Chieti?

La provincia di Chieti è molto importante, ha sempre espresso una classe dirigente di livello e Menna e Di Giuseppantonio ne sono la prova. È stato un errore non valutare la possibilità di un impegno diretto da parte dei due.

Lei è sceso in campo anche a sostegno dei due dirigenti.

Certo, ho già spiegato che è stato un errore non valutare le loro candidature. Con loro mi incontrerò ancora per ragionare sul futuro visto che ormai la disaggregazione della politica implica una capacità innovativa nel rispondere al bisogno di cambiamento avvertito dalla gente.

De Matteis?

Prendo atto che rispetto alle considerazioni molto negative espresse fino a qualche settimana fa sull’Udc sia stato folgorato sulla via di Damasco, tanto da accettare una candidatura con questo partito. Auguri sinceri.



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