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FACCIA A FACCIA TRA ASSESSORE REGIONALE ATTIVITA’ PRODUTTIVE E PRESIDENTE ENTE TERAMANO. LA REGIONE PREOCCUPATA DALLO STALLO: POTREBBE CONFIGURARSI UN DANNO ERARIALE

CAMERE COMMERCIO: FEBBO A LANCIOTTI, FUSIONE L’AQUILA-TERAMO ENTRO 22 OTTOBRE

Pubblicazione: 12 ottobre 2019 alle ore 11:26

L’AQUILA - Ora c’è una “data X”, un limite invalicabile, un vero e proprio ultimatum.

La Regione non attenderà oltre il 22 ottobre prossimo. Se entro quella data la Camera di Commercio di Teramo non avrà definitivamente sciolto i propri dubbi sulla fusione con i cugini dell’Aquila, il procedimento sarà definitivamente portato a compimento con i decreti firmati dal governatore, Marco Marsilio.

La notizia è filtrata dal confronto, un vero faccia a faccia, che l’assessore alle Attività produttive, Mauro Febbo, ha avuto con il presidente della Camera teramana, Gloriano Lanciotti, per sbloccare una unione al palo da anni.

La circostanza emerge in un momento cui c’è tensione e confusione anche alla luce della dura lettera del presidente dell’ente camerale, Lorenzo Santilli, in cui denuncia la mancata fusione e il rischio del blocco delle attività e di danno erariale di immagine, indicando tra i responsabili oltre ai cuigini teramani anche la Regione.

Ora con Lanciotti Febbo è stato perentorio: la Regione non può andare oltre, è già ampiamente fuori tempo massimo e rischia di dover rispondere di un possibile danno erariale. Lanciotti avrà due chance: revocare la delibera con cui anche Teramo aveva, su base volontaria, sancito la fusione; oppure proseguire sulla via della unificazione.

Va detto che qualora si persegua la prima strada, quella della revoca, bisognerà fare i conti con un decreto ministeriale, quello del 2017, che ha ratificato la nascita della Camera di Commercio del Gran Sasso d’Italia.

Quel decreto è stato firmato dall’allora ministro per lo Sviluppo economico, Carlo Calenda, ed è difficile immaginare che possa essere annullato.

Febbo ha detto, in maniera perentoria, che la Regione ormai non può più rinviare senza un giustificato motivo la procedura disciplinata dalla legge: l’ente avrebbe, sin d’ora, l’obbligo di richiedere alle associazioni di categoria di designare i rappresentanti della futura Camera di Commercio unificata, a cui dovrebbero seguire i decreti di nomina da parte del governatore. Procedura da portare a termine entro un tempo massimo di 30 giorni, quindi ampiamente superato.

Teramo, dopo l’iniziale volontà di fusione, assolutamente comune con quella dell’Aquila, ha fatto dietrofront. Sulla scorta del ricorso che molte Camere hanno presentato alla Corte Costituzionale sull’intero impianto della riforma Renzi, che ha tagliato da 105 a 60 il numero totale in Italia.

La Corte dovrebbe esprimersi nei primi sei mesi del 2020, ma il caso di Teramo esula da questo contesto: la fusione è stata portata a termine su base volontaria. Nel mirino dei teramani è finita la questione della sede (quella legale è stata fissata all’Aquila), ma anche, più in generale, tutta la riorganizzazione da dover completare.

Con questo fa il paio la lettera che il presidente della Camera aquilana, Lorenzo Santilli, ha inviato al Ministero e alla Regione. Missiva con cui si denuncia che, stando così le cose, l’ente non può provvedere ad assunzioni che sarebbero necessarie visti i pensionamenti e neanche alla programmazione economica definitiva. Con pesanti conseguenze. Una situazione di vero stallo.



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