TANTI I TURISTI TRA I LUOGHI DELLA DISTRUZIONE DEL TERREMOTO

CURIOSITA' E VOGLIA DI VERITA' L'AQUILA, TURISMO DEL DOLORE

Pubblicazione: 22 agosto 2010 alle ore 19:24

di

L'AQUILA - Una domenica di fine estate qualsiasi, una mattina come tante, come ormai, nel capoluogo, gli aquilani si stanno, volenti o nolenti, abituando a fare i conti.

Quella che una volta era l'arteria principale del traffico cittadino, via XX Settembre, dal giorno dopo il devastante terremoto del sei aprile 2009 è diventata a tutti gli effetti, il simbolo di una tragedia nazionale.

E come in ogni tragedia dopo la ribalta mediatica iniziale i riflettori si spengono, o tutt'al più si accendono a fasi alterne. Magari per inchieste della magistratura.

In tanti, però, ricordano le immagini di quella notte che rimangono impresse come un tatuaggio sul cuore di una comunità che tenta faticosamente di reagire: e in tanti giungono all'Aquila per constatare di persona quali siano le reali condizioni di uno dei tanti emblemi della distruzione e della morte causati dal sisma, la Casa dello studente.

GUARDA LA FOTOGALLERY

Forse pochi sanno che poco più in là, sempre in via XX settembre, altre vite sono state spezzate. Nessuno dei forestieri sa che a poche centinaia di metri, in via Campo di Fossa o a piazzale Paoli, interi palazzi sono venuti giù come castelli di sabbia trascinati via dalle onde del mare.

Complici anche i media nazionali ed internazionali, la struttura in cui hanno perso la vita otto studenti fuori sede era e rimane l'immagine più agghiacciante della tragedia avvenuta nella notte tra la domenica delle palme ed il lunedì santo 2009 e da diverse parti d'Italia le persone giungno per "vedere", come ci hanno detto.

Stona, e parecchio, lo stato di abbandono in cui versa il monumento realizzato dai Vigili del fuoco proprio per rendere omaggio alla memoria dei giovani scomparsi sotto le macerie della casa dello studente: erba bruciata dal sole, fiori appassiti, corone d'alloro marcite. Un colpo al cuore, soprattutto dei genitori, degli amici e dei parenti che periodicamente giungono all'Aquila per posare un fiore sotto l'immagine di chi non c'è più.

E a nulla valgono i divieti di sosta posizionati proprio per evitare macabri assembramenti di automobili davanti le transenne, all'interno delle quali sono all'opera i Vigili del fuoco per dei lavori: le persone parcheggiano, accendono le quattro frecce, scendono, scattano un paio di foto e vanno via.

Solo questa mattina numerose erano le persone che stazionavano in via XX settembre, prima di proseguire la propria marcia alla volta del centro storico ancora ferito e costellato di puntellamenti.

Tutti molto disponibili di fronte alla nostra richiesta di conoscere i motivi della visita, ma di fornire il cognome nemmeno a parlarne.

"Dopo aver visto le immagini in tv e nei tg e, soprattutto, dopo aver visto il film "Draquila" ho pensato che venire e constatare di persona come stessero le cose fosse la cosa migliore - ci spiega Mario da Ravenna - Oltre alla devastazione della casa dello studente la cosa che più mi impressiona è la presenza dei militari. Per carità, stanno lavorando si capisce, ma vederli ancora in giro sulle camionette, ad un anno e mezzo dal sisma, mi fa pensare che tutto sia fermo ad un anno fa.

L'immagine di una città militarizzata mi rende molto triste e di fronte alla casa dello studente mi fa pensare che il terremoto ci sia stato la settimana scorsa, non 16 mesi fa.Mi pongo anche molti interrogativi sul futuro delle inchieste aperte dalla magistratura. I morti avranno giustizia?"

Poco più in là ci sono 5 persone, due famiglie provenienti da Roma, arrivate da nemmeno un'ora in città e che come prima tappa del loro giro aquilano hanno scelto proprio la casa dello studente.

"Vivo a Roma ma mio padre è di Arischia e mia madre è dell'Aquila - ci confessa la signora Anna - quindi non è la prima volta che vengo nel capoluogo. Dopo il terremoto sono venuta spesso, conosco e conoscevo la città ed ogni volta ho sempre la stessa sensazione di morte nel cuore.

