CAMPITELLI, LO ''ZAMPARINI'' ABRUZZESE: ''IL MIO CALCIO E' EMOZIONE''

Il patron del Teramo Luciano Campitelli
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di Alessia Lombardo

TERAMO - Passione. È la parola-chiave del presidente del Teramo Luciano Campitelli, primo tifoso biancorosso dal 2008.

Dopo aver sollevato dalle ceneri della radiazione i Diavoli, il noto imprenditore dolciario è intenzionato a riportare tra i professionisti la squadra della propria città.

Originario di Canzano, il patron Campitelli fa dell’attaccamento viscerale ai colori biancorossi il suo punto di forza.

Sciarpa al collo, occhiali neri, per coprire qualche lacrima di troppo, si conferma uno dei presidenti più vulcanici dell’intero Abruzzo, ereditando legittimamente il ruolo ricoperto in un passato ormai lontano dal passionale e caratteristico Romano Malavolta.

Impossibile non accostarli, anche per le similitudini “amorose” che Campitelli dispensa parlando di calcio: emozioni, passioni, litigi, odio e amore stanno al pallone come nella vita. Sin da giovane nel mondo del calcio dilettantistico, il tifosissimo teramano racconta ad AbruzzoWeb il suo “insediamento” a Teramo e l’ardua conquista di una piazza delusa dalla dura legge economica del calcio moderno.

Il simpatico Capitelli non si smarca quando si parla di decisioni avventante come il folle esonero di Rinaldo Cifaldi della passata stagione, che ha intralciato la via della promozione in Lega Pro dei Diavoli, concedendo eccezionalmente un parere sul collega palermitano Maurizio Zamparini.

Uomo ambizioso, che non nasconde di essersi fatto da solo partendo da zero con forza di volontà e amore, Campitelli è anche editore di Tv6, emittente di Silvi con mire espansionistiche nell’intera regione, tanto da essere stato definito da un noto quotidiano locale “il piccolo Murdoch” d’Abruzzo. Un poliedrico presidente che, agendo con passione e massima onestà, giura di non potersi rimproverare nulla.

Come si è avvicinato al Teramo?

Dall’età di 26 anni sono stato presidente del Canzano, squadra di calcio del mio paese che dista da Teramo soltanto dieci chilometri. Si può dire che sono da sempre nel mondo del calcio dilettantistico. Quando c’è stato il fallimento del Teramo e si è creata l’opportunità mi sono insidiato in società. In queste categorie fa calcio solo chi è affezionato ai colori e alla maglia. Bisogna bandire i tentativi di avvicinamento esclusivamente per visibilità o interessi, la passione è quella che conta.

È considerato uno dei patron in carica più vulcanici d’Abruzzo. Conoscendo come vive il calcio la domanda sorge spontanea: si sente più tifoso o presidente?

(risata) Il problema è che sono molto più tifoso e devo iniziare a rendermi conto di essere presidente. A mio parere se non si è tifosi non si può essere nemmeno presidenti. La vittoria di una partita deve far venire i brividi, deve essere fonte di emozioni tanto da far venire le lacrime agli occhi. Ecco perché indosso sempre gli occhiali scuri, per tentare di “nascondere” la mia eccessiva passione per la squadra. Restiamo nel campo delle emozioni.

Cosa ha detto all’attaccante argentino Gerardo Masini dopo la spettacolare rete siglata nel derby a porte chiuse Teramo-San Nicolò, terminato 2-0 in vostro favore e giocato allo stadio “Adriatico” di Pescara, siglata in rabona dopo aver saltato quattro avversari in slalom?

L’ho abbracciato e abbiamo pianto tutti e due. Nel calcio basta anche uno sguardo per capirsi, chi ama questo sport lo amerà sempre. Quando si fa calcio pulito con una propensione al sociale si è ricchi dentro. Senza emozioni si diventa poveri. Si parla sempre bene con il senno del poi.

C’è una scelta fatta negli anni che non rifarebbe?

Sì, aver sollevato il mister Cifaldi dal proprio incarico la passata stagione. Con la mia decisione ho ferito un grande uomo e mi sono vergognato come un cane. Le scelte si pagano e ti fanno maturare tanto. Sulla posizione di Cifaldi hanno influito i tifosi e i giornalisti. Un allenatore della città ha sempre maggiori responsabilità rispetto a un mister che viene da fuori.

Il sorprendente esonero di Cifaldi, tornato poi sulla panchina biancorossa dopo l’apparizione lampo di Aldo Ammazzalorso, ha fatto pensare subito a un atteggiamento alla Zamparini. Qual è il suo parere sul viscerale presidente del Palermo?

Lo stimo come presidente, ma non vorrei essere come lui. Non mi sono mai permesso di fare la formazione e non sono mai intervenuto sulle decisioni dei miei allenatori. Certo, un presidente allestisce la squadra per vincere e pretende il massimo da tutti. Ovviamente siamo imprenditori e l’imprenditore dà, ma riceve anche. Personalmente non ho fatto mai mancare nulla ai miei ragazzi essendo sempre puntuale con i rimborsi spese. 

 A inizio stagione agonistica ci sono state numerose polemiche sulla gestione dell’impianto di “Piano d’Accio”. Tutto risolto?

No, finiremo la stagione in corso lì e poi andremo alla ricerca di un campo. Confidavamo in un intervento del Comune già da tempo, ma le cose sono rimaste invariate.

Nel calcio, oltre alla squadra, ci sono altri “attori”, quali tifosi e stampa. Quanto posso influenzare questi fattori?

Con i tifosi è importantissimo mantenere un rapporto di dialogo giusto e positivo. Dai tempi dell’ex tecnico aquilano Candido Di Felice le cose sono cambiate in meglio. Oggi i supporter teramani mi apprezzano più di prima. Ripartire dalla Promozione è stata dura e all’inizio la piazza e la stampa reduci dal professionismo erano molto esigenti. Sono orgoglioso del fatto che in questi anni siamo cresciuti tutti insieme.

C’è un calciatore che ha stimato su tutti quelli avuti alla sua corte?

Sono passate per Teramo tantissime persone. Il primo calciatore che ho acquistato è stato Massimo D’Aprile, oggi direttore generale biancorosso. Lui è la persona che mi ha dato più di tutti dal punto di vista umano e professionale. C’è stato sin da subito feeling e ci stimiamo reciprocamente.

Dove vuole arrivare con il suo Teramo?

Mi piacerebbe portarlo subito tra i professionisti. Poi bisognerebbe creare una società con quattro amici a cui piace il calcio, intenzionati a dare continuità nel tempo. Il Teramo dovrà avere un futuro vivo, fatto di persone che condividono con me questa passione.

In conclusione la passione è il segreto di tutto…

Sì, non solo nel calcio, ma anche nella vita. Bisogna provare emozioni quando si va allo stadio, dalla “parolaccia” all’applauso e perché no alla lacrima. È la stessa cosa dell’amore: un rapporto senza alti e bassi scade nel “brodo”.. bisogna litigare ed emozionarsi sempre!



17 Gennaio 2012 - 08:08 - © RIPRODUZIONE RISERVATA

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