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CALCIO: E' MORTO GERARDINI VECCHIA GLORIA DEL GIULIANOVA

Pubblicazione: 29 luglio 2013 alle ore 09:42

GIULIANOVA - Dopo una lunga malattia è morto, nel primo pomeriggio di ieri, Aquilino Gerardini, una delle grandi vecchie glorie del Giulianova Calcio insieme al fratello maggiore Emore.

Aveva 78 anni. Con il Giulianova aveva iniziato a giocare nel 1950 nelle giovanili per diventare titolare in prima squadra, a 16 anni, l’anno successivo.

Difensore centrale roccioso e insuperabile, nel ’57 passò all’Aquila, in serie C, insieme a Francesco lanni, in compagnia del quale nel 1960 si trasferì in Canada, all’Italo-Canadian di Hamilton.

Tornato in patria, rigiocò nell’Aquila, e in seguito nella Civitanovese, nella Fermana e nella Nocerina, prima di fare ritorno a Giulianova per altri due anni, quindi a Mosciano e infine a Montesilvano, dove concluse la carriera nel ’73 come allenatore-giocatore.

Gerardini lascia la moglie Rosvita Ruggieri e le figlie Nunziella e Lia. I funerali si svolgeranno oggi pomeriggio, alle 16.30, nella Chiesa di S. Antonio a Giulianova Paese.

LA NOTA DI WALTER DE BERARDINIS

Gerardini Aquilino nasce il 22 ottobre 1935 a Giulianova, da Antonio e Annunziata Di Marco, anche suo fratello, Emore Gerardini I, del 1933, giocherà con il Giulianova. Fin da giovanissimo gioca sempre in strada o al campo per assistere alle partire del Giulianova. A 13 anni esordisce con i Pulcini (1948).

Nel  1949-50 approda alla prima squadra, esordio con 15 presenze, fino al campionato 1957-58 rimarrà al Giulianova. Dal campionato 1958-59 e fino al campionato 1961-1962 a L’Aquila, con una parentesi nel 1960 in Canada (serie A, che per spessore tecnico pari alla C dell’Italia). La parentesi canadese avviene per una serie di motivi.

Nel 1960, all’Aquila, per via della ristrutturazione del campo, i giocatori dovevano vestirsi negli spogliatoi del campo per poi proseguire a piedi in un altro campo non attrezzato distante 4 chilometri, per poi tornare indietro per farsi la doccia. Da diverso tempo, la società calcistica dell’Aquila non elargiva più i soldi per pagare vitto e alloggio per i loro giocatori che venivano da fuori provincia. In uno di questi frequenti spostamenti a piedi, Gerardini II e l'altro giuliese Francesco Ianni furono avvicinati da un emissario marchigiano, per conto del campionato di calcio canadese.

Aquilino, Francesco e un altro compagno di squadra ciociaro, Filippo Cannavacciuolo, accettarono l’offerta. Il giorno dopo riferirono il tutto alla società, la dirigenza non cedette alle loro richieste, ma alla fine dovette cedere alle loro pressione.

La decisione di partire si diffuse subito fino ad arrivare alle redazioni sportive regionali e nazionali che, con un titolo lapidario e quanto mai ironico scrissero: “Fuggiti per una casetta in Canadà”, famosa canzone cantata dal duo Carla Boni e Gino Latilla.

Intanto, incuranti delle polemiche, ma anche spronati dalla fame e per far fortuna nelle famose Americhe, partirono. A Milano (Malpensa), i tre “avventurieri”, Cannavacciuolo, Gerardini II e Ianni, in attesa di prendere l’aereo diretto in Canada, furono avvicinati dalla Polizia di frontiera, con la scusa di un controllo, che ben presto si tramuto in un fermo, per motivi inspiegabili. Furono sequestrati i tre passaporti e gli atleti rimandati all’Aquila, eravamo nella primavera del 1960, e in Canada il campionato iniziava subito in estate, quindi tra di loro serpeggiava lo sconforto più profondo.

Arrivati all’Aquila, furono convocati davanti al procuratore della Repubblica, in seguito a una formale denuncia della società calcistica aquilana, in merito al loro allontanamento ingiustificato, visto che la società deteneva ancora il loro “cartellino”.

Sentite le parti in causa, specialmente le lagnanze dei 2 giuliesi e del ciociaro, il procuratore accolse la loro richiesta e li lasciò andare via, dopo aver consegnato loro i passaporti. In realtà, all’Aquila, Gerardini II doveva prendere 80 mila lire al mese, compreso vitto e alloggio; all’epoca un operaio specializzato ne prendeva 80 mila ma di solito con 30 mila si arrivava tranquillamente alla fine del mese.

