CANE PASTORE ABRUZZESE:
ALLARME CENTRO RICERCHE
'DIFFIDATE DALLE IMITAZIONI'

Pubblicazione: 29 marzo 2015 alle ore 10:05

L’AQUILA - “A causa della massiccia ricomparsa del lupo sia sulla dorsale appenninica che sulle Alpi, con la previsione di un ritorno di immagine ed economico, tutti si improvvisano esperti del cane pastore maremmano abruzzese, mettendo a serio rischio i cani stessi e l’uomo”.

A lanciare l’allarme è Freddy Barbarossa, coordinatore del Centro internazionale di ricerca sul cane da lavoro dell'Aquila, preoccupato per il fenomeno che si sta presentando in questo periodo dopo il ritorno importante dei lupi anche sui nostri monti, mettendo a rischio gli allevamenti di bestiame allo stato brado.

Per rispondere a questa emergenza, allevatori privati, ma anche enti pubblici come i Parchi, chiedono aiuto agli esperti del settore cinofilo per avere cani da guardiania che difendano i loro animali.

“Ci sono però allevatori e associazioni di cinofili - denuncia Barbarossa - che operano senza averne le capacità. Continuano a sbucare  esperti di razza, etologi, veterinari comportamentisti e quant’altro da tutte le parti che, scopiazzando, fanno proprio tutto il know how acquisito nell’ultimo decennio dagli esperti della nostra associazione Cane da Gregge, diventata poi Centro di ricerca”.

Barbarossa sottolinea come ci voglia molta preparazione per gestire questo tipo di cane: “Noi siamo quelli che hanno salvato e mantenuto le caratteristiche originarie del cane da guardiania, adattando il loro inserimento e l’attuale utilizzo alle realtà più diverse del territorio italiano. Seguiamo gli animali fin dalla nascita, per poi inserirli nella nuova realtà in cui dovranno fare da guardia. Se non si conoscono i metodi e le procedure per eseguire queste fasi delicate, se non ci sono competenze, si rischia solo di fare dei grossi danni. Spesso chi si improvvisa ottiene solo cani aggressivi, sia con altri animali che con l’uomo”.

Tra gli “errori” compiuti da quelli che ritiene inesperti, Barbarossa cita l’accoppiamento tra consanguinei: “Alcune associazioni si occupano di cani ai fini di mostre ed esposizioni. Per avere esemplari esteticamente belli, usano fare accoppiamenti tra consanguinei e questo crea un danno enorme all’animale, dando origine a patologie fisiche e caratteriali. Il risultato sono cani poco equilibrati, che vengono dati alle aziende come cani da guardia”.

“Per non vanificare tutto il lavoro fatto nell’ultimo decennio ed evitare nuovi inutili danni - sottolinea - è importante che tutti sappiano che l’attività di selezione, fornitura e inserimento dei cani nonché la formazione dei operatori del settore deve avvenire ad opera di esperti come quelli di questo Centro di Ricerca”.

Inoltre “i cani forniti devono provenire  esclusivamente dall’ambiente di lavoro, ovvero da aziende di allevamento ovi-caprino, per non perdere il necessario imprinting. Questi animali non necessitano di pedigree Enci ma devono essere muniti ci certificazione genealogica, con tracciabilità del Dna, per cani da lavoro, opportunamente rilasciata dalla struttura che li fornisce. Inoltre gli studi inerente la selezione,  l’inserimento e l’utilizzo di questi cani è coperto da copyright e non può essere pubblicato senza dichiararne l’origine”.

Insomma, secondo l’esperto è importante far comprendere che maremmano abruzzese non è uguale a cane da guardiania e che non tutti gli enti o associazioni che si occupano di questa razza sono in grado di fornire un servizio idoneo e delle garanzie adeguate.

“Anche perché - conclude - chi rischia di rimetterci è solo il cane pastore abruzzese da lavoro, che verrà nuovamente additato come cane non adatto a svolgere il proprio lavoro  e troppo brutto e puzzolente per frequentare le mostre canine”. Elisa Marulli



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