DA CANISTRO A PARIGI: PREMIATA LA START UP
ABRUZZESE CHE FA PARLARE ROBOT E UMANI

Pubblicazione: 11 dicembre 2016 alle ore 08:55

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L’AQUILA - L’intelligenza artificiale messa al servizio del consumatore: è questo il progetto di innovazione tecnologica che parla anche abruzzese e che ha conquistato numerosi riconoscimenti anche internazionali.

Sono infatti originari di Canistro, paesino della Valle Roveto in provincia dell’Aquila, due dei cinque giovanissimi fondatori della start up All Industries, nata nel 2015 e già pluripremiata per il progetto ambizioso di automatizzazione interamente basato su una “mente” artificiale.

Il 2 dicembre scorso, l'azienda si è aggiudicata il prestigioso premio Personal Financial e Findomestic, a Parigi, nella finalissima dell'Hackathon Bnp Paribas: si tratta di una manifestazione cui prendono parte programmatori, sviluppatori software e grafici web da tutto il mondo.

Un progetto portato avanti nonostante le difficoltà, in Italia, nel reperire finanziamenti per lo sviluppo, che per fortuna arrivano grazie ai premi messi in palio dalle aziende private, come in questo caso: la vittoria consentirà alla All Industries di ricevere fondi per proseguire lo sviluppo del software.

Il sistema ideato dai cinque giovani imprenditori ruota intorno a un robot capace di “leggere” via chat le richieste dei clienti, “capire” le loro esigenze, fare domande mirate per comprendere meglio ed evitare errori, risolvere il problema o indirizzare all’acquisto del prodotto o del servizio più adatto.

In un futuro prossimo sarà quindi possibile entrare in un negozio, un ufficio postale, una banca, un grande magazzino ed essere assistiti da un robot intelligente e in grado di capire e soddisfare le richieste del cliente e perfino consigliare su che cosa comprare e come farlo. Un computer in grado di 'autoapprendere'.

Tutto questo attraverso Messenger, Twitter, Skype oppure Telegram, cioè le principali applicazioni di messaggistica istantanea utilizzabili con il cellulare e con qualsiasi dispositivo mobile: non sarà necessario, quindi, installare una nuova app, ma basterà cercare in chat TalkForce come se si stesse cercando un Mario Rossi qualsiasi con cui avviare una conversazione.

Tutto questo con filtri e blocchi per quei buontemponi che si volessero divertire a scrivere amenità o parolacce, perché le variabili, nel software, sono state previste tutte o quasi.

TalkForce, questo il nome del progetto e del sistema di comunicazione in termini tecnici chiamato “chatbot” cioè chiacchierata tra un robot e gli esseri umani, è nato a giugno dello scorso anno, quando dal colosso dei social network, Facebook, fu lanciata l’idea di realizzare le appunto una chat di supporto automatizzata.

Così, Matteo Rai e Maurizio Natalìa, 23 anni, di Canistro, insieme a Mario Piva di Latina, Marco Silipigni di Varapodio ( Reggio Calabria) anche loro 23enni e Giulio Maria Pezzini, 25 anni, di Roma hanno deciso di provare a mettere a frutto le loro competenze in fatto di programmazione.

“La nostra idea è stata quella di creare una base software versatile, da adattare, attraverso la modifica e l’aggiornamento dei database, a molteplici ambiti - racconta ad AbruzzoWeb Matteo Rai, che della start up è l’amministratore delegato - Come studenti abbiamo la possibilità di accedere a strumenti di programmazione e piattaforme in modo agevolato". 

“In ogni caso molti software, molti sistemi sono cosiddetti open source cioè utilizzabili in modo libero e gratuito - aggiunge - Il resto è tutto nel nostro lavoro di compilazione, di creazione degli algoritmi cioè delle sequenze di istruzioni che rendono possibile alla mente artificiale di autoapprendere dalle domande scritte in chat e fornire la risposta migliore”.

L’idea è stata vincente e il lavoro di questi cinque ragazzi, durato mesi, il tempo necessario per la compilazione delle istruzioni dell’applicazione, ha ottenuto subito importanti riconoscimenti: a giugno 2015 è arrivata la vittoria all’International Hackathon 2016 di Roma, la competizione per le start up di innovazione tecnologica sponsorizzata da Bnp Paribas.

Il gruppo finanziario, di cui fa parte anche la banca Bnl, ha da subito strizzato l’occhio al progetto, da testare nelle agenzie per la vendita di prodotti e servizi finanziari, grazie anche all’autoapprendimento determinato, ovvero la caratteristica che porta a ridurre al minimo la possibilità di errore nella risposta attraverso una serie di domande mirate, che il robot pone all’interlocutore.

Questa vittoria ha regalato a All Industries e alla sua creatura TalkForce l’accesso alla finale Hackathon di Parigi.

Nel frattempo, c’è stato anche spazio per aggiudicarsi il primo posto ad Hackathon PosteHack, la maratona tecnologica organizzata da Poste Italiane, altro brand interessato alle potenzialità di utilizzo negli uffici postali di TalkForce.

“Si può fare in modo che il cliente abbia un assistente personale sempre disponibile che possa aiutarli all’interno dello store, di qualsiasi settore di vendita si tratti. Che siano beni o servizi, il programma si può appunto adattare - spiega ancora Rai - Questo non vuol dire sostituire le persone o gli addetti ‘umani’, ma migliorare il servizio. Portare lo store nelle tasche di ogni persona”.

A luglio del 2016 il software è stato votato come Miglior progetto tecnologico nella terza edizione di Unicredit Appathon, a Milano, il più grande concorso internazionale, che ha visto la partecipazione di 12 start up tecnologiche da tutto il mondo. 

Ma come hanno fatto cinque giovanissimi a realizzare il loro progetto? “Gli investimenti iniziali sono per le attrezzature, cioè i personal computer su cui programmare e sono costi sostenuti da ciascuno di noi, a livello personale - prosegue l’ad di All Industries - In Italia non ci sono aziende con una mentalità illuminata e rivolta al futuro e all’innovazione tecnologica, capaci di credere e investire su progetti come il nostro. A differenza di quanto accade, per esempio, in Francia o soprattutto in Gran Bretagna e negli Stati Uniti o in Israele, dove ci sono investitori in grado di puntare anche 3 o 4 milioni di dollari in aziende come la nostra”.

Difficoltà quindi nel reperire finanziamenti, nel Bel Paese che a quanto sembra ancora mantiene una mentalità ancorata al passato e non investe nei giovani cervelli che sono “pronti ad andare all’estero, qualora se ne presentasse l’occasione. Per il momento comunque abbiamo testato il software nello store Euronics di Gioia Tauro in Calabria, con un buon riscontro”.

TalkForce e All Industries stanno per volare a Los Angeles per la Conferenza mondiale di innovazione tecnologica, importantissima vetrina per esporre un’altra eccellenza italiana. 



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