INTERVISTA ESCLUSIVA AL SEGRETARIO DELLA ''VELA'' CHE VUOLE STILE-MONTI
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di Berardino Santilli L’AQUILA - Subito un patto di “grande pacificazione” tra i soggetti impegnati nella ricostruzione “con l’attuazione del modello Monti”, invito al commissario Chiodi a fare un passo indietro e, per le amministrative dell’Aquila, visto il momento decisivo per il futuro della città, una coalizione allargata che appoggi un candidato all’altezza: a tale proposito, c’è un’apertura sul leader dell’Mpa, Giorgio De Matteis, ma anche su altri personaggi di grande caratura. E ancora, a Roma, pressing sul governo nazionale e impegno ad accelerare il processo parlamentare della legge di iniziativa popolare sul terremoto, considerata uno strumento per sbloccare il pericoloso stallo in cui versa l’operazione ricostruzione. Ne ha per tutti il segretario nazionale dell’Udc, Lorenzo Cesa, che irrompe con parole decise, scandite con il continuo richiamo all’azione e alla concretezza, sulla politica regionale, sulle manovre per le amministrative dell’Aquila, ma soprattutto sulla “straordinaria sfida della ricostruzione”. Nell’intervista esclusiva rilasciata ad AbruzzoWeb, Cesa ha scattato una fotografia che fa capire come i vertici nazionali del partito della Vela conoscano le drammatiche emergenze e siano impegnati a lavorare per mettere al centro della politica italiana la questione ricostruzione dell’Aquila e dei comuni del “cratere”. Composto e riflessivo, ma senza peli sulla lingua, dal suo studio nella sede nazionale dell’Udc nella centralissima via dei Due Macelli a Roma, il parlamentare ha lanciato messaggi e indicazioni precisi alle comunità aquilana e abruzzese. Assumendosi la responsabilità e l’onere di contribuire a invertire il corso degli eventi.
La situazione all’Aquila è drammatica: la ricostruzione è ferma, c’è il dubbio, forte, che i fondi siano insufficienti, la governance per la ricostruzione è divisa, la popolazione è allo strenuo, soprattutto i giovani, che stanno andando via con percentuali sempre maggiori, e gli anziani che perdono la speranza. Con l’aggravante che sulle operazioni messe in campo finora ci sia il sospetto di sprechi e irregolarità. Le parole del presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, che nei giorni scorsi, attraverso Gianni Letta, ha inviato agli aquilani il messaggio ‘ricostruire è un nostro dovere’ (come anticipato da questo giornale, ndr) e anche l’impegno che, su nostra sollecitazione, sta mettendo in campo il governo, fanno intravedere un barlume di luce rispetto a quanto finora è accaduto. Se non c’è l’impegno del governo a promuovere la nostra iniziativa di legge che contiene una serie di elementi molto positivi, tutto diventa complicato; se non c’è un impegno concreto di tutte le forze politiche che solo a parole promettono, ma, soprattutto, ribadisco, se non c’è un impegno del governo a fare, la situazione non si sblocca. Però credo che l’apertura fatta dall’esecutivo con l’indicazione, come uomo di riferimento per la ricostruzione, del ministro Fabrizio Barca, che è il ministro per la Coesione territoriale, e questo la dice lunga sulle buone intenzioni, sia un segnale molto preciso che si vuole capire quello che è stato fatto finora e che si vogliono fare degli interventi concreti per il futuro. Riteniamo, anche come partito, un fatto estremamente importante l’aver messo nella mani di Barca, persona molto competente, il discorso della ricostruzione. Ma il tempo passa e c’è bisogno di fare presto visto che le problematiche e il pessimismo rischiano di avere la meglio. La prima cosa che bisogna fare all’Aquila è attuare il modello Monti come sta succedendo in campo nazionale perché si deve dire basta alle contrapposizioni tra il presidente della regione e commissario Gianni Chiodi e il sindaco dell’Aquila e tra le altre figure della governance e non. Per quanto ci riguarda, stiamo sollecitando la calendarizzazione e la discussione della legge