CANE PASTORE ABRUZZESE: LA REPLICA DEL CPMA AL CENTRO DI RICERCA

Pubblicazione: 01 aprile 2015 alle ore 09:30

L’AQUILA - In risposta all’articolo sul cane pastore abruzzese, in particolare all’intervento di Freddy Barbarossa coordinatore del Centro internazionale di ricerca sul cane da lavoro dell'Aquila, riceviamo e pubblichiamo la replica del presidente del Circolo del Pastore Maremmano Abruzzese (CPMA), Paolo Damiani.

LA NOTA

Nel numero del 29 marzo scorso del suo quotidiano on-line è apparso un articolo con un'intervista al dott. Freddy Barbarossa, intitolato “Cane Pastore Abruzzese: allarme Centro Ricerche, 'Diffidate dalle imitazioni'”.

In qualità di Presidente del Circolo del Pastore Maremmano Abruzzese (CPMA) - l'unica associazione riconosciuta e autorizzata dall'Ente Nazionale della Cinofilia Italiana (ENCI), dalla Federazione Cinologica Internazionale (FCI) e dal Ministero delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali (MIPAAF) per la tutela del Cane da Pastore Maremmano Abruzzese in Italia - ho ravvisato la necessità di scriverle poiché quanto asserito in maniera strumentale e provocatoria nell'articolo in questione non può rimanere senza una mia puntuale e doverosa contestazione.   
E voglio cominciare proprio dal titolo e dal primo paragrafo, quello in cui un virgolettato del Dott. Barbarossa lancia l'allarme su quanti, per un ritorno d'immagine ed economico, si improvvisano esperti del Pastore Maremmano Abruzzese.

Insomma, per gli autori dell'articolo, bisognerebbe guardarsi dagli esperti “della domenica” di Pastore Maremmano Abruzzese (capaci addirittura di ingenerare uno stato di emergenza sociale!) e lasciare operare esclusivamente i “veri” esperti di Pastore Abruzzese.

Messa così, nonostante la minaccia dell'ISIS alle porte, un allarme del genere dovrebbe comunque essere tenuto nella più alta considerazione e affrontato senza indugi; se non fosse, però, che ci sono alcuni “però” da raccontare.
E allora la narrazione dell'allarme lanciato dal titolo dell'articolo perde i toni della drammaticità per assumere quelli della solita vicenda un po' squallida all'italiana...
Il primo “però” ha a che fare specificamente con la storia cinofila del dott. Barbarossa il quale, pensate un  po', prima di diventare il “salvatore delle caratteristiche originarie del cane da guardiania” è stato per anni membro del Consiglio Direttivo del CPMA. Cioè, proprio di quell'associazione riconosciuta dall'ENCI verso cui oggi lancia strali, accusandola di incompetenza e di appropriazione indebita del know-how del suo centro di ricerca.

Oltretutto, come Consigliere del CPMA, aveva la responsabilità del settore lavoro e dunque proprio dei cani da guardiania...
Un bel giorno poi, dopo aver prodotto per anni le sue belle cucciolate di Pastore Maremmano Abruzzese e averle lecitamente vendute corredate dei tanto deprecati pedigree ENCI, i suoi cani sono improvvisamente diventati rustici Pastori Abruzzesi che nulla hanno a che fare con i cani bianchi da pecora della cinofilia ufficiale. E qui c'è un altro “però”.

Mentre il dott. Barbarossa era impegnato ad acquisire il decennale know-how del suo centro ricerche basandolo sulle caratteristiche morfo-comportamentali del millenario Pastore Abruzzese (ma se è millenario come ha fatto a essere solo lui il detentore del know-how di questi cani?!), completamente e macroscopicamente diverse da quelle del Pastore Maremmano Abruzzese, nel 2007 un allevatore ENCI un po' zuzzerellone si recò a una manifestazione dell'associazione del Dott. Barbarossa, senza qualificarsi e presentando un cane per il riconoscimento.
Dopo attente misurazioni e lunghe riflessioni la commissione tecnica, presieduta dal Dott. Barbarossa, sentenziò senza tentennamenti che quel cane era evidentemente uno splendido e fiero esemplare di Pastore Abruzzese e non un “fighetto” di Pastore Maremmano Abruzzese, frutto di consanguineità e trattato a shampoo e balsami ammorbidenti!
Riuscite a immaginare l'imbarazzo mortificante che percorse la manifestazione quando il dispettoso allevatore marsicano del CPMA tirò fuori il pedigree ENCI dello stesso cane che i “veri esperti” avevano appena riconosciuto come puro Pastore Abruzzese?

