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BUBBOLO, 50 CANDELINE SPENTE CONTRO I 'CINCIARI'
''UN PORCAIO, L'AQUILA E I GIOVANI SENZA FUTURO''

Pubblicazione: 30 dicembre 2015 alle ore 17:39

Stefano Bubbolo
di

L’AQUILA - “Alle istituzioni che purtroppo ci rappresentano, voglio chiedere con forza di fare l’impossibile per aiutare i più giovani a non perdersi e a non andare via dall’Aquila. Questa città, che è una via di mezzo tra un mortorio e un porcaio, si sta spegnendo definitivamente. Non c’è lavoro. E senza lavoro non c’è futuro per nessuno”.

Ha festeggiato i 50 anni scattati a mezzanotte nella discoteca Cinema Rex, in quel centro storico che conosce come le sue tasche.

Ma Stefano Bubbolo, uno dei più noti personaggi pubblici aquilani, polemista senza peli sulla lingua, dopo l’euforia per quelle 50 candeline spente insieme a 250 persone “giuste, quelle che veramente mi vogliono bene”, si scioglie come un burro al pensiero di chi all’Aquila terremotata sta crescendo con estrema difficoltà. 

“Tra i palazzi che vengono ricostruiti - dice Bubbolo ad AbruzzoWeb - c’è un vero mortorio. E non fa bene vederlo, non fa bene viverci così, senza avere un’idea del futuro della città che ha ancora bisogno di parecchi anni prima di essere ricostruita completamente. E questa cosa a me non va giù, non è possibile continuare a vedere andare via chi qualche anno fa avrebbe fatto carte false per restare a vivere in una città che era bellissima e a misura d’uomo”.

“Vedo i giovani senza una meta, li guardo bivaccare in centro e capisco che non hanno una direzione precisa nella vita - continua - sono disillusi e si perdono nell’alcol e nella droga, roba brutta che ovviamente c’era pure prima del terremoto, ma c’erano pure un po’ di speranza e qualche lavoro in più per provare a imboccare la strada giusta. Oggi, invece, è solo perdizione e nulla più”.

“Io però non mollo - precisa Bubbolo in uno scatto d’orgoglio - perché nel bene e nel male, da disoccupato e con la salute precaria ho scelto l’amore per la mia città. Qui ho ancora mia madre, mio fratello e mia sorella. E ho tanti amici che resistono insieme a me. Non biasimo chi va via, specie se ci sono di mezzo i figli e le occasioni di lavoro, però mi fanno incazzare i tanti aquilani ‘cinciari’ che se ne vanno a passeggiare altrove pur di non vedere L’Aquila, la nostra L’Aquila, ancora ridotta così”.

E allora, conclude Bubbolo, “facciamo di tutto per tenere duro. Ma questa politica morta deve svegliarsi, perché qui la situazione è triste. A voi politici ribadisco di aiutare la gioventù. Oppure L’Aquila diventerà un posto soltanto per chi si spegne e non per chi ci vive e la rende viva. Io qui voglio continuare a viverci e voglio morirci. La amo troppo”. 



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