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BARNARD: ''SENZA L'EURO L'AQUILA SI POTREBBE RIFARE''

Pubblicazione: 05 marzo 2011 alle ore 14:06

Paolo Barnard
di

L’AQUILA - “Non è vero che lo Stato non può indebitarsi per creare ricchezza: con una moneta sovrana può spendere senza limiti. All’Aquila, per esempio, potrebbe aprire cantieri su cantieri per ricostruire tutta la città e, al tempo stesso, arricchire le imprese, gli operai e i tecnici. Ma gli Stati in Europa oggi non hanno più una moneta sovrana, con Lira, Marco, Franco e le altre sostituite dall’Euro”.

È un vero e proprio progetto truffaldino, sotterraneo e internazionale, quello che il giornalista Paolo Barnard ha denunciato ieri nella sua tappa aquilana del giro di conferenze che sta tenendo in tutta Italia per promuovere il suo saggio “Il più grande crimine”, pubblicato online sul sito www.paolobarnard.info.

E nel capoluogo Barnard ha trovato un esempio ideale, quello della ricostruzione che balbetta, per spiegare alla gente, accorsa nella sala conferenze della chiesa San Francesco d’Assisi di Pettino, quanti disastri possa creare nella vita di tutti i giorni una realtà in cui le nazioni non possono più inventare moneta, avendone perso la sovranità, né spenderla per arricchire i cittadini, ma devono letteralmente acquistarla dai mercati di capitali privati, indebitandosi.

Il cronista bolognese ha esordito ricordando agli aquilani che “nel grande mare dell’economia siamo tutti come una massa di pesci, che però non sanno nuotare. Non ci capiamo niente - ha aggiunto - eppure l’economia è tutto. Si tratta di una cosa voluta, perché questo settore importantissimo in questo modo è nelle mani di pochi, che lo gestiscono a piacimento”.

Per Barnard, “una pianificazione economica decisa a tavolino da grandi gruppi di potere, dal settore privato, che stava perdendo la battaglia contro la democrazia partecipativa e oggi, invece, si ritrova l’unico governo del mondo”.

È proprio questo il “grande crimine” descritto nel saggio e illustrato ieri sera all’Aquila: “Un piano - ha spiegato Barnard a chiare lettere - per togliere agli Stati il potere monetario, con la nascita dell’Euro, e quello legislativo, con la creazione dell’Unione europea”.

Il piano che Barnard ha svelato alla platea aquilana è stato portato avanti dagli anni Quaranta. “Dentro la testa di politici, tecnici ministeriali e docenti di economia - ha aggiunto - sono state trapanate queste idee, sono poi nate fondazioni di studio parauniversitarie per inculcarle. Con l’arrivo di Reagan, Thatcher, Kohl e Mitterrand al potere, è semplicemente finita la storia: hanno vinto loro”.

Ma chi sono “loro”? Nessun grande vecchio o grande fratello, tanto che per Barnard è quasi inutile fare nomi. “Fondi sovrani stranieri - ha snocciolato - grandi assicurazioni, fondi speculativi e fondi pensione, banche private, speculatori”.

Tutti questi soggetti, tanto per fare un esempio, gestiscono gli Euro: uno stravolgimento rispetto alla normale prassi delle banche centrali che creano i soldi in uno stato a moneta sovrana.

“L’Euro - ha sottolineato Barnard - è una moneta che non è di nessuno. È emessa sulla carta da un sistema delle banche centrali ma finisce subito a quei capitali privati, che decidono i tassi d’interesse con cui rivenderla alle nazioni, che piegano la testa e s’indebitano, e non possono spendere perché rischiano l’insolvenza”.

Un’autentica jattura rispetto a quanto accadrebbe in situazione normale: “Se lo Stato ha la propria moneta - ha ricordato Barnard - non può essere insolvente, perché non ha debiti con nessuno, solo con se stesso, e li paga semplicemente inventando altra moneta. E spende quanto e come vuole, altro che 15 miliardi, anche 30 per la ricostruzione”.

Le conseguenze del debito che si crea per dover acquistare moneta invece che averne una sovrana sono disastrose: “Dall’indebitamento degli Stati - ha proseguito il giornalista - a guadagnarci sono solo i grandi esportatori e i grandi speculatori che possono acquistare, a poco, servizi come i telefoni e le strade. L’ultima fase, nei prossimi anni, vedrà gli Stati vendere anche i servizi essenziali, come l’anagrafe e perfino la sanità, per ricevere moneta con cui pagare i debiti. E se il cittadino può fare a meno di telefonare, certo non può fare a meno di andare dal medico”.

Dopo aver trattato lungamente di questo aspetto economico del “crimine”, Barnard ha solo accennato quello politico. “L’Unione europea - ha spiegato - non è come gli Stati Uniti, ma una ‘roba’ in cui la Commissione che fa le leggi non la elegge nessuno, bensì è composta da un’élite non eletta di burocrati. Le leggi europee sono gerarchicamente superiori a quelle nazionali, quindi le costituzioni si svuotano e oltre a quella monetaria lo Stato perde anche la sovranità legislativa”.

Le soluzioni contro il “grande crimine”. Per Barnard, a oggi semplicemente non ci sono. “La risposta ottimista - ha spiegato in conclusione - è mobilitarsi eccetera, più realisticamente non ci possiamo fare niente. Le comunità potrebbero decidere di creare ‘monete locali’, sovrane, per sfuggire un minimo. Oppure, se l’Italia uscisse dall’Euro, tornando a una Lira sovrana, dovrebbe sopportare alcuni anni di crollo di fiducia e fuga dei capitali, ma poi tornerebbero”.

Più realisticamente, ha concluso il cronista, “si può pensare in termini di storia e lottare tutti un po’ come le formiche, come hanno fatto i popoli nel Settecento e l’Ottocento. Non dico i nostri figli, e nemmeno i figli dei nostri figli, ma la generazione ancora successiva forse potrebbe riprendere in mano il senso dello Stato e sconfiggere il ‘crimine’”.

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