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L'ESPERTO CHE INSEGNA DIRITTO COSTITUZIONALE ALL'UNIVERSITÀ DI TORINO, ''MESSA COSI' E' VITTORIA DEI RICCHI E IL PAESE E' GIA' SPACCATO IN TROPPI PEZZI''

AUTONOMIA DIFFERENZIATA: ''L'ITALIA RISCHIA DI AFFONDARE'', I DUBBI DEL PROF PALLANTE

Pubblicazione: 11 novembre 2019 alle ore 07:19

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L'AQUILA - "Rischiamo di disgregare lo stesso concetto di solidarietà nazionale".

Interviene così Francesco Pallante, professore associato di Diritto costituzionale all'Università di Torino, sul tema, che potrebbe investire le regioni in forte difficoltà come l'Abruzzo, delle cosiddette autonomie differenziate per le Regioni italiane a statuto ordinario.

Sullo sfondo, dunque, la richiesta di maggiore autonomia avanzata da Lombardia, Veneto, Piemonte, Liguria, Emilia-Romagna, Toscana, Marche, Umbria e Campania, in un'epoca di divisioni in Italia, Paese che di divisioni vive da prima che nascesse, sempre più accentuate dalla crisi di tipo politico, economico e sociale che ha investito praticamente l'Europa intera, basti pensare alla Brexit.

"L'autonomia differenziata - spiega il professor Pallante ad AbruzzoWeb - in sé potrebbe essere uno strumento in più per valorizzare le peculiarità regionali, ma non certo così come viene posta. Tra le questioni discutibili, c'è l’idea che in quell'elenco di materie ricavate dalle Costituzione si debba attingere a tutto ciò che è attingibile. Qui, però, vedo un fine e uno strumento, vedo una scelta ideologica e non politica, al di là delle motivazioni economiche".

"Se attuata sarebbe l'ennesima vittoria dei ricchi? Messa così, sì - prosegue - Siamo oggi un Paese molto diseguale non soltanto per le condizioni delle persone, ma pure per i territori. Così, invece, la situazione può peggiorare le cose, non semplicemente cristallizzarle".

Andando sul tecnico, "Abbiamo una disposizione costituzionale che, in astratto, prevede queste possibilità, ma che manca della legge di attuazione. In pratica, non abbiamo una legge che dia attuazione all'articolo 116, comma 3, della Costituzione. Quindi, manca un quadro generale che possa valere per tutte le Regioni e che dunque ponga anche dei limiti, come accade per tutti i poteri costituzionali che non sono illimitati; ma se noi diamo attuazione a questo articolo della Costituzione perché le Regioni più forte hanno preso l'iniziativa e queste stesse Regioni propongono la cornice di regole entro cui sviluppare l'autonomia, non esiste più il concetto del limite".

D'altra parte, per il professor Pallante "le pre-intese con cui venne avviato tutto il percorso proprio negli ultimi giorni della fine della scorsa legislatura, rappresentano qualcosa di 'strano'. Non si era mai vista una disposizione costituzionale attuata con pre-intese tra i soggetti interessati. È quasi una attuazione privatistica della Costituzione, non so se rendo l'idea".

"Servirebbe, al contrario, una regola generale che valga per tutti e che sia posta dall'esterno e non dai soggetti interessati. Questi ultimi si possono sì muovere nel quadro di regole definite prima in astratto, ma soltanto dopo, non prima".

A questo punto, viene da chiedersi che fine faranno le regioni più deboli come l'Abruzzo, che, secondo l'ultio rapporto Svimez è, tra le regioni italiane interessate dal fenomeno, al primo posto per emigrazione "intellettuale", con una percentuale del 35 per cento dei giovani laureati che va a vivere altrove.

"Oggi ci sono almeno due Italie - è il pensiero, su questo punto, di Pallante - con dati Eurostat che, su alcuni indicatori, pongono le regioni più depresse del Sud Italia al livello di Romania e Bulgaria. E in questo momento si parla di come liberarsi delle 'zavorre' italiane, non di come recuperare l'enorme ritardo che c'è in alcune zone del Paese. Se si ragiona in questi termini, è la fine della solidarietà nazionale, laddove l'articolo 2 della Costituzione parla di doveri inderogabili di solidarietà economica, politica e sociale. Si può ragionare sulle cause che hanno portato a una certa situazione, ma non abbandonare a se stesso chi è in difficoltà".

"E pure questi ultimi dati - precisa quindi - che parlano di finanziamento dei servizi degli enti locali sulla base del pregresso, di quanto già esistente, lascia intendere che la situazione in cui ci troviamo non è tutta imputabile alle popolazioni e alle amministrazioni del sud. Insomma, è il modo di affrontare le cose che non condivido. Si è disgregata l'idea che i problemi, ad esempio, del Casertano, siano anche i problemi della Brianza, quindi è proprio la fine della solidarietà nazionale".

"A livello europeo sta succedendo lo stesso? In termini generali, sì, ma vedo che c'è un ritorno, un fenomento ampio, dell'idea che i diritti, in particolare quelli sociali, debbano essere una priorità per la tenuta democratica, perché un Paese è democratico se le disuguaglianze non superano una certa soglia. Lo si vede nelle questioni ad esempio fiscali con la progressività rattrappita ovunque, con lo spostamento delle imposte verso l'Iva e non verso il reddito e sui patrimoni, ma pure con il sotto-finanziamento di certi diritti e il taglio allo stato sociale", afferma ancora.

"Mi sembra che in alcuni posti, che hanno vissuto una stagione critica nei confronti di queste tesi di uguaglianza, si stia tornando a una riflessione più attenta. Stupisce, che so, che negli Stati Uniti ci sia oggi chi si dichiara socialista. Un tempo nessuno avrebbe osato farlo. Lo stesso sta accadendo in Inghilterra", continua nella sua analisi l'esperto.

Nel frattempo, il nord Italia è diventato un luogo per soli ricchi? 

"Se si guarda alla mia Torino - risponde Pallante - città che ha una storia di difficoltà legate alla pesante deindustrializzazione subita, ci si accorge delle enormi sacche di povertà in quartieri periferici, cosa che si ritrova in altre città del nord. Una situazione meno evidenziata, ma che è ben presente".

"Ecco perché queste autonomie differenziate non sono le risposte. Si dovrebbe capire se la nave è salvabile oppure no. Sempre che interessi a qualcuno", conclude.



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