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CRESPI IL 'RE DEI BONSAI': ''LE PIANTE CI PARLANO,
MA VANNO AMATE; LA STORIA DEL FICUS MILLENARIO''

Pubblicazione: 27 agosto 2015 alle ore 08:01

Luigi Crespi
di

MILANO - “Dopo tutti questi anni credo di aver trovato la chiave di lettura per interagire con le mie piante, che comunicano al 100 per cento. La natura ha sempre qualcosa da insegnarci ed è la cosa più bella che esista su questo pianeta”.

Dal 1959 Luigi Crespi è il “re del bonsai”, il primo ad aver portato in Italia la nobile arte della coltivazione delle piante in miniatura in un vaso, nata in Cina e sviluppata in Giappone nel corso dei millenni.

“Grazie per essere venuti a casa mia”, dice a chi visita il grande insediamento Crespi Bonsai a Parabiago (Milano). Un piccolo paradiso composto da un punto vendita, da un vivaio sterminato (“Abbiamo 100 mila piante”) e da un museo in cui sono esposti veri e propri pezzi storici.

Non solo piante per Crespi, che dimostra il suo amore per gli esseri viventi in generale accudendo anche un cagnolino “memoria storica” di ben 17 anni di età, alcuni conigli lanciati direttamente dentro il vivaio da persone senza cuore, e anche alcuni uccellini, uno dei quali privo di una zampina.

Detto questo, le piante in vaso sono le protagoniste assolute. Su tutte, il millenario Ficus retusa Linn, una pianta storica con oltre mille anni stimati di età, che Crespi ha importato dalla Cina nel 1986 dopo 10 anni di trattative o meglio di colloqui.

Ma non è nemmeno la pianta più antica che si trova all’interno: questo primato spetta a un mirto che di anni ne ha addirittura 1.100, davanti al quale l’imprenditore, ma soprattutto amante dei bonsai, si confessa ai microfoni di AbruzzoWeb.

“Pensate a questo mirto che ha 1.100 anni - fa notare - Quanto ha da insegnare a noi che siamo di passaggio e viviamo molto, molto meno? Il vegetale più anziano oggi in vita ha 13.400 anni. Perciò le piante le dobbiamo rispettare e anzi, toglierci il cappello e riverirle”.

“Oggi i bonsai vanno molto di moda, ma spesso si tratta solo della misera vendita, senza niente di più, cioè quello che invece non dovrebb essere - continua Luigi Crespi - Il piacere di poter vedere crescere una pianta, il piacere di notare il passare delle stagioni, i momenti diversi, quanto vale tutto questo? La pianta accetta tutto in silenzio, è il massimo che si possa avere”.

Impossibile non parlare del Ficus millenario, un essere vivente maestoso che ispira rispetto e infonde serenità, anche grazie al sistema di illuminazione naturale studiato all’interno del museo con una cuspide di vetro.

“Faceva parte del tesoro dei famosi mandarini cinesi. Poi li hanno uccisi e portato loro via tutto. L’avevo trovato in una ditta statale della Cina e non si decidevano a cedermelo - ricorda -  Non c’era una vera e propria contrattazione, mi dicevano di sì, ma passavano gli anni, credo di aver fatto una trentina di viaggi!”.

Secondo Crespi “oggi come oggi non credo che uscirebbe mai dalla Cina, oggi loro comprano e quindi rimarrebbe a casa loro, com’è giusto che sia. Mi è stato chiesto di venderlo più di una volta - svela - ma non è il caso: finché ci sarò io ma la pianta rimarrà in Italia e in famiglia”.

Limpido il ricordo del primo bonsai, ancora oggi in piena salute e pure esposto al museo. “La mia prima Ginkgo l’ho comprata nel 1959, quando i bonsai non sapevo nemmeno che cosa fossero, poi naturalmente, andando a scuola in Giappone ho imparato qualcosa. Tuttavia, se devo essere onesto mi servirebbe non tanto, almeno 200 anni ancora, e riuscirei a capirci qualcosa di più”, afferma con una battuta.

Anche in ricordo di quell’esperienza, Luigi spiega agli esordienti, o a chi volesse dedicarsi a quest’arte, che “bisogna informarsi e comprare il bonsai dove ce ne sono tanti, perché dove ce ne sono pochi è un qualcosa di passaggio e non si avranno mai informazioni sufficienti. Va curato e accudito - aggiunge - bisogna chiedere alla gente che ha esperienza, non a qualcuno che si è avvicinato a questo fenomeno solo per cavalcare l’onda”.

Un fenomeno che, in Italia, ha raggiunto ottimi risultati. “Ci sono collezionisti di buon gusto, fa parte del nostro carattere: abbiamo estro, cultura, che ci accompagnano da tanti anni -  Per equilibrio, volumi, colori e forme siamo abbastanza facilitati. Di contro, c’è molta gente che ne approfitta perché i problemi di una pianta si vedono solo dopo, non prima”.

Crespi smentisce anche uno dei luoghi comuni più diffusi su questa disciplina, ovvero che la pianta “confinata” in un vaso soffra.

“Vedo piante di oltre 1.000 anni, vi sembra che abbiano qualche problema? - risponde - Per non dire delle piante con i frutti. Se hanno frutti, fiori, la colorazione delle foglie, il loro ciclo, è segno evidente che stanno benissimo”.

“Le mie piante cerco di coccolarle. Dopo un po’ di anni, quando cammino nei bancali noto subito se una pianta non è bagnata abbastanza, se va concimata, c’è tutta una serie di messaggi piacevolissimi”, spiega ancora.

“Ci comunicano sempre ed è la cosa più bella - conclude - Il bonsai non è un cane che scodinzola se viene accarezzato, però si ricorda chi ha di fronte ed è provato scientificamente che a chi si avvicina e non ama le piante le piante non danno niente mentre a chi le ama trasmettono tranquillità e una serie di messaggi per la vita”.

IL BONSAI IN ABRUZZO

Per chi voglia avvicinarsi alla disciplina bonsai in Abruzzo ci sono due club attualmente attivi.

Quello di più recente nascita, Bonsai Aq, si trova all’Aquila: per contattarlo è possibile iscriversi al forum http://bonsaiaq.altervista.org e alla pagina sulla rete sociale di Facebook https://www.facebook.com/bonsai.aq o ancora inviare un’email all’indirizzo [email protected].

L’altro club si trova a Pescara presso il Laboratorio bonsai abruzzese di Ezio Ciovacco, istruttore dell’Unione bonsaisti italiani (Ubi) e del Collegio nazionale Istruttori bonsai e suiseki (Ibs), raggiungibile all’email [email protected].

Per tutte le informazioni su Crespi Bonsai, infine, c’è il sito Internet http://www.crespibonsai.com/.



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