che, a nostro avviso, coglie nel segno, perché prevede come punti fondamentali il recupero e la ricostruzione delle abitazioni e del patrimonio storico e monumentale del centro, il coinvolgimento degli enti locali, non solo del Comune dell’Aquila ma anche degli altri Comuni del “cratere” e misure concrete per lo sviluppo economico. Va tutto incardinato, ma va anche spinto il governo a occuparsene concretamente e a metterci risorse vere. E poi, per gestirle, centralizzare le procedure di azione, naturalmente dopo aver coinvolto nelle decisioni gli enti locali. Lei è convinto che centralizzare i processi possa risolvere il problema della burocrazia, una delle emergenze alla base del blocco della ricostruzione. Il coinvolgimento degli enti locali è necessario nel decidere cosa fare, ma poi nella fase esecutiva va accentrata un po’ la situazione se si vuole uscire dallo stallo che si è creato e che noi denunciammo fin dall’inizio. Era inevitabile, ma ora si deve intervenire anche su questo. Io agirei in questo modo: ricognizione con gli enti locali, come previsto nella nostra proposta di legge, per poi intervenire e agire centralizzando l’azione di ricostruzione. Tornando alle contrapposizioni sulla gestione della ricostruzione, non c’è dubbio che la conflittualità sia ancora accesa dalla vicinanza con le elezioni amministrative della prossima primavera. Certamente, la situazione è incancrenita. Noi stiamo cercando di capire, me ne sto occupando personalmente in questi giorni. Si stanno creando situazioni al limite: Massimo Cialente è intoccabile, gli altri sono in una confusione totale, noi stiamo puntando a individuare una candidatura di centro che possa essere di forte riferimento e quindi di impatto. Stiamo parlando anche con il Pd per stimolare una discussione che possa sfociare in scelte concrete e vantaggiose per la città. La nostra idea, percorribile se ci fosse da parte di tutti buon senso, sarebbe quella di mettere insieme le forze intorno a una persona all’altezza: tutto ciò perché il momento attuale, alla luce del drammatico terremoto del 6 aprile 2009, è il più importante nella storia millenaria dell’Aquila e del suo circondario e, conseguentemente, la sfida per la ricostruzione è straordinaria e nello stesso tempo deve essere una grande opportunità per il rilancio dell’economia del territorio terremotato e dell’intero Abruzzo. Però anche in casa vostra ci sono problemi: l’Udc, alla vigilia della tornata amministrativa, si presenta divisa, con almeno due anime, e questo a dir poco. Abbiamo questo problema, ma sono cose personali più che politiche. L’Udc è un partito di centro che sta lavorando per costruire nel Paese un’alternativa a questo sistema, cercando di aggregare coalizioni al centro che vadano oltre le sigle dei partiti, cioè il cosiddetto mondo della società civile. Stiamo cercando di dialogare per verificare le possibilità di costruire candidature di persone autorevoli, locali, che siano in condizioni di amministrare le realtà locali anche con delle liste che non siano solo Udc, Fli, Api, quindi anche civiche. Il Terzo polo, in Abruzzo, sta segnando il passo come esperienza di coalizione. All’Aquila, per esempio, il finiano Enrico Verini va da solo. Verini va da solo? Non mi risulta, ma siamo in contatto. L’esperienza sta andando avanti a livello nazionale, stiamo lavorando a livello locale e siamo coscienti che non è facile. Abbiamo incontri nazionali, continui, per mettere ordine. Localmente non facciamo fare il gioco a ognuno, soprattutto nei capoluoghi di regione. L’Udc all’Aquila ha in quota Giampaolo Arduini, che governa con il centrosinistra essendo vice sindaco e fedele collaboratore del primo cittadino uscente. Alle amministrative quale sarà la scelta? Arduini è un amico personale, è anche vicino a noi ma non si sente di andare contro Cialente e quindi non si candida. Comunque, non è un iscritto all’Udc. Sempre all’Aquila c’è Morena Pasqualone. C’è lei che è segretario provinciale, ma delle amministrative