C.A.S.E. TOUR/ARISCHIA, ''MEGLIO DI PRIMA'', MA NOSTALGIA DEI VICINI DI CASA

A due anni e mezzo dal terremoto, il progetto C.a.s.e. è una realtà urbana e sociale giocoforza accettata dagli aquilani, che si sono abituati a queste palazzine antisismiche dai colori sgargianti.

Nelle 19 aree sono stati realizzati 185 edifici, per un totale di circa 4.500 appartamenti che a oggi ospitano poco più di 13 mila persone.

Alcuni abitano alloggi vicini alle loro case di un tempo, quelle che hanno perso, altri hanno cambiato completamente zona della città o addirittura paese.

Disagi e comfort si dividono quasi equamente, mentre le famiglie del capoluogo cercano di abituarsi a passare la vita in queste abitazioni.

Come si abita oggi nel progetto C.a.s.e.? Per avere il quadro della situazione e vagliare sentiti dire positivi e negativi, AbruzzoWeb ha lanciato una rubrica che periodicamente porta i lettori dentro le piastre e gli alloggi.

Tra problemi, speranze, disagi e comodità. Buona lettura.

C.A.S.E. ARISCHIA - LA SCHEDA
Palazzine:  4
Appartamenti:  90
Persone a oggi:  267
Cosa va: Cosa non va:
1. Case confortevoli 1. Lontananza dal centro
2. Socialità in alcuni casi aumentata 2. Problemi agli infissi
3. Pace e tranquillità 3. Giochi pubblici malridotti

di Cristina Alexandris

L'AQUILA - Attraversato il cuore di Arischia (L'Aquila) con le sue strette e ripide stradine, giungendo su una collina in cima alla quale si gode di una vista davvero notevole, si arriva finalmente alle C.a.s.e..

Il borgo è stato in parte distrutto dal sisma ma non ci sono state vittime e per i residenti anziani delle nuove case che hanno sempre vissuto in questa frazione del comune dell'Aquila, è "tutto quasi come prima del terremoto, come se non fosse successo niente".

Anzi, qualcuno sta anche meglio.

Intanto due Sebach sono ancora lì, al bordo della strada, affiancati da altrettanti cassonetti un po' malmessi.

Il verde pubblico sembra dimenticato, le strutture per i giochi dei bambini sono prive di verde e con zolle alzate di terra.

Un parcheggio è occupato esclusivamente da camper, quelli "assegnati" locati a terra sotto le abitazioni sono invece quasi tutti vuoti.

Per la strada non si intravvede nessuno: la prima impressione che si può avere è che si tratti di un nucleo abitativo fantasma; la seconda che siano tutti a lavoro, la terza che, forse, non tutti hanno la macchina.

Mano a mano qualcuno comincia a rientrare a casa e spiega che "certo, è un bel po' fuori mano per chi era abituato a vivere in centro", come afferma la signora Anna Francazio, ma "piano piano ci abbiamo fatto l'abitudine".

Quello che è un po' più difficile, secondo la donna, "è abituarsi alla presenza di tutti gli extracomunitari che vivono qua, Non che creino problemi - premette - ma è ben diverso dal trovare i vecchi vicini di casa con cui parlavi tutti i giorni".

"Ora siamo in due ad abitare qua perché nostra figlia se n'è andata - ci racconta la Francazio - ma mio marito è in terapia e ci pesa molto andare ogni mattina all'ospedale, non solo perché ci vuole mezz'ora per andare e un'altra per tornare, ma anche perché alla lunga diventa una spesa non indifferente percorrere ogni volta quei 20 chilometri che ci separano dall'ospedale".

Un po' più amareggiata una donna, R.S., che afferma: "siamo dimenticati da Dio, lontani da tutto, ci piacerebbe tornare alla nostra casa ma purtroppo è 'E'".

"Noi siamo in quattro in casa - sostiene la donna - ci mancano le nostre vecchie abitudini e le nostre amicizie e aspettiamo rassegnati il momento di tornare a casa, chissà quando. Non che ci lamentiamo delle case o della vita qua, assolutamente, ma vogliamo tornare alla nostra realtà di sempre".

"Dentro si sta bene - afferma il marito - le case sono accoglienti, non manca niente e anche con i vicini abbiamo buoni rapporti".

Una donna, straniera, correndo alla fermata spiega: "prima abitavo a Colle Sapone quindi mi pesa molto la distanza, qua non c'è niente, devo viaggiare ogni giorno".

Piccoli problemi di manutenzione per i coniugi Beccia che hanno difficoltà con la porta che fa fatica ad aprirsi e non sanno a chi rivolgersi.

"Il pavimento è un po' alzato - spiega Celeste Beccia - e facciamo uno sforzo immane ad aprirla e chiuderla ogni volta, prima o poi si bloccherà del tutto. Non sappiamo a chi chiedere aiuto".

"In braccio a Dio" invece il signor Berardino Valente, col cane al seguito, che spiega: "Io sto meravigliosamente. Già prima del terremoto abitavo ad Arischia e ora ho addirittura cose che prima non avevo a casa, come ad esempio la lavastoviglie".

"Non mi posso proprio lamentare - afferma soddisfatto l'uomo - non dimentichiamo che dal 15 gennio 2010 abbiamo finalmente i trasporti per i quali abbiamo tanto reclamato dal momento che prima l'autobus non passava qua; da allora non ho niente da far presente, anzi, mi ritengo fortunato".



23 Novembre 2011 - 08:04 - © RIPRODUZIONE RISERVATA

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