Al di là degli scherzi l'unica verità in tutta questa vicenda è che la razza di cane bianco da pecora è soltanto una (quella, cioè, denominata ufficialmente Cane da Pastore Maremmano Abruzzese e da sempre conosciuta in Abruzzo come Pastore Abruzzese o semplicemente Cane da Pecora) e che non tutti sono in grado di allevare con successo questa razza di cani rimanendo all'interno della cinofilia ufficiale. A volte capita che qualcuno, proprio per questo, preferisca rifugiarsi in proprio mondo “autoprodotto”.

Perché allevare nell'ambito della cinofilia ufficiale significa, invece, doversi misurare con stringentissime regole tecnico-deontologiche, non derogabili da chicchessia, che impongono un'attenzione maniacale in ogni fase dell'allevamento e dello sviluppo morfo-psicologico del cane e tutta una serie di costosi adempimenti sanitari (svariati esami analitici e radiologici, deposito di un campione del patrimonio genetico in un'apposita Banca del DNA, etc.), senza nessuna garanzia di veder gratificato il proprio impegno.
Perché allevare nell'ambito della cinofilia ufficiale significa confrontarsi con i migliori allevatori al mondo di cani da guardiania (molti dei quali abruzzesi), che sono stati capaci di portare l'attuale Cane da Pastore Maremmano Abruzzese a livelli di funzionalità morfologica ed equilibrio psicologico mai raggiunti prima e che, soprattutto, hanno evitato che la razza finisse nelle fauci dell'estinzione.

Caro Direttore, le confesso che, messo in gravissima agitazione dal preoccupante allarme lanciato dal Dott. Barbarossa dalle pagine del suo quotidiano on-line, sono corso immediatamente a cercare informazioni più dettagliate sul sito del Centro Internazionale di Ricerca sul Cane da Lavoro, l'unico ente in grado di salvare cani, lupi ed esseri umani da una fine invereconda.
Avevo bisogno di sapere! In fondo io mi onoro sommessamente di rappresentare solo la società specializzata italiana per la tutela e la promozione del Cane da Pastore Maremmano Abruzzese, formalmente riconosciuta e autorizzata dalle più importanti istituzioni cinofile italiane e mondiali: cosa possiamo saperne noi allevatori del CPMA, con quasi 100 anni di storia alle spalle, dei cani da guardiania?

E allora sono corso a questo sito con la stessa foga di un assetato che scorge una sorgente, pronto a “bermi” le tantissime e rilevanti pubblicazioni scientifiche internazionali che lo staff di un centro di ricerca internazionale (per l'appunto...) deve aver certamente prodotto sulle più importanti riviste “peer-reviewed” (quelle cioè in cui i lavori scientifici, prima di essere accettati e pubblicati, vengono esaminati da scienziati autorevoli che hanno il compito di verificare la bontà o meno delle ricerche effettuate); ero pronto ad assaporare l'intensità degli interventi dei membri dello staff del  Centro Internazionale di Ricerca in qualità di relatori nei maggiori simposi e consessi scientifici internazionali (per l'appunto...); non vedevo l'ora di bearmi della visione delle foto dei moderni laboratori scientifici del Centro Internazionale di Ricerca, con le più moderne attrezzature per l'amplificazione e il sequenziamento del Dna mitocondriale e di tutto ciò che serve ai ricercatori del Centro Internazionale di Ricerca per realizzare la mappatura genomica dei cani.

Devo, però, aver fatto confusione con la tastiera perché nel sito non sono riuscito a trovare né la sezione con tutte le pubblicazioni internazionali e le partecipazioni ai congressi scientifici, né quella relativa ai membri dello staff scientifico e alle loro specifiche competenze, né la photo-gallery con i moderni laboratori e le attrezzature del Centro.
E' invece uscito fuori che il Centro Internazionale di Ricerca sul Cane da Lavoro è una cooperativa attiva da circa un anno e mezzo che vende servizi (affidandosi a collaboratori esterni) e cuccioli...

Ma devo di certo aver sbagliato perché, se fosse questo l'effettivo stato delle cose, mi sarebbe impossibile credere che qualcuno potrebbe avere l'ardire e la prosopopea di tacciare di incompetenza e di disonestà i migliori allevatori di Pastore Maremmano Abruzzese italiani, i quali da decenni si battono e lavorano affinché il nostro cane bianco da pecora continui a essere il migliore cane da guardiania del mondo. Soprattutto, poi, se chi a scrivere queste cose (e qui c'è l'ultimo "però") fosse qualcuno che, pur facendosi presentare come “massimo esperto” e coordinatore di un centro di ricerca internazionale, come mestiere principale nella vita fa il ...poliziotto!

Caro Direttore, ringraziandola per il diritto di replica che ha voluto concedermi dimostrando la sua correttezza deontologica, voglio salutarla affidandole un mio dubbio: ma non sarà che il lancio di questo allarme sia stato pensato per scopi meramente autopromozionali e con il fine di ottenere quel ritorno d'immagine ed economico che si vorrebbe ipocritamente attribuire ad altri?



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