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VIAGGIO NEL CRATERE/31. IL SINDACO MARULLI: ''ORA PUNTI DI AGGREGAZIONE''

CAPESTRANO: IL SINDACO,
''IL VERO DRAMMA E' SOCIALE''

Giuseppe Marulli
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CAPESTRANO - Il terremoto ha ammazzato la vita sociale a Capestrano (L’Aquila), borgo medievale compreso tra l’altopiano di Navelli e le estreme propaggini del Gran Sasso, che domina da una collina la valle del fiume Tirino.

I suoi 960 abitanti si distribuiscono tra le frazioni di Capodacqua, Forca di Penne, San Pelagio e Scarafano. Una popolazione messa in ginocchio dal sisma, che si è portato via abitudini radicate come la chiacchierata al bar e la messa di domenica, che erano momenti molto importanti di socialità.

Famoso per aver dato i natali a San Giovanni da Capestrano e soprattutto per la statua del Guerriero (VI secolo), rinvenuta negli anni Trenta del secolo scorso, il piccolo Comune ha conservato in parte la sua origine medievale soprattutto nelle mura tuttora parzialmente visibili e parzialmente danneggiate dalle scosse.

È il primo cittadino, Giuseppe Marulli, a raccontare a che punto sia la ricostruzione nel proprio Comune, in un clima di fiducia, nonostante lo scenario negativo.

Il sindaco invita a non abbandonare la speranza e a credere in un progetto di ricostruzione che per quanto possa prefigurarsi lungo e difficile, richiede la partecipazione congiunta di tutti, autorità e popolazione.

Quante vittime e quali danni ha fatto il terremoto?

Per fortuna non ci sono state vittime. D’altro canto i danni causati dal sisma purtroppo sono stati ingenti, tuttora incalcolabili, ci sono stati molti crolli. Una delle ferite aperte rimane per tutta la comunità la Chiesa Madre, forse il più importante punto di aggregazione del centro storico.

Com’è stata risolta l’emergenza abitativa?

Nell’immediato post-terremoto è stata allestita una tendopoli. In realtà il clima di paura ed emotività generato dal sisma portò numerosi cittadini ad abbandonare le proprie abitazioni, anche quelle agibili, per un periodo di due-tre mesi.

Con il rientrare dell’emergenza si è tentato di tornare alla normalità e la popolazione è gradualmente rientrata nelle proprie case. Per coloro che invece hanno avuto l’abitazione classificata “E”, dopo circa un anno sono stati allestiti circa 10 Map (moduli abitativi provvisori, ndr) grazie al contributo della Protezione civile delle Marche.

Quali sono le condizioni della “zona rossa”? Potrà essere ristretta a breve?

Stiamo valutando per la convenzione con l’Università. Al momento è stata fatta la perimetrazione della “zona rossa”; siamo fiduciosi sulla riduzione dei suoi confini nel più breve tempo possibile. Ci dobbiamo credere, non possiamo permetterci di abbandonare la speranza!

I piani di ricostruzione sono uno strumento ormai obbligatorio. A che punto è il suo Comune?

Il piano di ricostruzione è stato predisposto e molti progetti sono in corso d’opera. Capestrano è un borgo storico con molte case abbandonate già prima del sisma. Ci sono già i finanziamenti per il recupero di strutture di proprietà del Comune. L’intenzione è quella di riacquistare anche le abitazioni private che da decenni versano in uno stato di abbandono e di ristrutturarle. Sono necessarie forze congiunte e tempo. Il nostro motore propulsivo rimane comunque il desiderio di restituire al paese il prestigio di cui ha sempre goduto.

A oggi qual è il problema più urgente da affrontare?

Senza dubbio la mancanza di punti di aggregazione. Il terremoto ha causato la disgregazione del tessuto sociale. La ricostruzione per noi proprio per questo deve necessariamente partire da tale problematica. Il danneggiamento della Chiesa Madre, per esempio, tuttora classificata “E”, ha rappresentato una delle perdite più gravi per la popolazione.

La funzione religiosa, la chiacchierata domenicale al bar con gli amici prima del pranzo, rappresentano momenti fondamentali nella vita della comunità che inevitabilmente si stanno perdendo. Un segnale di speranza in questo scenario, sintomatico del clima di fermento che si vive nel nostro comune, è l’inaugurazione della casa natia di San Giovanni da Capestrano, riaperta appena qualche giorno fa, il 23 ottobre, restaurata in tempi record grazie ai finanziamenti dell’Ungheria, con cui siamo gemellati.

Cosa vorrebbe dire al commissario per la ricostruzione?

Diamoci da fare, tutti insieme. Siamo pronti.

Quanto ci vorrà per ricostruire il suo paese?

Spero di vivere abbastanza a lungo per poter ricordare il paese ricostruito. Nonostante il commissario abbia parlato di dieci anni, credo che verosimilmente ne saranno necessari almeno 30. Non diversamente dagli altri paesi del “cratere”, del resto.



03 Novembre 2011 - 08:18 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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