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ORDINE DEL GIORNO AL COMUNE PER BLOCCARE ITER CHE DOVREBBE CONCLUDERSI IN ESTATE; SINDACO D'ALBERTO, 'DIFENDEREMO NOSTRO PRESIDIO'

CAMERA COMMERCIO GRAN SASSO: A TERAMO BARRICATE CONTRO FUSIONE CON L'AQUILA

Pubblicazione: 20 maggio 2019 alle ore 18:00

L'AQUILA - Non sarà certo una passeggiata l'epocale fusione della Camera di commercio dell'Aquila con quella di Teramo, che dovrebbe arrivare a compimento entro l'estate. A volerla, non senza distinguo, è infatti è soprattutto L'Aquila, mentre dall'altro versante del Gran Sasso, si continuano ad erigere barricate. 

Ultima mossa ci sarà al consiglio comunale di Teramo, che si appresta ad approvare un ordine del giorno, presentato dalla maggioranza attraverso il consigliere Andrea Core, con cui si impegnano il sindaco Gianguido D'Alberto, e la sua giunta, a chiedere al Governo e al presidente della Regione Abruzzo Marco Marsilio la sospensione del percorso di accorpamento.

"Questa fusione è assolutamente inaccettabile - ha tuonato al quotidiano Il Centro il sindaco D'Alberto -, perché costituisce un'operazione che va a sottrarre un presidio importante al nostro territorio. Non è una battaglia che serve per metterci la medaglietta o campanilistica, ma è finalizzata a conservare un presidio che va ben al di là delle funzioni che meramente svolge".

Ad ispirare l'odg l'Aniem e Api di Teramo, che da tempo contestano anche la costituzionalità della fusione.

Insomma a volere la fusione è più che altro il versante aquilano che si terrebbe la sede legale. A Teramo però si sostiene che è proprio il suo territorio, a contare il numero maggiore di imprese. 

L'ultimo passaggio, in base al cronoprogramma, si definirà in estate, con le elezioni che serviranno a comporre il Consiglio e ad eleggere il presidente della neonata Camera di commercio industria artigianato agricoltura del Gran Sasso d'Italia. 

Dopo l'unificazione di Chieti e Pescara arriverà così a compimento anche il percorso di fusione di L'Aquila e Teramo. 

Risalgono al 22 novembre 2016, va ricordato le delibere, contemporanee, delle Camere di L'Aquila e Teramo, con le quali è stato sancito l'accorpamento su base volontaria, in base alla legge 580 del 1993. 

Atti con cui si è stabilito di fissare la sede legale all'Aquila e quella secondaria a Teramo. Ad essere unificati anche i due patrimoni, ma gli eventuali introiti, potranno essere utilizzati solo nei rispettivi territori di riferimento.

A poter riaprire i giochi, anche l' dell’ordinanza del Tar del Lazio che ha rimesso in gioco l’intero impianto normativo delle fusioni. Intervenendo sul ricorso presentato dalla Camera di commercio di Pavia, per l’annullamento del decreto ministeriale che disponeva la riduzione del numero degli enti camerali attraverso il loro accorpamento, il Tribunale amministrativo regionale ha rilevato dei profili di incostituzionalità di alcuni articoli della legge in applicazione della quale è stato adottato il relativo decreto. Da qui la decisione del Tar di rinviare gli atti alla Corte Costituzionale, che dovrà adesso esprimersi sulla questione. Un’ordinanza, che come facilmente prevedibile, ha portato diverse Camere di commercio ad interrogarsi sul proseguire o meno l’iter di fusione. 



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