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CONFINDUSTRIA TERAMO: NEO PRESIDENTE GIOVANI,
''GLI IMPRENDITORI OGGI SONO DEGLI EROI''

Pubblicazione: 22 maggio 2013 alle ore 08:04

Giammaria De Paulis
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TERAMO - “Fare gli imprenditori oggi significa essere degli eroi”. Il presidente dei giovani imprenditori di Confindustria Teramo, Giammaria De Paulis, eletto lo scorso 24 aprile, ha solo 36 anni e vanta già un’esperienza in campo imprenditoriale di quasi 15 anni.

Fondatore e titolare della Cykel software web agency, una società specializzata in creatività digitale orientata ai nuovi media di comunicazione, dopo la laurea magistrale in informatica e un dottorato di ricerca in comunicazione e marketing dei nuovi media, è attualmente docente di web marketing e social network all’Università di Teramo.

“Non è un incarico banale quello che mi è stato assegnato, soprattutto in un momento economico così delicato per il nostra Paese e in particolar modo per Teramo che registra dati non confortanti” spiega De Paolis.

Dall’inizio del 2013, ogni giorno in Italia sono 41 le aziende che dichiarano fallimento. In Abruzzo, nel 2012, le imprese condotte da giovani hanno subìto un calo di 329 unità, rispetto alle 17.509 del 2011. I dati della provincia di Teramo non sono più rincuoranti, se si pensa che delle 4.369 aziende presenti sul territorio nel 2011, in 130 hanno già chiuso i battenti lo scorso anno.

“La formazione degli imprenditori di domani e la creazione di reti d’impresa che garantiscano la forza del settore industriale", secondo De Paulis, sono le condizioni imprescindibili dalle quali ripartire per affrontare la crisi e rilanciare l’economia teramana e italiana.

“È necessario creare una cultura d’impresa in scuole e università per preparare i giovani a fare bene questo mestiere - afferma - Si possono avere belle idee, ma è fondamentale costruire i mezzi per realizzarle. In secondo luogo, ma non di minore importanza, è la forza che viene dall’unione delle aziende. Solo uniti si può fare la differenza su un mercato aggressivo e globalizzato per poter competere anche e soprattutto in ambito internazionale”.

Come si inseriscono i giovani imprenditori sulla scena europea e mondiale?

È fondamentale valorizzare i nostri punti di forza, il made in Italy è una caratteristica di pregio che ci rende primi in molti settori, come il tessile e il design. Unendosi, poi, in reti d’impresa si può esportare la nostra eccellenza ovunque e magari riuscire a prendere grandi appalti fuori dal confini italiani. In Europa, l’Italia è la patria dell’imprenditoria giovanile con 1 milione e 740 mila aziende condotte dagli under 35, un dato importante che fa capire che il nostro Paese può ripartire proprio dalle sue nuove leve.

Il problema del credito attanaglia molti imprenditori. Si registrano molti suicidi, soprattutto nell’ultimo anno.


Gli imprenditori sono quasi degli eroi: sono passionali e credono molto in quello che fanno, investendoci tutte le forze possibili. Spesso si può arrivare a gesti estremi quando si vede crollare tutto ciò per cui si è lottato, anche quando questo non dipende dalle abilità dell’imprenditore stesso, ma da fattori esterni. Chiediamo a gran voce che il governo sblocchi i pagamenti della pubblica amministrazione alle imprese, perché così è impossibile andare avanti. Sarebbe un grande inizio.

Quali interventi possibili per la crisi che ha messo in ginocchio la zona industriale della Val Vibrata?

La Val Vibrata è stata la fucina industriale del Teramano con grandi aziende come la Proel, la Mivv e la Gran Sasso. Può tornare ancora a esserlo, ma va rilanciata partendo dalle sue eccellenze, come il tessile e il design, supportando il tutto con le nuove tecnologie. Il made in Italy va esportato il più possibile, magari favorendo scambi internazionali e incontri formativi con grandi aziende estere. In Val Vibrata sono rimaste in piedi solo le aziende che avevano mercato anche all’estero. È necessario quindi aumentare quei tipi di fatturati.

Il rapporto con i sindacati gioca in ruolo fondamentale nell’ottica del recupero delle imprese...

Certo, ma ora più che mai è necessario trovare un punto d’incontro e non di scontro. L’unione tra imprenditori e lavoratori è la vera forza che garantisce uno sviluppo certo. Bisogna fare squadra.

La minaccia cinese è sempre dietro l’angolo. Come si affronta una concorrenza così?

Non dobbiamo combatterli, ma semplicemente fare ciò che sappiamo fare. Le nostre eccellenze non hanno rivali nel mondo, abbiamo dei marchi fortissimi. Dobbiamo solo migliorare ulteriormente la qualità dei prodotti e poi è lo stesso mercato a fare una selezione. In termini di qualità non temiamo nessuno, ma dobbiamo recuperare un nazionalismo come tutela del nostro indotto.

Le politiche regionali stanno aiutando l’imprenditoria giovanile?

La Regione sta facendo tanto per favorire lo sviluppo di aziende giovanili. Il progetto ‘Start up start hope’ con la Fira, per esempio, è positivo per tutti i neoimprenditori che hanno progetti di sviluppo validi e vogliono lanciare delle nuove attività.  L’idea è buona, poi però, bisognerebbe portarla avanti creando poli d’innovazione e soprattutto dando ai giovani gli strumenti per fare impresa con una formazione appropriata e attenta.



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