Il Giulianova calcio, quando lo diede all’Aquila, si fece dare 2 milioni 800 mila lire per Gerardini II e zero per Ianni. A quest'ultimo, poi diedero 35 mila lire per rimborso spese, considerando che un pasto costava 300 lire all’epoca. Mentre sul piatto i canadesi offrirono 80 dollari canadesi. I tre alla fine partirono per il Canada via aereo, andarono a giocare ad Hamilton a 30 chilometri da Toronto. Il campionato nazionale canadese era per lo più formato da oriundi italiani, figli di emigranti italiani del primo Novecento.

Il campionato di serie “A” del 1960 era composto da 2 squadre di Hamilton, 8 di Toronto e 4 di Montreal. Si giocava sempre in notturna per via del gran caldo, tranne qualche eccezione. Dopo 5 mesi dall’inizio del campionato, la squadra era al secondo posto, sarebbe bastato vincere contro la diretta concorrente per essere i primi del giorne, ma la partita fu persa.

Seguirono grandi polemiche, tanto da far esclamare ad Aquilino che "dove ci sono italiani in terra straniera non si sta mai bene, sempre polemiche ci sono!".

Il presidente e il segretario (anche loro italo-canadesi) decisero di portare la loro squadra in 'ritiro' presso un cinema (non come oggi), davano il film La gatta sul tetto che scotta con Liz Taylor e Burt Lancaster. All’uscita dalla sala, mentre Aquilino discuteva con il segretario, passò una coppia di militari della marina canadese con quei pantaloni bianchi  a “zampa d’elefante”. Aquilino, da buon giuliese, esclamò: “..Avà, cuscì sot’ vind’la guerra!", in questo modo avete vinto la guerra. I militari, non capendo cosa stesse dicendo l’italiano, tirarono diritti per la loro strada.

Il segretario, nonostante fosse originario di Secinaro, gli rispose “Mica sono vigliacchi come voi italiani”, Aquilino stizzito per la risposta gli rifilò 7-8 pugni da stenderlo a terra e ne nacque una piccola rissa. Quella fu la classica goccia che fece traboccare il vaso, la mattina dopo prese la decisione di andarsene dal Canada. Il giorno dopo si recò in segreteria per chiedere i soldi del biglietto di ritorno per l’Italia, come da contratto, ma per tutta risposta gli fu risposto dal segretario che gli erano stati già dati.

Anche questa volta Aquilino non si fece pregare due volte, prese una sedia e la tirò contro la parete, sfondandola. Il segretario chiamò la polizia e l’interprete, questi ultimi lo fecero desistere nel tentativo di linciarlo. Dopo questo episodio gli furono consegnati i soldi e si imbarco a New York con la nave commerciale “Cristoforo Colombo” e sbarco a Napoli dopo essere stato 7 giorni in navigazione.

Arrivato a Napoli, rivestito di tutto punto, si faceva notare per il suo stile americano, ma un tassinaro di Giulianova, in cerca di persone da riportare in Abruzzo, lo riconobbe subito e lo riaccompagnò a casa. Una volta tornato a Giulianova, si recò all’Aquila per vedere se la società poteva dargli una mano, ma ritrovò i due amici d’avventura, Ianni e Cannavacciuolo, infatti entrambi erano già da 6 giorni nel capoluogo perché avevano preso l’aereo il giorno dopo aver saputo che lui aveva abbandonato il Canada.

L’Aquila Calcio e l’intera dirigenza apprezzarono molto il gesto di riconciliazione dei tre “fuggitivi”, anche perché nell’ambiente sportivo aquilano circolava la voce che la squadra avesse acquistato 3 pezzi da “90” dall’America del Nord, per la precisione dal Canada.

Gerardini ricominciò con il calcio nostrano nel campionato 1960-61 e 1961-62 all’Aquila. Nel 1962-63 passò alla Civitanovese in “C”, fino al 1963-64 e 1964-65, mentre Ianni andò al Brindisi in quarta serie.

Nel campionato 1965-66 passò alla Fermana (per un solo anno). Nell’ultima di campionato la squadra perse contro la Ternana,  e lui e altri se andarono perché la tifoseria era adirata per la mancata promozione. Sempre nel campionato 1965-66, si giocò allo stadio Rubens Fadini la sfida tra Giulianova e la Fermana, fu la prima e ultima volta che tornava da ex, 1:0 gol di Piccioni del Giulianova. La settimana precedente l’incontro morì la madre, Annunziata Di Marco, e i dirigenti della Fermana gli consigliarono di restare in tribuna.

