CHIAVAROLI SOTTOSEGRETARIO, LE SPINE:
PD RECRIMINA, NCD SCALPITA, FI ROSICA

Pubblicazione: 05 febbraio 2016 alle ore 12:41

Federica Chiavaroli con Paolo Tancredi, Filippo Piccone, Giovanni Legnini, Giovanni Lolli, Luciano D'Alfonso, Stefania Pezzopane e Nazario Pagano
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L’AQUILA - Gli abruzzesi esultano per il ritorno di un proprio esponente al governo nazionale dopo la scelta della pescarese Federica Chiavaroli come nuovo sottosegretario alla Giustizia.

Ma l’investitura della senatrice, eletta nel 2013 a sorpresa nelle liste del Popolo della libertà e che, in poco tempo, grazie al lavoro si è fatta largo a Roma, ha sconvolto gli equilibri politici in regione e nei vari localismi, visto il carico di messaggi, significati e bocciature che produce per gli altri partiti, anche nella prospettiva delle elezioni politiche 2018.

A cominciare dal Partito democratico, a pezzi, per proseguire a tutta l’area moderata che la Chiavaroli incarna, in testa Forza Italia, già in grandi difficoltà nazionali e locali.

Inoltre, il settore della giustizia fa registrare una vera e propria invasione di figure che hanno avuto legami con l’Abruzzo o ne sono originari, come il vice presidente del Consiglio superiore della magistratura, Giovanni Legnini, chietino, e il primo presidente della Corte di Cassazione, Giovanni Canzio, per due anni alla guida della Corte d’Appello dell’Aquila.

Indubbiamente è il Pd a uscirne di più con le ossa rotte, considerando che l’ultimo esponente del governo, il sottosegretario all’Economia con delega alla Ricostruzione post-terremoto Legnini, si è dimesso proprio per la prestigiosa nomina nell'organo di autogoverno della magistratura e che ora il partito regionale è uscito dai giochi, non incassando il rimpiazzo nella squadra dei sottosegretari.

Un Legnini che, tra l’altro, è rimasto completamente neutrale sulla vicenda della sua successione: non solo a livello ufficiale, com’era ovvio per comprensibili motivi di opportunità dopo una nomina come vice di Sergio Mattarella che lo tira fuori dalla politica attiva, ma anche sottotraccia, secondo quanto appreso, non ha fatto sentire il suo peso comunque accresciuto dall’essere divenuto una delle più alte cariche dello Stato.

I dem abruzzesi, all’esito del rimpasto, subiscono anche il più classico dei messaggi del presidente del Consiglio, Matteo Renzi, che, affidandosi ad altri, fa percepire una certa sfiducia nella classe dirigente locale e questo pone già interrogativi rispetto a una possibile rivoluzione nelle scelte dei candidati per il rinnovo del Parlamento, probabilmente di una sola camera.

Anche in questo senso, il “fenomeno” Chiavaroli, astro nascente della politica abruzzese dalla carriera fulminea come esponente di un piccolo partito, sia pure di governo, suona come uno schiaffo ai big dei dem e alle loro ambizioni, in testa il presidente della Giunta regionale, Luciano D’Alfonso, visto che per mesi e mesi i dirigenti abruzzesi, tra cui il sindaco dell’aquila, Massimo Cialente, il vice presidente della Giunta regionale, l’aquilano Giovanni Lolli e la senatrice Stefania Pezzopane, hanno lavorato alla sostituzione di Legnini con un abruzzese del Pd.

E in lizza c’è stata innanzitutto la stessa Pezzopane, vice presidente della Giunta per le immunità di palazzo Madama e negli anni scorsi finita addirittura in concorrenza con Legnini nel toto-nomine.

La chance si era originata nell’ambito di un’intesa architettata dal governatore D’Alfonso che, secondo fonti interne ai dem, ha coinvolto anche il premier Renzi. Accordo che ha portato Lolli a rinunciare allo scranno in Parlamento, che sarebbe scattato come primo dei non eletti dopo le dimissioni di Legnini, a favore del pescarese e dalfonsiano di ferro, Gianluca Fusilli, che veniva dopo di lui nella lista bloccata, che si è ritrovato parlamentare e oggi è noto per la sua scarsa attività in aula, agli ultimi posti degli indici di produttività dopo oltre un anno di mandato.

Ma una prima bocciatura c’è stata con la nomina come sottosegretario all’Economia con delega alla ricostruzione dell’emiliana Paola De Micheli, dopo che per la delega alla ricostruzione si era parlato della candidatura del deputato pescarese Antonio Castricone.

Un epilogo che ha fatto arrabbiare anche la senatrice aquilana, che ha accusato i dirigenti abruzzesi di non averla difesa.

“Nel momento in cui hanno nominato la De Micheli, che è dell’area bersaniana, abbiamo smesso di sperarci, almeno dal mio punto di vista mi sembrava che la partita si fosse chiusa lì”, ha commentato ad AbruzzoWeb la Pezzopane.

