VIA LIBERA DALLA GIUNTA AL REGOLAMENTO IN ATTESA DEI CENSIMENTI
E' UN MODO PER RIPOPOLARE I TERRITORI E CREARE OPPORTUNITA' DI LAVORO

BANCA DELLA TERRA: COME FARE
PER OTTENERE FONDI INCOLTI

Pubblicazione: 03 agosto 2017 alle ore 07:30

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L'AQUILA - Dopo una lunga trafila, la legge della Banca della terra della Regione Abruzzo ha compiuto un altro importante passaggio per la sua concreta attuazione e per consentire l’assegnazione di terreni incolti o abbandonati e fabbricati rurali inutilizzati a chi ne farà richiesta, con beneficio per le aree interne d’Abruzzo spopolate, e a giovani o meno giovani che desiderano tornare all’agricoltura.

Con il decreto dello scorso 12 luglio, il presidente della Regione, Luciano D’Alfonso, ha emanato infatti il regolamento di attuazione che era stato approvato in  Consiglio regionale in aprile, dopo oltre un anno dall’approvazione della legge che porta la firma del consigliere Lorenzo Berardinetti di Regione Facile e del consigliere del Movimento 5 Stelle Pietro Smargiassi.

Un regolamento che stablisce tempistiche e modalità e condizioni di assegnazione, che qui di seguito Abbruzzoweb illustra con dovizia di particolari.

Il regolamento, tra l'altro, è stato studiato anche per disinnescare le osservazioni della Corte dei Conti, che ha annoverato la legge della Banca della terra tra quelle di incerta copertura economica, in quanto, hanno scritto i giudici contabili, “emergono potenziali spese legate ai compiti di censimento dei terreni da recuperare affidati ai Comuni che, a loro volta, si possono rifare sula Regione e in tal caso i relativi oneri non troverebbero adeguata copertura nel bilancio regionale".

Ma sia per Berardinetti che per Smargiassi, nulla impedisce che eventuali spese possano essere previste in bilancio in un secondo tempo.

E per come è stata impostata la filiera, con il supporto garantito ai Comuni, non ci sono spese non preventivate.

Al netto delle problematiche, comunque, ora non ci sono più ostacoli per rendere operativa la legge, consentendo ai Comuni, con regole certe, a occuparsi dei censimenti dei terreni che poi saranno messi a bando.

La legge, è stato sostenuto, può davvero contribuire a far rifiorire l’agricoltura in zone dove è stata abbandonata e rappresentare un’opportunità per la creazione di nuove imprese, formate in particolare dai giovani e per l’ampliamento di imprese agricole già esistenti, che potranno dedicarsi tra l’altro alla produzione di prodotti autoctoni, arginando lo spopolamento delle aree interne e rafforzando la tutela del patrimonio.

COME FUNZIONA LA BANCA DELLA TERRA

L’albo sarà formalmente istituito presso il Dipartimento Politiche dello Sviluppo Rurale e della Pesca della Regione Abruzzo.

Sarà diviso in due Elenchi, per i beni di proprietà pubblica e i beni di proprietà privata.

I terreni agricoli abbandonati, incolti, insufficientemente coltivati e i fabbricati rurali inutilizzati vengono censiti dai Comuni o dalle loro Unioni, con il supporto dei Centri di assistenza agricola (Caa), dell’Agenzia per l’Erogazione in agricoltura (Agea) e degli altri Enti pubblici locali non regionali.

In questo modo anche i piccoli Comuni che non hanno sufficienti risorse umane, saranno messi in grado, con l’aiuto esterno, di fare i censimenti, potendo anche utilizzare dati e documenti forniti da altri enti pubblici, attivando apposite forme di collaborazione.

In caso di difficoltà per i Comuni di procedere al censimento dell’intero territorio di rispettiva competenza, è possibile identificare prioritariamente e censire “le aree che per propria natura, per posizione orografica per possibilità di accorpamento con aree contigue o per caratteristiche di viabilità sono di maggiore interesse ai fini della successiva assegnazione per la rimessa a coltura”.

Si prevede insomma anche una via semplificata.

Su richiesta dei titolari, possono essere inseriti nel censimento i beni di proprietà privata specificando la destinazione ad uso agricolo o forestale, il periodo di disponibilità e il canone di affitto richiesto.

In alcuni Comuni, consiglieri evidentemente disinformati avevano urlato al rischio di espropri: una evidente boutade, poiché l’iscrizione di un terreno alla Banca della terra è volontaria, il proprietario può chiedere un canone d’affitto.

E non solo, visto che può in qualsiasi momento, richiedere ai Comuni l’aggiornamento dei beni censiti o la cancellazione dei beni dall’elenco, motivando la richiesta.

Fatti i censimenti, i Comuni sono tenuti entro il 30 ottobre di ogni anno a inviarli alla Regione. Alcuni Comuni sono già a buon punto, perché si sono anticipati nel lavoro in attesa del regolamento.

Bisognerà poi dare pubblicità dei terreni messi nell’elenco con affissione negli Albi Pretori, pubblicazione sui siti Istituzionali dei Comuni e altre forme di promozione, in modo tale da assicurare la massima trasparenza nonché l’aggiornamento dei dati in essa contenuti.

Ed ecco invece le modalità di assegnazione dei terreni e stabili abbandonati.

Il bando sarà fatto dal Dipartimento Politiche dello Sviluppo Rurale e della Pesca della Regione.

La graduatoria sarà decisa soprattutto in base al Piano di coltivazione presentato da chi farà richiesta.

Un Piano che deve prevedere il raggiungimento degli obiettivi di ripristino, l’inizio e i tempi di realizzazione delle opere, dei lavori e degli acquisti necessari, da avviare entro centottanta giorni dall’assegnazione, con definizione di un cronoprogramma.

L’assegnazione non potrà superare i quindici anni.

A fare punteggio, le opere che “contribuiscono al miglioramento delle condizioni fisico-meccaniche del terreno e delle proprietà chimico-biologiche (livellamento della superficie del terreno, dissodamento o scasso o ripuntatura, spietramento, aratura, fresatura, concimazione, semina o trapianto, rullatura)”.

Quanto costeranno però i terreni?

I canoni di affitto dei beni privati saranno oggetto di libera contrattazione tra le parti.

Ai proprietari pubblici dei terreni dovrà essere pagato invece un canone annuo compreso tra lo 0,5 per cento e il 10 per cento del Valore agricolo medio (Vam). 

In Abruzzo, per dare un’idea, un terreno incolto produttivo in un area interna oscilla intorno ai 1.600 euro ad ettaro all’anno, e in questo caso il canone sarà tra gli 80 e i 160 euro.

I beni assegnati potranno essere revocati per la mancata attuazione del Piano, per mancato pagamento del canone di affitto o di concessione, se saranno realizzate opere e lavorazioni del terreno non consentite dall’atto di assegnazione e se i beni saranno dati in subaffitto.

Ovviamente è esclusa la possibilità di cambio di destinazione d’uso.



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