COLLEMAGGIO: RICOSTRUZIONE A RILENTO
DI STEFANO, ''A GIORNI NOME DELLA DITTA''

Pubblicazione: 24 maggio 2015 alle ore 09:46

La Basilica di Collemaggio
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L’AQUILA - “La prossima settimana dovremmo avere il nome dell’impresa scelta da Eni”.

L’annuncio arriva dall’assessore alla Ricostruzione del Comune dell’Aquila Pietro Di Stefano in relazione ai lavori di ristrutturazione della basilica di Collemaggio, che verrà ricostruita grazie all’impegno del colosso dell’energia per 12 milioni di euro.

L’intervento, uno dei più attesi dalla città per questa amatissima chiesa, è in ritardo rispetto al cronoprogramma iniziale.

Le opere dovevano cominciare alla fine dello scorso anno, ma ciò non è avvenuto, sfumando la promessa di poter riaprire la basilica, seppur parzialmente, per la Perdonanza Celestiniana di quest'anno.

Secondo Di Stefano, questo ritardo sulla tabella di marcia è dovuto al fatto che l’Eni “si è voluta affidare a una procedura molto rigorosa per la selezione della ditta che farà i lavori. Le procedure sono state simili a quelle messe in atto negli interventi pubblici, per avere le massime garanzie”.

“L’Aquila per loro è una bella sfida, si stanno comportando con rigore, trasparenza e rispetto delle norme”, aggiunge.

La procedura a inviti ha individuato inizialmente 350 imprese, tra le quali si è poi arrivati a individuarne una cinquantina. Infine, si è indicata la prescelta che dovrebbe essere ufficializzata a giorni. A quel punto si potrà partire con i lavori.

“Ci sarà la subito la cantierizzazione - dice ancora Di Stefano - quindi già da questa estate si partirà insieme ad altri ‘fuochi d’artificio’ della ricostruzione, come la scuola De Amicis e palazzo Margherita”.

I lavori, sempre stando al crono programma, dureranno due anni, quindi nel 2017 la basilica dovrebbe tornare alla città.

L'Eni nel maggio 2010 strinse un patto con l'Università dell'Aquila per la realizzazione di un centro di ricerca in terreni inizialmente agricoli in località Casale Calore. Dopo 3 anni di contenziosi e scaricabarile per liberare i terreni dagli affittuari, il Comune ha cambiato la destinazione d'uso da agricola a edificabile, ma nel frattempo il protocollo d'intesa era scaduto e l'amministratore Paolo Scaroni, inferocito, ha virato su un nuovo progetto, appunto quello della Basilica di Collemaggio.

Nell'immediato post-sisma la chiesa, interessata da consistenti crolli e cedimenti delle parti strutturali, fu messa in sicurezza e riaperta al pubblico e parzialmente riutilizzata per le attività religiose.

Nell’agosto 2013 però, uno studio svolto dall'Università dell'Aquila e dal Politecnico di Milano sulla struttura dell’edificio sacro evidenziò dei rischi in caso di nuovo terremoto “di discreta entità”. Di conseguenza il sindaco firmò un’ordinanza di chiusura.



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