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CIALENTE E GIULIANTE, COMPAGNI DI SCUOLA:
NEMICI-AMICI D'INFANZIA, I DISPETTI E LE GARE DI SCI

Pubblicazione: 06 giugno 2013 alle ore 08:05

Gianfranco Giuliante e Massimo Cialente
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L’AQUILA - Uno guarda l’altro con un’espressione cagnescamente simpatica, con l’aria di chi sa di avere accanto il nemico-amico della vita. L’altro con occhioni azzurri fissa l’obiettivo, il viso angelico e il fare serio di chi sente già che un giorno si prenderà molte responsabilità.

Una foto in bianco e nero del 1958 della prima A della scuola “De Amicis” dell'Aquila, racconta un pezzo di storia della città: nell’angolo in basso dell’istantanea ci sono due bambini, allora avevano 6 anni, uno biondino l’altro moro. Un giorno sarebbero diventati due pilastri delle istituzioni politiche, non soltanto locali.

Il sindaco dell'Aquila, Massimo Cialente, è facilmente individuabile, con quegli occhi blu e i capelli chiari. Più difficile è riconoscere accanto a lui Gianfranco Giuliante, assessore regionale alla Protezione civile, che allora non aveva i caratteristici occhiali rossi che sfoggia da tempo.

“Lui aveva già l’aplomb giusto per diventare sindaco. Io invece ero più scalmanato, perché mi dovevo preparare a fare la rivoluzione!”, è il commento di Giuliante rispetto a quell’infanzia passata insieme, tra i banchi di scuola e nei campetti di calcio del loro quartiere, il Torrione. La vita, politicamente, li avrebbe poi divisi: uno a destra, l’altro a sinistra, ma sempre, in fondo, molto uniti.

 

LA TOPOLINA E LE GARE SULLA NEVE


Erano gli anni ‘50, L’Aquila era concentrata in centro storico e un quartiere come il Torrione era considerato una lontana periferia. Tutte le mattine, Cialente e Giuliante alla “De Amicis” ci andavano insieme. Ammassati sulla Topolina del padre del secondo, insieme ad altri bambini della zona. “Eravamo in 7-8 là dentro, messi uno sopra l’altro”, ricorda il sindaco.

Il pomeriggio ci si divertiva insieme al campetto che si trovava proprio vicino la chiesa di San Pio X.

“A 15 anni - ricorda Cialente - eravamo sempre fuori casa, il pomeriggio ma anche la sera. Uno dei nostri passatempi preferiti era giocare a ‘buzzico barattolo’. Ricordo che una volta arrivavarono i carabinieri chiamati da un panettiere che viveva lì vicino: doveva alzarsi presto la mattina, ma non riusciva a dormire perché noi facevamo casino”.

Quando arrivava la neve, la collinetta che divideva le case dei due diventava la pista sulla quale scivolare con dei bob improvvisati: i coperchi in acciaio delle cucine a gas.

LA SCUOLA


“Lui era più bravo a scuola, ma solo perché l’intelligenza non ha nulla a che vedere con il nozionismo impartito a quei tempi”, dice scherzando Giuliante: “ovviamente dico questo solo per giustificare il fatto che ero intelligente, ma non studiavo”.

Cialente invece si dedicava di più ai libri, anche se era continuamente distratto dal compagno scalmanato.

“Gianfranco una ne faceva e 100 ne pensava - racconta - ricordo che per colpa sua in 4ª elementare fui punito: scoppiai a ridere fragorosamente per causa sua e il maestro mi diede uno schiaffo cacciandomi dalla classe. Mi cascò il mondo addosso, ero disorientato. Fortunatamente le bidelle mi consolarono”.

LA POLITICA


Anche se agli antipodi politicamente, i due sono sempre rimasti molto legati.

“A 16 anni - spiega Cialente - con le prime assemblee studentesche al liceo, i nostri ideali hanno iniziato a dividerci: io ero un cattolico di sinistra, lui si avvicinò alla destra. Ma siamo tuttora amici, ho una grande stima di lui anche da punto di vista politico. Quando ci scontrammo nel 2001 per la Camera, lo chiamai la domenica in cui si votava per un po’ di sfottò, e gli dissi ‘vinca il migliore, se deve vincere il più bello, vinco io’. Per me è sempre difficile scontrarmi con lui, anche perché è l’unico che cerca di difendere la città”.

“Al di là delle necessarie e opportune divergenze politiche - aggiunge Giuliante - il rapporto è stato sempre molto buono”.

LA ‘CLASSE’ DEL FUTURO


 

Nella foto è ritratta la maestra Matilde Rosati, dalla terza classe il maestro è stato Roberto Madama.

Nella stessa classe c’erano altri bambini che in futuro avrebbero rivestito un ruolo importante per la città: il Renato Gaudieri, figlio di Francesco, uno dei sindaci che L’Aquila avuto, il funzionario comunale Gianfranco Scirri, il dottor Antonello Marano e l’ex consigliere comunale Fernando Vaccarelli, che dalla terza elementare fino alla quinta ha ricoperto il ruolo di capoclasse.

Gli altri sono Massimo CardilliMauro Sivani, Antonio Magnante, Lucio Spinosa, Bruno Cialfi , Sabatino Vaccarelli, Gianni Leone (fratello dell'attuale assessore), Ernesto Perinetti,Edoardo Cironi, Attilio D'Angelo, Giorgio Torelli, Bruno Iacone, Piergiorgio Micarelli, Giancarlo Palumbo, Antonio Federici.

Tra gli altri alunni della classe c'era anche Angelo Cortelli, sindaco del paese di Scoppito, deceduto nel pieno del suo mandato elettorale. Altri gli alunni che non ci sono più: Massimo Izzi, Lamberto Petracca e Carlo Berti.

Sui banchi della sezione A sedeva anche Rinaldo Pezzoli, dirigente della Prefettura dell'Aquila, che ricorda: “Il sindaco era studioso, Giuliante più birichino. Il pomeriggio non giocavamo insieme perché dove abitavano loro, per noi che vivevamo in centro, era lontanissimo”.

Lui che viveva in piazza Duomo, infatti, giocava con gli amici nei pressi del ponte Belvedere, sfidando quelli della Villa.

Una L’Aquila in bianco e nero che sopravvive in foto e ricordi e che, soprattutto oggi, incerottata e sofferente, appare lontanissima.



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