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CINEMA: IL CENTRO SPERIMENTALE E' SALVO
PROF OPPEDISANO, ''UN INVESTIMENTO CULTURALE''

Pubblicazione: 21 gennaio 2013 alle ore 08:01

Giovanni Oppedisani
di

L’AQUILA - Una legge ad hoc approvata dal Consiglio regionale ha salvato in extremis, a pochi giorni dall’inizio del nuovo anno, la sede aquilana del Centro sperimentale di cinematografia.

Ora la prestigiosa scuola di cinema potrà contare sul sospirato ma irrinunciabile sostegno economico della Regione Abruzzo, che nel progetto di legge ha incluso nei capitoli di spesa, e in via “definitiva”, lo stanziamento annuale di fondi previsti.

Tra gennaio e febbraio partirà il nuovo anno accademico e più precisamente la seconda annualità del ‘Corso di reportage storico-d’attualità’.

AbruzzoWeb ne ha parlato con il vice preside della scuola, il prof Giovanni Oppedisano, che ricopre anche l’incarico di docente al Csc di “Linguaggio cinematografico” e “Teoria generale del montaggio”, a cui ha dedicato gran parte della sua attività professionale di sensibile artista e di produttore.

Il Centro sperimentale non chiuderà la sua sede aquilana. Ora con qualche garanzia in più, non è così?

Sicuramente, sì. Questa decisione della Regione di sostenerci conferma e avvalora la presenza del Centro all’Aquila e più in generale in Abruzzo. La scelta delle istituzioni di aver risposto ai nostri appelli la interpretiamo come un segno davvero importante per il futuro della nostra Scuola. Stiamo lavorando all’Aquila già da due anni e presto attiveremo una nuova annualità.

Come nasce il Corso di reportage storico-d’attualità?

Il nostro obiettivo era quello di proporre un momento di approfondimento specifico e soprattutto cinematografico, prendendo spunto dall’esperienza di grandissimi cineasti come Roberto Rossellini, che in India realizzò un esperimento storico per la tv molto innovativo e al tempo stesso rivoluzionario. Stesso discorso vale per l’operazione che Michelangelo Antonioni ha compiuto in Cina realizzando reportage autoriali, che poi sollevarono reazioni energiche da parte della critica e che invece oggi rappresentano documenti di grande rilevanza storica. L’idea di realizzare questi prodotti va in direzione di contribuire alla produzione di opere cinematografiche attraverso il suo specifico linguaggio.

Come nasce l’idea di portare il Centro sperimentale anche all’Aquila?

L’idea nasce in ragione di un momento di grande esigenza di rinnovamento e sensibilità della realtà culturale aquilana, che già soffriva della chiusura di una storica istituzione come l’Accademia dell’immagine: una sconfitta per L’Aquila, una grande perdita. Da parte del Centro si raccolse l’impegno che quelle risorse non potevano andare perdute.  L’idea di far nascere la scuola nel capoluogo è nata principalmente per costituire una sede distaccata, come in altre regioni, del nostro Centro che rivolgesse la propria attenzione a un ambito di cinematografia particolare, visto come momento unico, un’occasione sicuramente diversa e originale.

Quanti sono gli allievi del corso?

Il corso in atto è formato da 10 allievi, dopo una selezione di una sessantina di candidati. Un gruppo molto selezionato, a cui vengono richieste particolari qualità. I ragazzi del primo anno si sono formati con esiti molto interessanti. Hanno realizzato lavori documentaristici davvero degni di attenzione, come il reportage sulla costruzione dell’Auditorium di Renzo Piano, ma anche il servizio realizzato all’interno del Conservatorio aquilano

La sede aquilana riesce a soddisfare le esigenze didattiche?

Non esiste solo un investimento economico all’Aquila, ma soprattutto culturale. Nasce dal e nel contesto aquilano. Per quanto circoscritta in spazi non estremamente grandi, la sede contempla di fatto e garantisce tutte le esigenze della didattica. La sede di Palermo, per esempio, è sicuramente una struttura meravigliosa e più ampia; si articola in 1.200 metri. All’Aquila ne abbiamo a disposizione 500. Ma sappiamo anche comprendere che per questa città la nostra sede era il massimo che si poteva desiderare.

Gli allievi della Scuola godono di ambiti tecnologici di altissimo livello.

Tanto per fare un esempio, all’Aquila abbiamo installato un dispositivo di montaggio simile a quello che abbiamo a Roma nella sede centrale. Abbiamo a disposizione in pratica 12 postazioni di montaggio collegate a una principale che è quella usata dal docente, che consente un’attività didattica molto utile. Si lavora così in simultanea, in tempo reale, rendendo le lezioni più efficaci.

Chi sono i professionisti che vi operano?

In genere quelli che operano nell’ambito cinematografico nazionale e internazionale, grandi nomi come Flavio De Bernardinis, Stefano Gabrini, Marco Incagnoli, nostro docente di ‘fotografia’, Gianfranco Pannone, uno dei più grandi documentaristi italiani.

Che prospettive di lavoro offre la scuola?

Le prospettive di lavoro fanno riferimento a una realtà principalmente romana, che è poi quella dove convivono idealmente tutte le aree tecnico artistiche nazionali e internazionali.

Qual è il ruolo del Centro nel territorio, oltre ad essere una scuola di alta formazione?

Tra i progetti che abbiamo in mente, ci auguriamo che il Centro sperimentale all’Aquila costituisca un punto di riferimento attivo nell’ambito culturale del territorio, magari con incontri con autori, artisti, iniziative rivolte alla cittadinanza. Questa dinamica di alleanze è attiva nella nostra sede a Palermo, dove è a regime un dispositivo produttivo all’interno di tutto il territorio regionale.

Lei è vice preside della sede aquilana, ma svolge anche altri incarichi?

Io svolgo una funzione anche di didattica. E penso di rappresentare da questo punto di vista una guida, un polso concreto, reale, per gli esiti degli allievi del Centro. Sperimentale nel nostro caso anche perché stiamo valutando nuovi moduli didattici, che potrebbero essere una vera e propria risorsa per la nostra Scuola, che da sempre è nobilmente legata a esigenze di qualità didattiche di altissimo livello.



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