di Roberto Santilli
L'AQUILA - Un concertone rock con le canzoni di Vasco Rossi e l'infernale chitarra di Andrea Braido ha incendiato uno stracolmo Ridotto del teatro comunale dell'Aquila nel giorno della Befana.
Tre ore e passa di musica maiuscola con i Punto Radio, cover band aquilana del rocker di Zocca e il musicista trevigiano di fama mondiale (troppo) spesso ricordato per aver messo la firma nel primo sold-out di sempre allo stadio San Siro di Milano, vera casa del Blasco nazionale, col quale ha dilaniato chitarre fino al 1993.
Braido ha accettato di ritornare in città a distanza di poche settimane dall'ultima esibizione per l'evento legato al progetto "Liubliù" ("Ti voglio bene"), organizzato dal Corpo italiano di soccorso raggruppamento Toscana e delegazione di Firenze dell'ordine dei Cavalieri di Malta e volto a raccogliere fondi per garantire un mese di vacanza a Tarquinia (Viterbo) a 20 bambini bielorussi della scuola del villaggio di Duravichi, nei pressi di Chernobyl luogo del disastro nucleare del 1986 le cui onde assassine rovinano migliaia di vite ancora oggi.
Il quarantasettenne chitarrista trevigiano ha accettato l'invito a suonare con i Punto Radio, cover band aquilana di Vasco Rossi, sul palco del Ridotto del teatro comunale dell'Aquila per una raccolta fondi da destinare ai bambini bielorussi del villaggio di Duravichi, nei pressi di Chernobyl, luogo del disastro nucleare del 26 aprile 1986.
"Una bellissima iniziativa - dice un esausto Braido nel camerino del Ridotto, dopo una performance che ha emozionato il pubblico accorso in gran numero - non ho esitato un istante ad accettare l'invito. Certe tragedie non possono essere dimenticate".
Braido ha suonato con forza tanti vecchi successi di Vasco insieme agli ormai noti Punto Radio di Mirko Cannella (voce), Alessio Cappelli e Mauro Ciancarella (chitarre), Giannantonio Coia (sax), Jacopo Di Donato (tastiere, programmazioni e cori), Matteo Ferrauto (batteria) e Alfredo Tursini (basso), facendo il suo ingresso sul palco per l'assolo sul finale del pezzo del '96 Gli Angeli, dall'album Nessun pericolo... per te.
Proprio nel cuore della città colpita dal sisma del 2009.
"Credo che i riflettori sulla vicenda aquilana si stiano spegnendo - osserva Braido - è importante trovare il modo di tenerli accesi. L'idea di chiamare in soccorso gli artisti come Vasco può andare bene, ma poi le decisioni vengono prese personalmente. Deve essere una scelta, come la mia stasera".
Una serata nel nome del rock, un'altra serata infernale firmata da uno dei migliori chitarristi della scena musicale mondiale, il quale, però, non si dimostra affatto tenero quando si parla dello stato di salute del rock made in Italy.
"Male", risponde lapidario il fenomeno di Treviso.
"Perché vedo in giro tanti 'fighetti', ma il rock è un'altra cosa. Parliamo di roba fisica, invece qui siamo di fronte a fenomeni prettamente visivi. Non è un caso se Jimi Hendrix parlava di musica da 'sentire'. Oggi è tutto molto patinato, si puntano i fari solo sulle voci e sui personaggi e si lascia la musica sullo sfondo, relegata a un ruolo secondario".
In Italia secondo lei è così. All'estero?
