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BELLICOSO: IL CAMICIAIO DELL'AQUILA DAL 1959,
''RESTO IN CITTA' TRA SODDISFAZIONI E DIFFICOLTA'''

Pubblicazione: 04 agosto 2013 alle ore 09:59

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L'AQUILA - “Dietro un'attività commerciale c'è dedizione completa e sacrificio. L'imprenditoria aquilana è da pionieri e sappiamo che tutte le mattine inizia la nostra guerra”.

Pierluca Bellicoso è il camiciaio dell'Aquila, la sua attività macina quotidianamente chilometri di filo ma anche di strada, perché dal 1959, anno in cui suo padre ha aperto l'attività, la "Fratelli Bellicoso" non si è mai fermata.

Neanche il sisma è riuscita a buttarla giù, grazie alla buona volontà e allo spirito di adattamento, è andata avanti senza lasciare i suoi clienti neanche per un istante.

“Nei momenti difficili le persone hanno bisogno di aggrapparsi ai punti di riferimento - racconta Bellicoso ad AbruzzoWeb - e noi, per gli aquilani, siamo stati uno di questi. Senza abbandonarli neanche nel periodo del terremoto”.

La sua azienda è a gestione familiare, Pierluca, il titolare, sua moglie e sua madre, più sette dipendenti, insieme alla voglia di ripartire hanno avuto anche la capacità di adattarsi a ogni situazione, facendo la spola tra L'Aquila e Roma, traslocando la sartoria e, gambe in spalla, caricando e spostando tutti i tessuti.

“E poi la nostra città indossa la camicia, come possiamo lasciarla senza il suo fornitore di fiducia!”.

Quando è nata l'azienda?

Nel '59, per mano di mio padre. A sua volta anche lui aveva ereditato il lavoro dal genitore, mio nonno, che faceva il sarto nel paese di origine, vicino Lanciano (Chieti). All'epoca non c'era la televisione e per far giocare i figli aveva insegnato loro a fare la camicia, molto più facile da realizzare rispetto a un abito. Insieme a mio padre anche i due fratelli più grandi hanno seguito questa passione familiare, aprendo una camiceria all'Aquila, in via Bazzano e l'idea s'è diffusa subito, così l'azienda "Fratelli Bellicoso" ha preso due strade, è stata realizzata una fabbrica di camicie che distribuiva in tutta Italia e dava lavoro a 70 dipendenti e poi, parallelamente, realizzavano camicie solo su misura con la vendita diretta al pubblico.

Come ha iniziato lei?

Io ho deciso di seguire le orme di mio padre nel 1987, dopo aver preso il diploma e aver fatto il militare. I primi anni mi occupavo delle mansioni più elementari, poi ho imparato a conoscere i tessuti, le conformazioni fisiche dei clienti, che non sono tutti uguali, perché ognuno è “storto a modo suo”, e infine a prendere le misure e tirare fuori il modello.

E poi ha preso in mano le redini dell'azienda.

Ci siamo trasferiti in via Paganica, dove avevamo un edificio di proprietà. Avendo molti clienti che venivano da Roma alla fine degli anni '90 ho deciso di aprire un piccolo locale nella Capitale, nel quartiere Prati, dove mi appoggio tutt'ora per due giorni a settimana per prendere le ordinazioni. Dopo qualche anno di esperienza i miei decisero di passarmi il testimone, pur continuando ad apportare il loro grande bagaglio di esperienza.

Locale piccolo che, però, si è rivelato salvifico dopo il sisma del 6 aprile 2009.

Si, è stato provvidenziale. Lì la nostra attività è cresciuta lentamente, alcuni clienti ci conoscevano, altri ce li siamo conquistati sul campo e proprio grazie a loro, dopo il terremoto, siamo potuti ripartire dopo solo 40 giorni, in un momento in cui gli aquilani avevano altri pensieri. Avendo una quantità sufficiente di lavoro siamo riusciti ad affittare all'Aquila un magazzino nel nucleo industriale di Pile, dove siamo stati circa 4 anni e lì abbiamo trasferito la nostra sartoria. Ora ci troviamo nella nostra nuova sede, definitiva, nel nucleo industriale di Sassa.

Avete ricevuto solidarietà dai romani?

Moltissima. C'è stata gente che veniva ad acquistare le camicie da noi anche se ne aveva prese di nuove da poco. I primi giorni, poi, ricevevo decine e decine di telefonate dai clienti capitolini, mi sono stati veramente molto vicini.

Ma non avete mai pensato di trasferire completamente l'attività lontano dalle vostre radici.

Crediamo nella nostra città e abbiamo fatto di tutto per rimanerci. Non abbiamo lasciato L'Aquila per un giorno, anche se continuiamo ad avere molte difficoltà.

Parliamo di un argomento più spensierato. Come nasce la passione per le camicie?

Sono cresciuto tra i tessuti, mio padre e mia madre lavoravano insieme e io passavo molto tempo in laboratorio, quindi è stato naturale proseguire l'attività, nonostante i miei genitori mi consigliassero di intraprendere un lavoro più semplice, perché rapportarsi a fornitori, dipendenti e clienti è molto difficile.

Come cambia la moda della camicia?

Avendo 60 anni di esperienza sul campo abbiamo osservato l'evolversi di mode e gusti. Agli inizi i colori dei tessuti per le camicie erano soltanto quattro, oggi nel nostro scaffale sono presenti almeno 200 varianti tra tinte unite, righe e quadretti in vari tipi di tessitura; abbiamo visto l'alternarsi di camicie aderenti e larghe, di colletti piccoli, grandi e persino a tre bottoni.

L'Aquila è una città in camicia?

Si. Gli aquilani sono abituati a indossare la camicia. In tante città più grandi il camiciaio non c'è, a Pescara, per esempio, c'è mio zio, in altre, ormai, si contano sulla punta delle dita. Siamo pochi e l'aquilano che può farsi la camicia su misura si sente privilegiato, e anche io, perché il mercato è buono, riusciamo a mantenere la qualità alta a un prezzo molto accessibile.



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