Vivendo fuori, come molti, ho avuto la percezione che nel  momento dell'emergenza tutto fosse stato alla perfezione ma è nella fase successiva che le cose hanno preso una piega diversa: fuori dall'Aquila moltissimi, a causa dei tg o dei grandi giornali, hanno la sensazione che tutto sia a posto mentre chi vive all'Aquila o chi ci viene spesso come me sa che non è così.

Nessuno parla della disgregazione del tessuto sociale, degli anziani che non sanno più dove incontrarsi, della mancanza di luoghi di aggregazione per i giovani, che le new town hanno azzerato le relazioni interpersonali a causa della dislocazione sul territorio.

Siamo qui davanti la casa dello studente perchè non oso immaginare il dolore che può provare un genitore nel mandare un figlio a studiare fuori casa e vederselo tornare in una bara. Anche mia figlia studia fuori sede e di fronte ad una tragedia simile credo che impazzirei.

Dopo andremo in centro e, forse, anche alle 99 cannelle. Ci sono molte cose che i media non dicono e che voglio che i miei figli vedano con i loro occhi".

"Il mio timore - aggiunge Mario, il marito - è che ci vogliano più dei dieci anni per la ricostruzione. Tutto o quasi sembra fermo a quella mattina del sei aprile e non ci sono punti di riferimento per chi viene da fuori, per questo la prima cosa che si viene a vedere è la casa dello studente.

Penso che non sarebbe male un'idea come quella di organizzare non delle visite guidate tra i luoghi del dolore, ma avere a disposizione delle persone che spieghino le cose. Anche a pagamento. Nessuno credo si tirerebbe indietro venendo all'Aquila.

Si fanno gazebo e raccolte fondi per tante cose meno serie: penso che se ci fosse una struttura in grado di illustrare alle persone i fatti e i luoghi di quella notte in maniera completa tutti pagherebbero, anche una cifra simbolica purchè poi la si utilizzi per la ricostruzione, che a quanto vedo ancora non parte".

"Da buon toscanaccio non sono abituato a fidarmi di ciò che vedo e sento - ci dice Emilio, dalla provincia di Pisa - Mi informo per lo più attraverso internet e media alternativi. Per questo sapevo che l'immagine dell'Aquila non era quella fornita dai grandi telegiornali o dalle grosse testate giornalistiche.

E' la prima volta che vedo dal vivo ed è impressionante la sensazione di distruzione che si ha vedendo la casa dello studente o altri palazzi crollati. Anche quelli che sono vicini ad edifici che non sembrano aver subito il terremoto: questo mi fa pensare che, probabilmente, non erano stati costruiti in maniera regolare.

Però ho visto anche tanta voglia di ripartire da parte degli aquilani: nella zona delle 99 cannelle stavano montando un palco per  un concerto e in centro, almeno questa mattina, ci sono tante persone.

Molti saranno 'turisti' come me, ma credo che molti siano anche aquilani che vogliono riappropriarsi della propria città. Questa è la forza che debbono avere i cittadini che hanno vissuto questa tragedia: non arrendersi e, soprattutto, lottare per far sapere come stanno le cose".

Spostandosi verso il centro le cose non cambiano: da piazza Duomo a corso Vittorio Emanuele, da San Bernardino ai quattro cantoni si vedono quasi esclusivamente persone "armate" di fotocamere e videocamere.



© RIPRODUZIONE RISERVATA


ALTRE NOTIZIE

 CONTATTA LA REDAZIONE 2003- 2019 Enfasi srl
INFORMAZIONI COMMERCIALI .
Enfasi srl - Quotidiano digitale registrato presso il Tribunale dell'Aquila con decreto n°501 del 2 settembre 2003
Iscrizione al ROC n. 26362 - P.IVA 01812420667
Direttore responsabile Berardo Santilli

La redazione può essere contattata al


Politica d'uso dei Cookies su AbruzzoWeb

Alcune foto potrebbero essere prese dal Web e ritenute di dominio pubblico; i proprietari contrari alla pubblicazione potranno segnalarcelo contattando la redazione.
Powered by Digital Communication  -  Developed by MA-NO
 
X

Questo sito utilizza dei cookie per monitorare e personalizzare l'esperienza di navigazione degli utenti. Continuando a navigare si autorizza l'utilizzo dei cookie su questo sito.
Per avere più informazioni o modificare le impostazioni sui cookie clicca qui