Aquilino respinse l’idea e scese regolarmente in campo. La partita era ferma sullo 0 a 0, quando effettuò una rimessa laterale, parti una parolaccia all’indirizzo di suo padre e sua madre, lui di scatto rispose per le rime toccandosi i genitali. Il pubblico locale, vedendo il gesto si imbufalì. Alla fine dell’incontro, parecchi giuliesi lo aspettarono fuori, solo il giuliese Renato Cassiani (collega) lo difese dai suoi concittadini. La “vendetta” della società giuliese, per quel gesto poco cavalleresco, non si fece attendere.

A Teramo fu organizzato il 1° torneo Interamnia di calcio, ogni squadra partecipante poteva richiamare i suoi ex giocatori, il Giulianova richiamò tutti tranne Aquilino. Il suo compagno di squadra Fernando Colangelo di Penne (Pescara), visto che Aquilino non era stato convocato, gli propose di andare al Teramo.

In una delle tante partite-spareggio per la vittoria, il Teramo doveva battere il Bari così da permettere al Giulianova di vincere il torneo, il dirigente giuliese Vittorio Iaconi, papà di Ivo e Andrea (allenatore il primo e dirigente il secondo) promise a Gerardini II che alla vittoria contro il Bari gli avrebbe pagato una cena da Beccaceci, che non fu mai fatta.

Sempre in quell’anno, 1965-66, fu organizzato un torneo tra le rappresentative dei vari gironi, Aquilino fu convocato per la Fermana e l’altro suo collega, Roberto Vieri (Bob) (papà di Christian Vieri), giocava con la Sangiorgese (Porto Sangiorgio) e Corrado Viciani era l’allenatore. Il regolamento prevedeva che ci si fermasse per una domenica e un incontro tra le rappresentative dei gironi della quarta serie nazionale, il “G”(Abruzzo e Marche) il “D”(solo il Lazio). La partita finì 2 a 1 per Abruzzo-Marche, sotto l’occhio vigile del selezionatore Mannuzzi.

Una volta che i giocatori furono a Roma, dopo aver sistemato i loro abiti in hotel, andarono in via Veneto per un passeggiata. Vieri rimase senza soldi per dopo alcune spese, allora Gerardini gli pagò tutte le consumazioni, a Giulianova un caffè costava 20 lire, mentre in via Veneto a Roma ne costava 280, un lusso per quei tempi. Oltre che pagare la consumazione a Vieri, in più, gli toccò prestare anche 10 mila lire per farlo ritornare a Porto San Giorgio, con la promessa della restituzione che mai avvenne. Fu in quell’anno che gli paventò l’idea di ritirasi dalla professione di calciatore, per dedicarsi al suo lavoro di elettricista.

Ma quando una notte l’imprenditore calzaturiero giuliese, Luigi Granata (Giggì) e Renato Lattanzi gli annunciarono che la Nocerina era interessato al suo cartellino, non ci penso due volte e accettò.

L’anno prima era stato oggetto di scambio tra la Fermana e la Civitanovese, dai due presidenti, i fratelli Santori, noti titolari di calzaturifici delle vicine Marche. Ma loro volevano fare il salto di qualità vendendo il giuliese Gerardini alla Reggiana, che all’epoca militava in serie B, ma alla fine non se ne fece niente e fu ceduto alla Fermana per 180 mila lire al mese, mentre una famiglia media ne prendeva 80 mila.

Finalmente, dopo tante rimostranze, accettò la proposta per il campionato 1966-67 e 1967-68 per due anni a Nocera inferiore, con 230 mila al mese e 800 mila d’ingaggio, l’anno dopo ne prese 400. La  Nocerina militava in quarta serie.

Dopo l’esperienza con la Nocerina, ritornò per 2 anni al Giulianova (1968-69 e 1969-70) in 4 serie per 40 mila lire al mese. Alla fine dei due campionati decise di smettere, ma nel 1969-70 diventa allenatore-giocatore, del Mosciano in promozione, ma per contrasti con la dirigenza, pare che i dirigenti non volevano fare una squadra di vertice, finì il campionato e andò via per contrasti con il medico Di Giuseppe. Nel 1969-70 va a Montesilvano, sempre come giocatore-allenatore, per poi dire addio al calcio professionistico.



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