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PRIMA PROIEZIONE NAZIONALE, INDAGINE CONDOTTA SU 106 COMUNI DELL'ASSOCIAZIONE LUCA COSCIONI: DEPOSITATE CIRCA 170.000 DAT, PESARO, MATERA E VARESE IL TOP. LA CLASSIFICA

BIOTESTAMENTO: L'AQUILA TRA LE ULTIME CITTA', LA MAPPA DI CHI HA DECISO SUL FINE VITA

Pubblicazione: 15 dicembre 2019 alle ore 07:28

L'AQUILA - In Italia solo 3 persone su 10 si sono poste il problema di pianificare il proprio fine vita e lo 0,7% della popolazione ha redatto le Disposizioni anticipate di trattamento (Dat), in Lombardia il dato sale al 3%. Le più sensibili al tema sono le donne, non credenti, di età compresa fra i 26 e i 40 anni. 

A due anni dall'approvazione della legge sul testamento biologico, emerge che la conoscenza degli italiani della normativa è ancora piuttosto superficiale, solo il 19% dichiara di essere ben informato mentre il 28% non ne ha mai sentito parlare. 

Lo rileva una ricerca nazionale promossa da Vidas, associazione che offre assistenza sociosanitaria a persone con malattie inguaribili, e realizzata da Focus Management su un campione statisticamente rilevante della popolazione italiana composto da 1602 cittadini.

I più preparati e favorevoli al testamento biologico sono i cittadini residenti nelle regioni del nord-ovest, atei o agnostici, di età compresa tra i 26 e i 40 anni e con un livello di istruzione medio-alto. 

I meno informati vivono al sud e sono credenti over 70. Le tre regioni più favorevoli sono Basilicata (5,3), Piemonte (4,9) e Lombardia (4,7).

Sono ancora pochi gli abruzzesi che hanno deciso sul proprio fine vita: A L'Aquila solo un cittadino su 849 ha lasciato indicazioni sulle cure mediche nel caso di una eventuale impossibilità a comunicare direttamente a causa di malattia o incapacità; la percentuale sale a Pescara con uno su 209.

Nella classifica per numero di Dat rilasciate il capoluogo adriatico si piazza ai posti alti della classifica, mentre L'Aquila è in coda, dietro a Trapani e Maserà di Padova.

A Pescara sono state depositate 572 Dat, nel capoluogo abruzzese appena 57.

A fotografare la situazione, in attesa che il registro nazionale appena approvato con due anni di ritardo entri in funzione raccogliendo e rendendo immediatamente consultabili le dat, è una ricerca fatta dall’Associazione Luca Coscioni in 106 comuni italiani con più di 60mila abitanti. 

lo studio

Il 5 ottobre 2019 l’associazione Luca Coscioni ha promosso un accesso agli atti generalizzato per richiedere ai 106 Comuni italiani con più di 60mila abitanti quante Dat sono state ricevute dai Comuni dall’entrata in vigore della legge fino alla data della richiesta. 

Di questi 106, solo 73 hanno rispettato i 30 giorni previsti per la risposta dall’art. 5 comma 2 del D. Lgs 33/2013. L’associazione procederà con diffide nei confronti dei 33 Comuni che non hanno risposto entro i termini di legge. L’indagine non tiene conto delle Dat depositate dai notai e presso le strutture sanitarie.

Nei 73 Comuni che hanno risposto, risultano essere state depositate 37.493 Dat con un +23% nei primi tre trimestri del 2019 rispetto ai primi tre trimestri del 2018. Il dato è spiegato dal fatto che molti Comuni hanno iniziato a raccogliere le Dat in grave ritardo, solo nei primi mesi del 2019. Proiettando questo dato sul totale della popolazione italiana, è ipotizzabile che ad ottobre 2019 siano state depositate circa 170mila DAT (1 cittadino ogni 355 abitanti, comprendendo anche i minori di 18 anni)

Prendendo in considerazione la classifica “Rapporto Dat depositate/popolazione”: Analizzando i 20 peggiori comuni protagoniste in negativo sono Sicilia (Trapani, Ragusa e Marsala); Lazio (Roma, Guidonia e Viterbo); Calabria (Catanzaro, Lamezia e Cosenza) e Lombardia (Legnano, Sesto San Giovanni e Monza).

Curioso il dato dei Comuni con più Dat depositate in rapporto alla popolazione: Pesaro, Matera e Varese (Centro, Sud e Nord).
Tra i 20 comuni più virtuosi sono assenti quelli delle Isole, mentre troviamo un 30% di Comuni del Nord-Est, un 25% di Comuni sia del Centro che del Nord-Ovest, e un 20% di Comuni del Sud Italia.

Tra i peggiori 20 comuni il 35% si trova al Sud, il 25% al centro, il 20% nelle Isole, il 15% nel Nord-Ovest e solo il 5% nel Nord-Est d'Italia.

Nessuna Regione italiana ha inserito le Dat nel fascicolo sanitario elettronico, come da possibilità prevista dalla legge. Inoltre, a livello istituzionale, non è ancora stata condotta alcuna campagna informativa sul tema. Per colmare la mancanza associazione Luca Coscioni ha lanciato CitBOT, un’intelligenza artificiale e prima chat-bot al mondo in grado di consentire ai cittadino la difesa delle proprie libertà civili. 

Per accedere al sistema si può usare il sito www.citbot.it, il canale Telegram TeleCitBOT e le pagine tematiche del sito ufficiale dell'associazione Luca Coscioni (www.associazionelucacoscioni.it).

“La differenza nei dati è esclusiva responsabilità della politica, quella nazionale per l'assenza di una campagna informativa, quella locale per gli ostacoli che i Comuni frappongono ai cittadini – ha dichiarato Marco Cappato, tesoriere dell'associazione Luca Coscioni -. Lo conferma una ricerca commissionata quest’anno da Associazione Luca Coscioni a SWG secondo cui per l’84% degli italiani le istituzioni non hanno correttamente informato i cittadini sui loro diritti e su come redigere un testamento biologico; mentre il 71% non è a conoscenza del procedimento per il deposito delle Dat". (a.c.p.)



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