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CALCIO: L'AQUILA-PISA DERBY DEL CUORE DI CAGNALE
''CHE EMOZIONI IN ROSSOBLU', LA PIAZZA CRESCE...''

Pubblicazione: 10 maggio 2014 alle ore 17:00

L'ex L'Aquila Calcio Alessandro Cagnale
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L’AQUILA - Un vero derby del cuore, quello di domani tra L’Aquila e Pisa nel primo turno dei play off di Prima divisione, per Alessandro Cagnale, 40 anni compiuti da qualche giorno, allenatore alle prime armi e, una decina di anni fa, sovrano della difesa tanto in rossoblù quanto in nerazzurro, due squadre dove ha giocato e vissuto complessivamente per 9 anni, il clou della sua carriera.

Intervistato da AbruzzoWeb a poche ore dal match, Cagnale, che l’anno scorso è tornato al “Fattori” in occasione della finale promozione contro il Teramo vinta dall’Aquila nella beneaugurante processione di ex organizzata da questo giornale e dal club rossoblù, esprime soddisfazione per il bel cammino in campionato di entrambe le squadre ed evita di schierarsi, combattuto.

“Sarò egoista, spero che finisca ai rigori!”, scherza, facendo notare come il fattore campo potrebbe favorire L’Aquila ma al tempo stesso, la promozione non garantita per chi si è meglio piazzato dopo 120 minuti costringerà i rossoblù a non attendere e giocare, dando spazi anche ai toscani.

L'ex difensore campano non si tira indietro a comparare le due piazze, "non sono ipocrita, Pisa ha un passato di serie A e B ed è calda come una piazza del Sud, ma L'Aquila sta aprendo un ciclo e potrà crescere ancora".

Se pensi all’Aquila e Pisa e ai play off per la serie B che emozione provi?

Provo rammarico con entrambi i colori. Con il Pisa almeno ho avuto la fortuna di farli, i play off per la cadetteria. Con L’Aquila ho il dispiacere di un girone d’andata strepitoso e quello di ritorno disastroso, in C1, con Paolo Stringara in panchina, con un calo sotto tutti i punti di vista, anche societario, che condizionò quella stagione. Per quello che era valore di quella squadra, non aver raggiunto gli spareggi è stato un fallimento. Col Pisa perdemmo la finale contro l’Albinoleffe. Il rammarico è perfino maggiore, quella partita ci ha tolto e mi ha tolto la serie B, arrivarci in quel momento avrebbe dato uno slancio diverso alla mia carriera e invece quello è rimasto il traguardo più alto.

Te l’aspettavi questo scontro o è stato una sorpresa?

Con questa formula allargata direi che è stato rispettato il pronostico da parte di entrambe le squadre. Tutte e due avrebbero potuto conquistare una posizione ancora più vantaggiosa rispetto a questa. Certo, ci tengo a fare i complimenti all’Aquila perché per il club rossoblù è, come è stato scritto, un traguardo storico, anche se con la zona play off allargata. Da ottant’anni mai i rossoblù volavano così in alto e mi fa veramente piacere. La società ha dato continuità al lavoro della passata stagione, un modo di fare diverso rispetto a tanti altri sodalizi che cambiano molto velocemente.

Hai giocato a lungo con entrambe le piazze, che differenze ci sono?

Non me ne vogliano i tifosi rossoblù ma ci sono differenze enormi, non voglio passare per ipocrita. Pisa si porta dietro un passato glorioso e importante, e un attaccamento soprattutto della provincia. In tempi passati la provincia si avvicinava alla serie A e alla B, portavano spettatori. All’Aquila la provincia risponde molto poco. Pisa l’ho sempre considerata una piazza del Sud anche si trova al Centro Nord: un pubblico caloroso su tutti i punti di vista, positivo e negativo, e questo un calciatore lo preferisce sempre, è gratificante. L’Aquila è un po’ più tranquilla ma negli ultimi anni sta crescendo. Se si dovesse aprire un ciclo come ritengo sia questo, ritorneremo a vedere lo stadio Fattori pieno come ai bei tempi. L’entusiasmo purtroppo cresce pian piano e solo con la forza dei risultati.

Come ti sei trovato a vivere in queste due città?

Ho vissuto 5 anni all’Aquila e 4 a Pisa, la mia carriera si è sviluppata soprattutto in questi due posti, perciò è facile rispondere, sono stato benissimo. L’Aquila è stata la città della mia formazione, ci sono arrivato da ragazzino e sono andato via da uomo. Pisa è stata la città della mia maturità. Sono legatissimo a queste due squadre.

Impossibile non chiederti un pronostico...

Il mio cuore è combattuto, non saprei proprio fare una previsione, non so per chi tifare, a schierarmi andrei contro i miei sentimenti. Sarò egoista, forse la cosa migliore per me è vedere le due squadre ai rigori, almeno con la ‘lotteria’ ci facciamo una ragione del risultato finale!

Giocando in casa L’Aquila è avvantaggiata?

Il fattore campo pesa sicuramente, ma vista la formula che hanno studiato con i rigori, anche L’Aquila non può fare una partita di attesa, non basta il pareggio per 120’ per passare, e quindi il vantaggio non è tutto per i rossoblù. Bisogna giocare senza fare calcoli. Io ho vinto il campionato con L’Aquila con uno 0-0, ma anche lì giocammo senza fare calcoli.

Il pubblico sugli spalti promette una cornice eccezionale.

È tornato a essere un bel colpo d’occhio come ai tempi degli spareggi con il Gualdo o l’Acilia che ho visto in foto, o come ai tempi miei. La città risponde appieno, anche se quello che manca, così come al mio Benevento, è la provincia, che risponde poco.

Da qualche anno hai cominciato la carriera di allenatore, come ti trovi fuori dal campo? E se un giorno dovessi allenare una di queste due squadre?

Sto facendo esperienza in serie D come secondo e un po’ anche in prima persona al Torrecuso, nel girone I, proverò a fare qualcosa anche in quest’altra veste. Anche quando stai in panchina vorresti dare un calcio al pallone, o fare qualche chiusura, forse perché ho smesso da poco... Allenare Pisa o L’Aquila? Tornare nei posti in cui sono stato bene sarebbe una grandissima emozione.



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