CORRUZIONE IN APPALTI SISMA, CHIESTO PROCESSO PER 24 INDAGATI

Pubblicazione: 01 giugno 2016 alle ore 13:15

L’AQUILA - Funzionari pubblici compiacenti per far vincere appalti di ricostruzione post-terremoto a ditte loro vicine che, di volta in volta, si spartivano i lavori.

Con queste accuse la procura della Repubblica dell’Aquila ha chiesto il rinvio a giudizio per 24 indagati, con la prima udienza preliminare per decidere se ci sarà o meno processo fissata al prossimo 15 giugno dal gup Guendalina Buccella.

L’inchiesta è coordinata dai pubblici ministeri Antonietta Picardi e Simonetta Ciccarelli e curata dai carabinieri del raggruppamento operativo speciale (Ros) diretti dal maggiore Giancarlo Santagata.

È stata la prima indagine a toccare la complessa operazione di assegnazione delle cosiddette “opere provvisionali”, i puntellamenti che, in deroga alla normativa sui lavori pubblici, vennero affidati a chiamata diretta e senza appalto, vista l’urgenza di mettere in sicurezza gli edifici.

Un affare, secondo alcune stime, da circa 500 milioni di euro, 200 dei quali gestiti dal solo Comune capoluogo.

Le accuse per i 24 a vario titolo sono di corruzione, turbativa d’asta e falso in atto pubblico.

La notizia delle indagini era venuta fuori nel novembre 2015 con 11 nomi in principio coinvolti, poi più che raddoppiati anche se alcuni nomi sono usciti dall’inchiesta.

Gli indagati sono Mario Di Gregorio, Antonio Leoncini, Claudio D’Alessandro, Luca Pelliccione, Carmine D’Alessandro, Giuseppe Galassi, Carlo Cafaggi, Walter D’Alessandro, Luigi Finazzi, Luigi Palmerini, Nello Battoccolo, Danilo Taddei, Elio Gizzi, Corrado Nurzia, Mario Biondi, Luigi Caprara, Antonietta Micolucci, Giovanni Marzi, Elisabetta Lonero, Dante Conti, Fulvio Minicucci, Domenico Contestabile, Piero Negrini e Marcello Negrini.

LE ACCUSE

Un caso di corruzione viene contestato all’imprenditore di Coppito Walter D’Alessandro e al funzionario comunale Antonio Leoncini. D’Alessandro avrebbe pagato a Leoncini una vacanza a Tenerife per quasi 6 mila euro e gli avrebbe concesso l’uso di una Mercedes e una Mini Cooper per avere un suo diretto interessamento per far emettere delle determine di liquidazioni per alcuni lavori.

Sotto inchiesta anche Mario Di Gregorio, funzionario comunale, Antonio Leoncini e Luigi Finazzi. I primi due sono accusati di corruzione in quanto, agendo in concorso tra loro, avrebbero determinato a favore di Finazzi la nomina di ben sette incarichi di coordinatore per la sicurezza in fase di esecuzione per opere di demolizione di edifici danneggiati dal sisma. Finazzi, tra l’altro, fu già componente della commissione di valutazione deputata al riesame dell’agibilità sismica della casa della madre di Di Gregorio che fu oggetto di restauri ora al vaglio dell’autorità giudiziaria. Finazzi, per avere agevolato la classificazione della casa della madre di Di Gregorio da “A” e “E”, sarebbe stato ricompensato, per l’appunto, con quella nomina per i sette incarichi.

Lo stesso Di Gregorio, e con lui Giuseppe Galassi, Antonio Leoncini, Carmine D’Alessandro, Claudio D’Alessandro, Luigi Palmerini, Nello Battoccolo, sono tutti accusati in varie vesti di turbativa d’asta per l’appalto per le demolizioni in centro allo scopo di favorire la Tecno Restauri Appalti di Claudio D’Alessandro. Galassi e Leoncini come componenti della commissione di gara; Carmine D’Alessandro come segnalatore delle ditte da invitare; Claudio D’Alessandro quale partecipante alla gara effettuando un’offerta concordata con il fratello; Luigi Palmerini come rappresentante della ditta invitata Cogea e Battoccolo in quanto esponete della ditta C.Edil il quale avrebbe effettuato un’offerta concordata. Di Gregorio, nella veste di dirigente, d’intesa con Carmine D’Alessandro, riceveva di fatto una lista di privati da invitare alla gara mediante licitazione selezionando solo quelli fiduciari di D’Alessandro tali da poter essere condizionati da questi nell’indicazione dell’offerta. Il tutto in modo da far ottenere l’aggiudicazione a favore del fratello Claudio.

Sempre Di Gregorio è indagato per altra turbativa d’asta insieme ai funzionari comunali Luca Pelliccione e Carlo Cafaggi, e agli imprenditori Carmine D’Alessandro, Danilo Taddei, Elio Gizzi, Corrado Nurzia, Mario Biondi, Elisabetta Lonero, Giovanni Marzi, Luigi Caprara, Antonietta Micolucci, Geremia Di Donato. Il tutto finalizzato a pilotare l’affidamento per messa in sicurezza e parziale demolizione dell’ex sede del Banco di Napoli per favorire la Consorzio Stabile Abruzzo lavori di Claudio D’Alessandro.

Lo stesso giochetto sarebbe stato fatto per pilotare l’appalto per la manutenzione delle strade nelle frazioni e in particolare a Sassa. Qui gli indagati sono Claudio D’Alessandro, Dante Conti, Fulvio Minicucci, Domenico Contestabile, Piero e Marcello Negrini. L’intento era quello di far aggiudicare l’appalto alla Edil Pescara di Claudio D’Alessandro.

Contestata anche un’estorsione: Carmine D’Alessandro, prima dell’aggiudicazione dei lavori all’ex Banco di Napoli, avrebbe minacciato il fratello Claudio. Minacciando di fargli perdere l’appalto, lo avrebbe costretto a consegnargli 25 mila euro.

In relazione ai lavori ex Banco di Napoli non figurano più nell’avviso i funzionari comunali Vittorio Fabrizi e Renzo Parisse.

Il collegio difensivo è formato da Ubaldo Lopardi, Stefano Rossi, Luca Ercole, Gianluca Totani, Vincenzo Calderoni, Massimo Manieri, Francesca Caccia, Daniela De Sanctis, Antonio Valentini, Marco Castellani, Mauro D’Aroma.



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