CAMPANE A MORTO PER LA FIRA, CRONACA
DI UNA DISMISSIONE NON ANNUNCIATA

Pubblicazione: 10 agosto 2017 alle ore 07:00

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PESCARA - Suonano la campana a morto per la Fira, la finanziaria della Regione Abruzzo.

La volontà politica sempre più evidente del presidente, Luciano D’Alfonso, e di buona parte della maggioranza, sembrerebbe essere, infatti, quella di svuotarla e chiuderla, trasferendo tutte le competenze alla società Abruzzo Sviluppo.

Una marcia indietro rispetto all’iniziale intenzione di esalltarne le potenzialità e trasformarla in società in house, ovvero tutta della Regione, che ora detiene il 51 per cento delle quote, con l’intento futuro di assegnare a Fira con affidamento diretto buona parte della gestione dei bandi europei.

Strategia già avvenuta per altre società in crisi, come per esempio Abruzzo Engineering, ma che in questo caso non si concretizzerà.

A mostrare crescente preoccupazione per questo scenario sono, innanzitutto, i circa 20 dipendenti della Fira.

Silenzio, invece, da parte del presidente, il commercialista di Pescara Alessandro Felizzi, nominato a marzo 2016 da D’Alfonso al posto di Rocco Micucci, che a maggio 2017 è stato inquisito per un presunto affidamento illecito di servizi e forniture per fatti risalenti proprio alla sua gestione della finanziaria regionale.

In concomitanza con la nomina di Felizzi, D’Alfonso ebbe a magnificare il radioso futuro della Fira nel suo ruolo strategico per l'economia regionale, annunciando, inoltre, che nel giro di pochi mesi sarebbe stata trasformata appunto in società “in house”, con iscrizione alla Banca d'Italia come intermediario finanziario. 

L’intenzione di sbarazzarsene non piace, tuttavia, a parte della maggioranza.

Contraria Forza Italia in primis, con il presidente della commissione vigilanza Mauro Febbo, che denuncia da tempo lo stato di limbo in cui versa la Fira con il risultato che sono fermi 50 milioni di euro con cui la finanziaria dovrebbe emanare i bandi.

Lontani, dunque, i tempi in cui la Fira era uno deli enti più potenti e ambiti. I tempi dell’ex presidente di Giancarlo Masciarelli, travolto nella clamorosa inchiesta sui 16 milioni fondi Docup destinati a sostenere gli investimenti regionali, ma che in realtà, hanno sentenziato i giudici, sono risultati illecitamente sviati e percepiti da una serie di soggetti che intrattenevano rapporti privilegiati con i vertici della Fira e politici amici.

Dalle indagini relative a quella vicenda scaturì poi nel 2008 l’inchiesta Sanitopoli che travolse il presidente della Regione Ottaviano Del Turco e la sua maggioranza di centrosinistra.

La Fira ci ha messo tempo a riprendere quota dopo quella mazzata. E inizialmente le intenzioni della Regione di D’Alfonso era quella come detto di rilanciarla alla grande. Poi le cose sono andate molto diversamente.

La Fira, con i bilanci in sofferenza, si è ritrovata a fare praticamente nulla, visto che man mano tutte le sue competenze, a cominciare dai bandi Ipa all’assistenza tecnica alla progettazione e alla gestione e rendicontazione dei fondi strutturali europei, sono passate al nuovo astro nascente degli enti regionali, Abruzzo Sviluppo, di cui è presidente Manuel Da Monte e che ha tra i convinti sponsor il coordinatore della maggioranza Camillo D’Alessandro del Partito democratico.

Abruzzo Sviluppo ha pure ottenuto anche il rinnovo della gestione del microcredito a sostegno della crescita e dell’occupazione, una partita da 33 milioni di euro.

Se dunque da una parte in As i soldi girano e aumentano contestualmente le consulenze esterne, oramai nell’ordine delle decine, alla Fira le risorse scarseggiano ed è costretta ad applicare i piani di solidarietà ai dipendenti.

Insomma, sembra ormai chiaro che la Fira non diventerà società in house.

Il progetto iniziale prevedeva la liquidazione, attraverso una conversione del capitale in prestito obbligazionario, dei soci privati di minoranza. Che sono Banca Caripe, con il 19,6 pern cento delle quote, Bper, (12,6 per cento), Carichieti (9,6 per cento), Intesa Sanpaolo (2,8 per cento), Credito cooperativo Abruzzo e Molise (2,8 per cento), e Banca Delle Marche (1,5 per cento).

Ma non c'è neanche l’ombra dell’iscrizione all’albo degli intermediari finanziari della Banca d’Italia, che avrebbe fatto fare a Fira il salto di qualità.

Un segnale eloquente è stata poi l’assenza dall’Assemblea dei soci del 14 giugno del presidente D’Alfonso, sostituito da D’Alessandro.

Pochi giorni prima si era sparsa la voce delle dimissioni di Felizzi e dei componenti del cda, poi però anche qui nulla di fatto.

Se si va sul sito internet della Fira, balza agli occhi, nell’apposita sezione, l'assenza di bandi a cui rispondere, ma c'è soltanto un archvio di quelli già chiusi.

Sulla home page campeggia ancora la promozione di un convegno Industria 4.0 dello scorso maggio. La news più aggiornata è quella che annuncia che “gli uffici di Fira rimarranno chiusi per tutto il mese di agosto per le ferie estive. Le attività riprenderanno regolarmente a settembre”.



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