CHIAVAROLI, PIDIELLINO 'BRITISH': ''PARTITO MODERATO E' IL FUTURO''

Il portavoce del Pdl in Regione Abruzzo, Riccardo Chiavaroli.
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PESCARA - "Con la fine del governo Monti e la riforma della legge elettorale il Popolo della libertà come lo conosciamo oggi non esisterà più, il futuro è uno schieramento dei moderati sul modello europeo".

Si conferma il più "britannico" dei dirigenti abruzzesi del Pdl, il consigliere regionale Riccardo Chiavaroli, portavoce del gruppo all'Emiciclo, nonostante la sua biografia tradisca le origini tutt'altro che anglosassoni, essendo nato in Venezuela.

Il sole di quelle terre e la tradizione politica populista sudamericana, però, non gli hanno impedito di essere da sempre un liberale vecchio stampo, sul modello ipotizzato dalla prima Forza Italia, idee condite da un "personale" in linea: spesso in completo spezzato grigio e blu, sigaro perennemente in bocca e modi pacati e gentili che oggi si fa fatica a trovare nel ring dei partiti.

Il Pdl va per la prima volta a congresso tra qualche polemica, soprattutto nel suo coordinamento, quello pescarese.

Il Pdl sta dimostrando di essere un partito vivace, vero. Abbiamo fatto un tesseramento pulito e con riscontri numerici altissimi. Certo, ci sono realtà dove il dibattito è stato più acceso e sono emerse diversità di opinioni, ma questo è un segnale di democrazia importante. Però da lunedì quelli che vincono e quelli che perdono si ritroveranno insieme per il bene del partito.

Dopo la fusione tra Fi e An si è a lungo parlato di quote ed equilibri. È un discorso ormai superato o è ancora presente?

Il rapporto 70 per cento Fi e 30 per cento An ce lo siamo lasciato alle spalle, malgrado ciò le appartenenze storiche di tanto in tanto riemergano e si facciano sentire. L'obiettivo ora è quello di fare un partito allargato e che dimostri di esistere anche agli occhi di Silvio Berlusconi.

Il segretario nazionale del Pdl, Angelino Alfano, ha detto in un'intervista al Giornale che le prossime amministrative saranno "i titoli di coda di un film finito" e che al voto andranno "due coalizioni che non esistono più".

La forma-partito come lo conosciamo adesso verrà superata dopo la riforma della legge elettorale e la conclusione dell'esperienza dell'esecutivo tecnico di Mario Monti. Dovremo convergere verso uno schieramento di moderati aperto ai centristi del Terzo polo, e ritengo opportuno anche riaprire un dialogo con Futuro e libertà per arrivare a una democrazia bipartitica, sui modelli europei più antichi o su quello americano, dove si confrontano moderati e progressisti, conservatori e liberal.

Dovrete fare i conti con la Lega, che in questo schema non si ritrova più, soprattutto dopo la caduta del governo Berlusconi e l'inizio dell'era Monti.

In Abruzzo la Lega ha ancora pochi consensi, anche se ha significative affermazioni in qualche territorio, mentre a livello nazionale è un soggetto dal quale non si può prescindere.

Dentro il Pdl regionale stanno emergendo varie anime che spesso sono in contrasto tra loro, è l'allerta di una possibile implosione?

Ritengo che il partito stia funzionando bene, tra il coordinatore regionale, Filippo Piccone, e il suo vice e collega senatore, Fabrizio Di Stefano, potranno anche esserci delle diversità di vedute, ma i due mantengono un ottimo rapporto personale e così avviene anche nelle quattro province abruzzesi. Il confronto è un bene se porta a una sintesi.

Il leader della Destra, Francesco Storace, un vostro alleato di ferro, a Pescara qualche giorno fa ha detto che "le primarie fanno paura al Pdl, benché portino voti e facciano bene alla coalizione". A vedere quanto accade in Abruzzo sembra che gli si debba credere. Alfano le ha indicate come un baluardo del nuovo corso pidiellino, il partito le ha anche regolamentate però si faranno solo a Ortona, una realtà minore rispetto alle grandi sfide dell'Aquila, Montesilvano e Avezzano.

Le primarie sono uno strumento che va utilizzato a seconda delle necessità del momento. A me piacciono ma non possono diventare una regola standard, in Abruzzo ogni consultazione amministrativa fa storia a sé. C'è L'Aquila, dove è scesa in campo una personalità forte come il vice presidente del Consiglio regionale Giorgio De Matteis dell'Mpa, partito che governa con noi in Regione.

Ad Avezzano, invece, il partito sembra aver individuato praticamente all'unanimità il suo candidato, a Montesilvano il primo cittadino uscente, Pasquale Cordoma, potrebbe esercitare un diritto di prelazione. Tre realtà diverse che non sono tra loro assimilabili, per cui non c'è un'unica ricetta per cercare l'unità.

In Regione la maggioranza scricchiola: c'è stata la defezione dei due consiglieri ex Pdl ora con Fli, Berardo Rabbuffo e Daniela Stati, l'Udc, che governa con voi negli enti locali, all'Emiciclo ha il suo capogruppo, Antonio Menna, che è un battitore libero, e pure tra i banchi del suo partito non mancano le voci critiche, come quella del veterano Giuseppe Tagliente che ha chiesto un cambio di passo.

I numeri sono ancora dalla nostra parte: l'Udc è andato da solo alle regionali del 2008 e ha eletto due consiglieri di cui uno è ormai stabilmente in maggioranza, la scelta di Fli di andare all'opposizione è dettata da strategie nazionali, comunque, alla fine, il saldo è negativo ma di poco. Quanto a Tagliente, ha posto legittimamente dei problemi e non possiamo negare che in generale c'è un clima di sfiducia alimentato dall'anti-politica che riguarda trasversalmente tutti i partiti. Noi, però, dobbiamo essere i primi a riconoscere che il lavoro svolto finora è buono.

Non avremo risolto per intero i problemi dell'Abruzzo ma abbiamo il grande merito di aver risanato la macchina, cosa che ci consente di poter programmare meglio le risorse. Se a governare ci fosse stato il centrosinistra le cose sarebbero andate diversamente. Il capogruppo dell'Italia dei valori, Carlo Costantini, e altri tra le fila della minoranza hanno detto che il presidente Gianni Chiodi sta guidando un autobus che non sa dove va. Penso che se ci fossero stati loro oggi non avremmo non solo una direzione ma neanche l'autobus.

Quali sono le cose che, invece, ancora dovete fare?

Sicuramente la riforma dell'urbanistica e dell'edilizia, poi quella sui rifiuti. E poi lavorare sul personale e sulla sburocratizzazione della Regione.

Chi sarà il vostro candidato per la legislatura regionale futura?

Chiodi, senza dubbio. E penso che guiderà uno schieramento più ampio dell'attuale. Ripeto: gli assetti attuali a breve salteranno. Dobbiamo essere pronti a comporre una squadra che includa quante più sigle si ritrovano nel grande progetto del partito dei moderati.

26 febbraio 2012 - 10:07 - © RIPRODUZIONE RISERVATA




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