E sì che le chance le ha avute ma, come confermato anche da spifferi politici romani, sulla mancata nomina ha pesato anche l’eco mediatico del fidanzamento della senatrice con l’ex spogliarellista Simone Coccia Colaiuta: un fatto che, secondo la coppia, è privato e non avrebbe dovuto influenzare l’aspetto politico, ma che ha avuto numerosi risvolti pubblici non sempre positivi.

Insomma, a fronte di una buona notizia per i cittadini, un nuovo sottosegretario abruzzese, nelle stanze della politica non sono tutte rose e fiori.

Tanto che, oltre che in casa dem, il rimpasto e la nomina hanno creato mal di pancia e fratture da ricucire a partire proprio nella sua terra di origine e perfino nel suo stesso partito, facendo arrabbiare alcune delle altre “anime” abruzzesi del Nuovo centro destra.

Alla Chiavaroli, che di Ncd oggi è anche coordinatore regionale, ma che a questo giornale ha annunciato la volontà di lasciare l’incarico per i troppi nuovi impegni, preme comunque la situazione della sua formazione e spetterà inevitabilmente a lei il compito di ricucire assieme al suo successore.

Il primo problema si intuisce a partire dalle reazioni dei colleghi parlamentari di Ncd dopo l’ufficializzazione della notizia: rapida e inneggiante quella del deputato Paolo Tancredi; non pervenuta, al contrario, quella di Filippo Piccone, pur citato dalla prescelta tra quelli da ringraziare.

Piccone, in verità, una nota l’ha anche fatta, assieme al coordinatore provinciale Ncd dell’Aquila, Massimo Verrecchia, ma dopo frettolose felicitazioni ha subito “minacciato” un incontro con il nuovo sottosegretario sul tema caliente del rischio di chiusura dei tribunali minori.

Un mezzo silenzio, insomma, che non stupisce: l’ex sindaco di Celano (L’Aquila) ambiva da tempo a un posto nell’esecutivo, fin da quando a comandare era il centrodestra e lui era senatore e coordinatore regionale del Popolo della libertà.

Ambizioni mantenute con il passaggio agli alfaniani e il sostegno della nuova formazione ai governi Letta e Renzi, ma che ora si possono considerare tramontate, almeno per questa legislatura. “È deluso”, ha ammesso Tancredi ad AbruzzoWeb parlando dell’esponente marsicano, “ma gli passerà e resterà con noi”.

Non è, comunque, l’unico caso: l’ingresso della Chiavaroli all’interno di un governo per lo più di centrosinistra va a toccare anche alcuni equilibri regionali, ponendo un accento ulteriore su una contraddizione tutta interna al partito nato dopo la fine del Pdl e la rinascita di Forza Italia.

Ovvero, la bipolarità nel sostenere il centrosinistra nel governo del Paese, e nell’opporsi a esso in quello della Regione, visto che il solo uomo di Ncd che siede sui banchi dell’Emiciclo, Giorgio D’Ignazio, consigliere segretario del Consiglio regionale, è schierato dichiaratamente in minoranza con i colleghi del centrodestra.

Almeno lo è stato fin qui, pur senza condurre un’opposizione particolarmente feroce. Su questo, comunque, la Chiavaroli è stata chiara, spiegando di essere “convintamente all’opposizione” e che “non c’è nessun dialogo con il Pd né con D’Alfonso, che è un rappresentante non esponente di partito”.

Non da meno, all’opposizione rispetto a governi cittadini di centrosinistra stanno i consiglieri alfaniani delle due principali città, Alessandro Piccinini all’Aquila e Guerino Testa con altri due a Pescara. Gli esempi potrebbero continuare.

Circa un anno fa, al termine della kermesse “Laboratoriofuturo” e quando già si parlava del suo ingresso al governo, la Chiavaroli aveva sciolto così il dilemma: “Staremo con Renzi finché fa cose buone e comunque fino alla scadenza naturale del 2018, poi torneremo del centrodestra. In Regione restiamo all’opposizione, ma se D’Alfonso promuove cose buone le voteremo”.

Chiaro, limpido, ma ora il divario diventa più profondo e non è detto che basti votarsi ai “due forni” per tenere la barra dritta: non può che spettare alla nuova nominata, nel tempo libero che le lasceranno le nuove attività in via Arenula, a unire il partito, dandogli un anima nella sua regione.

In panne, infine, appare anche Forza Italia, che con i nuovi riflettori accesi da questa nomina, come effetto collaterale rischia anche di perdere altra parte del già ridotto elettorato a favore di Ncd.

Ne è passato di tempo da quando la Chiavaroli, eletta per la prima volta in Regione nel 2008 nel listino bloccato senza preferenze del presidente eletto, Gianni Chiodi, era la pivella del partito berlusconiano!

Ora che l’imprenditrice pescarese può guardare tutti dall’alto in basso, incassa le congratulazioni di rito del coordinatore regionale, Nazario Pagano, ma in casa forzista in tanti che volevano fare carriera e sono ancora in serie B si cominciano a chiedere che cosa abbia azzeccato lei e che cosa abbiano sbagliato loro.



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