Mi sono trovato molto bene in Germania, ho trovato un ambiente aperto, favorevole agli artisti stranieri. Non è così in Francia e per certi versi non è così neppure negli States, dove sono stato per diverso tempo quando avevo vent'anni. Gli Usa e il mondo anglo-americano in generale hanno fatto la storia del rock, ma è pur vero che dopo tanti anni si dovrebbe cambiare la mentalità del 'go on, yankee', altrimenti in prima fila ci saranno sempre loro. Sono reduce da una performance da quelle parti e posso dire che il pubblico ha apprezzato moltissimo il mio modo di fare musica, vuol dire che la cultura c'è ma è ancora troppo forte la voglia di imporre il business. L'Europa ha molto da dire e da suonare, da noi ci sono grandissimi musicisti che meriterebbero di essere conosciuti a fondo.
Ma lo show-biz ha le sue regole difficili da scalfire.
Posso dire che la mia esperienza è profonda, ho una personalità musicale ben definita ma molte porte in Italia continuano a restare chiuse, mentre si spalancano per il primo americano che viene da noi, o per gli Allevi, le Vibrazioni e altri. Meritano, per carità, ma in Italia non ci sono soltanto loro. Tante realtà continuano a restare nascoste. E se si cerca solo di ricreare fenomeni come Vasco o la Pausini si perde in partenza, perché quelli sono fenomeni unici. Apprezzo una come Noemi, spero continui a crescere e a non finire per sprecare il talento.
Sembra che lei abbia voglia di togliersi qualche sassolino dalla scarpa.
Sto scrivendo un libro per raccontare la mia versione degli eventi, non so quando uscirà, ma dentro ci finiranno molte cose anche divertenti, come un aneddoto che ho raccontato a Patty Pravo qualche tempo fa. Sta ancora ridendo.
La lasciamo andare via, però dobbiamo prima chiederle se un giorno o l'altro tornerà a suonare con Vasco.
Io sono un musicista che non ha problemi con nessuno, mi piace suonare e do alla musica un significato profondo, la ritengo necessaria per la felicità della gente. Vasco e io anni fa abbiamo preso strade diverse, ma questo non significa che non si possa un giorno suonare ancora insieme.
IL PROGETTO LIUBLIU'
Il progetto Liubliù è un'iniziativa di Marlon Eich, capogruppo del Cisom dell'Aquila, che ha fortemente voluto l'evento.
"Un evento nato per caso - dice la Eich, di origini tedesche ma da quarant'anni a Ocre, nell'Aquilano - dopo l'esperienza di volontariato a Tarquinia con i piccoli bielorussi. L'Aquila si è sempre distinta per il grande impegno nella solidarietà e questa manifestazione spiega più di mille parole
quanto sia ancora grande il cuore degli aquilani. Il terremoto non lo ha scalfito, non abbiamo dimenticato la gente del mondo che soffre tutti i giorni".
"Devo ringraziare tutti i musicisti che hanno accettato di suonare gratis oggi - continua la Eich - sono stati eccezionali. Senza il loro contributo non avremmo potuto regalare una così bella inziativa alla gente dell'Aquila, che ha risposto venendo qui al Ridotto e mettendo la mano al portafogli. Io, poi, da fan sfegatata di Vasco, mi sono goduta le sue canzoni suonate e cantate da una splendida cover band accompagnata dalla chitarra di Braido, e anche la musica dei 'Bugs', gruppo rock in cui suona mio figlio. Sono strafelice".
Il progetto "Liubliù" mira a far perdere ai bambini bielorussi esposti alle radiazioni di perdere dal 30 al 50 per cento del cesio-137 assorbito.
I dati scienfitici mostrano infatti come una cura di risanamento al mare di almeno 30 giorni riduca la possibilità di contrarre tumori, leucemie ed altre patologie collegabili alle conseguenze della radioattività.
Conduttore della serata è stato Francesco Cardilli, che al termine della esibizione dei Punto Radio ha premiato i vincitori della tombolata che ha visto partecipare il pubblico presente al Ridotto.
L'incasso ottenuto dalla vendita delle cartelle ha 'integrato' i fondi raccolti per i bambini bielorussi.
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07 Gennaio 2012 - 08:56 - © RIPRODUZIONE RISERVATA
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