Da sinistra il direttore risorse umane Sixty, Domenico Gentile, e il direttore generale, Michel Lhoste
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di Arianna Iannotti
CHIETI - Il piano industriale della Sixty di Chieti non è ancora pronto, non si sa qual è il numero degli esuberi dello stabilimento teatino, anche se si era parlato di oltre 250 persone su circa 445 lavoratori da licenziare entro il 2013.
L'unica cosa certa è che non è colpa della Cina. L'arrivo del nuovo partner cinese, Trendiano, è invece "un'occasione di sviluppo", e "arriva per comprare e non per produrre cose che ora si fanno ancora a Chieti".
È quanto hanno specificato oggi in conferenza stampa il nuovo direttore generale del gruppo tessile, Michel Lhoste, il direttore risorse umane gruppo Domenico Gentile, il direttore di Confidustria Chieti Fabrizio Citriniti, il presidente Paolo Primavera e, via telefono, anche l'amministratore delegato del gruppo, Piero Bongiovanni.
Domattina arriva la delegazione cinese nello stabilimento di via Piaggio e la Cgil ha organizzato una manifestazione di protesta che, in un certo senso, ha provocato la reazione della dirigenza Sixty che questa mattina in conferenza ha voluto spiegare il proprio punto di vista.
È stato, in particolare, il nuovo direttore generale Lhoste a illustrare le linee base del nuovo piano di sviluppo fino al 2015 che passa attraverso la Cina e l'Asia.
Si parte dal fatto che Sixty è collegata ad una società che si chiama Sixty Far East, con sede ad Hong Kong formata da un partner cinese che in Asia ha due missioni: sviluppare la rete retaile in Cina (per cui il gruppo ha sviluppato una presenza importane 450 negozi, anche in anticipo sul resto del mondo moda) e creare un sistema produttivo che permetta di gestire in modo più flessibile e performante il mercato asiatico.
La novità è che Sixty ha deciso di cambiare il partner cinese sostituendolo con la Trendiano, la cui delegazione arriva domani in visita allo stabilimento di via Piaggio. Ma il progetto di sviluppo e di rilancio a livello internazionale resta lo stesso.
Trendiano ha 1.500 negozi in Cina, i dirigenti Sixty lo hanno definito molto vicino a un modello business Zara, ovvero quello che in gergo si chiama fast retail. Il gruppo cinese ha intenzione di posizionare il marchio Miss Sixty in un modo molto elevato sul mercato locale, facendolo espandere non solo in Cina ma anche nel resto dell'Asia.
“Sanno - ha spiegato il direttore generale Lhoste - che il marchio italiano è qualcosa di aggiunto che ha grande valore sul mondo della moda e sono pronti a commercializzarlo nel miglior modo possibile. Certo l'accoglienza che vuole riservare loro la Cgil avrà come ricaduta un raffreddamento dell'entusiasmo che sinora hanno dimostrato nei nostri confronti”.
A Chieti, dunque, resterà l'ideazione dei prodotti, il cuore dell'azienda, il posto da cui usciranno i prototipi che poi verranno attualizzati ai gusti e alla cultura degli altri paesi.
“L'azienda - ha rassicurato l'amministratore delegato Bongiovanni in viva voce - sta facendo un grande sforzo, ma assolutamente non vuole tradire il territorio. Sia gli azionisti che tutti i dirigenti sono molto legati a questo territorio che ci ha dato tanto ma abbiamo anche molto bisogno di lavorare serenamente”.
“Questi sono i modelli vincenti di riorganizzazione - ha concluso il presidente Primavera - Se molte altre aziende tessili avessero fatto lo stesso percorso non sarebbero state costrette a chiudere”.
In ogni caso, per sapere quante persone da qui al 2013 perderanno il proprio posto di lavoro, visto che gli esuberi sono stati confermati, bisognerà aspettare fine mese quando la dirigenza Sixty sarà pronta a mostrare finalmente il proprio piano industriale. (ar.ia.)
16 Gennaio 2012 - 15:45 - © RIPRODUZIONE RISERVATA
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