ci stiamo occupando direttamente da Roma, ho avuto un incontro con Rodolfo De Laurentiis, sono stato contattato da Giorgio De Matteis, un nostro ex, che non sentivo da cinque anni. Stiamo lavorando a una grande coalizione di centro mettendo insieme non solo le sigle dei partiti, ma, come ho già detto, anche la società civile. Cerchiamo il modo di creare un grande centro intorno a una personalità locale che abbia già dimostrato di saper fare e che abbia la cognizione di quello che c’è da fare. De Matteis? Perché no, ma la riflessione è aperta anche su altri candidati all’altezza. Lascio il confronto naturalmente ai dirigenti local. Voglio però ricordare che le intese vanno fatte sulle questioni concrete e su un programma, non su personalismi e precedenti situazioni di conflittualità... Cosa pensa della situazione abruzzese in generale? La regione non gode di ottima salute soprattutto nelle zone interne e, recentemente, anche sulla costa, dove una serie di realtà produttive, piccole e più grandi, stanno chiudendo. Questo al là di quello che dice il presidente Chiodi. Del resto, basta vedere gli indicatori economici. E in tal senso non so se sia il caso che il presidente della Regione continui a mantenere anche la gestione del commissariamento per la ricostruzione. Anzi, faccio un appello affinché rifletta sulla possibilità di lasciare la governance del terremoto, nella considerazione che non si può fare bene contemporaneamente il presidente, il commissario per il terremoto e il commissario per la sanità. Se fossi in lui, mi porrei il problema se non fosse opportuno fare un passo indietro e di rimettere nelle mani di Barca e del governo centrale la gestione del terremoto. A livello politico, comunque, la valutazione di Chiodi non è esaltante, tra l’altro si è chiuso in se stesso la sua maggioranza è spesso traballante e litigiosa. Gli indicatori e le notizie che ci arrivano sono negative. A livello nazionale siete la forza politica che appoggia il governo Monti con più passione e coerenza, come dimostrato dal suo atteggiamento e quello del presidente, Pier Ferdinando Casini. Ma in questo momento di crisi alcune scelte del Professore hanno messo in ginocchio le famiglie, istituzione che voi difendete. Noi dobbiamo portare avanti una serie di azioni che dovevano essere fatte dalla politica da vent’anni durante i quali abbiamo solo promesso. Dovevamo fare le riforme e se le avessimo fatte non saremmo dovuti essere così drastici ora, delle liberalizzazioni abbiamo parlato, ma mai fatte. Attualmente, c’è il tema del lavoro e delle semplificazioni, anche annunciate e mai varate. Alla luce di questo e delle crisi internazionale, responsabilmente abbiamo deciso di sostenere il governo e capire il da farsi in termini finanziari per attivare lo sviluppo del Paese e per passare a una fase attiva, di crescita. In tal senso, il governo Monti sta agendo per raddrizzare il Paese e metterlo in riga. Siamo coscienti che, in tempi rapidi, vanno trovate le risorse e attivato lo sviluppo, con impegni seri per le imprese e sostegno per le famiglie, evitando di scivolare nella demagogia. La crescita va sostenuta per arrivare allo sviluppo e al sostegno delle famiglie. Lei si mostra ottimista. Sono molto fiducioso, le cose stanno andando meglio e, tra l’altro, abbiamo recuperato credibilità in Europa, dove non siamo più il problema, anzi, siamo seduti autorevolmente sul tavolo dei Paesi che guidano il percorso di rinascita. Si voterà nel 2013 e in questo periodo, insieme alle riforme più urgenti, c’è quella elettorale. Sulla futura evoluzione della politica, Cesa, parlamentare da più legislature, non si pronuncia, perché da politico navigato qual è sa che in un momento di cambiamenti epocale è davvero difficile ipotizzare evoluzioni in un quadro nazionale già di per sé in continuo addivenire e, sicuramente, caratterizzato da novità anche sorprendenti. 01 Febbraio 2012 - 16:04 - © RIPRODUZIONE RISERVATA
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