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AUDITORIUM: ''SARA' PROVVISORIO? COME LA TOUR EIFFEL...''

Pubblicazione: 07 ottobre 2012 alle ore 16:33

Massimo Cialente, Renzo Piano e Lorenzo Dellai in conferenza stampa
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L’AQUILA - A un certo punto, mentre Massimo Cialente stava parlando del nuovo auditorium dell’Aquila accanto a chi lo ha disegnato, Renzo Piano, e chi lo ha finanziato, Lorenzo Dellai, nel bel mezzo dell’affollatissima conferenza stampa s’è sentito distintamente il vagito di un bimbo.

Non si è capito chi stesse seguendo l’incontro con carrozzina al seguito, ma la metafora è bella e servita ed è calzante: una nuova vita alle porte del centro spezzato dal terremoto, con questa struttura per la musica che piaccia o non piaccia, adesso c’è.

“Anche la torre Eiffel doveva essere provvisoria...” ha detto il sindaco, ribadendo una volta di più quello che aveva già spiegato ai microfoni di questo giornale, che la struttura dovrà restare lì “per almeno 200 anni”.

Seppure lo stesso archistar abbia tenuto a ribadire una volta di più: “L’opera è provvisoria, poi decidete voi che cosa farne”. “Un vezzo”, questo, secondo Cialente.

“Prima del terremoto - ha ricordato Max - come spazi culturali avevamo di tutto, eravamo una città viziata da questo punto di vista e poi abbiamo perso tutto. Quando venne con quest'idea Renzo Piano per noi fu come vedere la luce. Sapete che oggi disponiamo solo del ridotto del teatro comunale, quindi questa è una struttura decisiva”.

Non solo. L’auditorium “darà anche un nuovo assetto urbanistico, questo pezzo di parco era meno curato e non aveva una sua identità, oggi finalmente sta recuperando un suo ruolo”.

“A distanza di 200 metri - ha snocciolato Cialente - aprirà la nuova sede della facoltà di Lettere, tra quattro-cinque anni sarà pronto il Forte spagnolo, tra tre il teatro comunale, e poi l'ex distretto militare cambierà destinazione: questa parte della città sarà votata alla cultura”.

“Dovrei star zitto, un architetto non dovrebbe spiegare quello che fa come un cantante non spiega una canzone - ha esordito Piano - Lo spazio che abbian fatto è qua vedetelo e giudicatelo voi se va bene o non va bene”.

“È una cassa armonica - ha ricordato, spiegando al progetto - e non a caso abbiamo usato un legno di cui perfino Stradivari andava ad approvvigionarsi per i suoi violini (l'abete rosso della val di Fiemme, ndr). Quando si fa un regalo dev'essere un bel regalo, un gioiello, è una questione di dignità. All'Aquila serve l'eccellenza”.

"È fondamentale che l'auditorium sia qua - ha aggiunto - questo è il luogo più vicino alla zona rossa che abbiamo trovato".

Parlando della ricostruzione del capoluogo d'Abruzzo, Piano ha aggiunto che "si sa benissimo come restaurare, c'è una sapienza tutta italiana. Ma deve tollerare la presenza della gente - ha concluso - Ci vuole una diagnostica molto attenta e sofisticata ma non distruttiva, per capire meglio".

Pungolato dai cronisti sull’intervista rilasciata all’Espresso in cui Piano spiegava che l’auditorium era un’alternativa rispetto a un suo impegno più massiccio in un’immediata ricostruzione mai partita, l’archistar ha prima un po’ preso le distanze da quell’articolo.

Ma, ha aggiunto poi, “allora non tirava aria, poi è successo di tutto e abbiamo capito perché, lasciamo perdere le polemiche. Non fu sbagliato fare questa cosa, perché questa si poteva fare”.

Infine una promessa: "Tornerò a vedere come il sindaco lo terrà, se farà pulizia e se userà la piazza", ha detto scherzando. "Accetto la sfida", ha risposto Cialente per nulla scomposto.

Quanto a Dellai, presidente della Provincia autonoma di Trento che ha tirato fuori i quattrini, 6,7 milioni, ci ha tenuto in premessa a dire che “l'Italia è molto migliore di come la si rappresenta. Non ovunque i soldi dei cittadini vengono usate per fare festicciole”, facendo un evidente riferimento al caso-Lazio.

"Le pubbliche amministrazioni si incontrano con capacità tecniche, volontariato organizzato e voglia di fare per le popolazioni e i territori - ha aggiunto - Penso che possa essere un segnale anche per il presidente della Repubblica".

"Ricordo quando siamo partiti - ha detto poi il presidente sull'impegno di Trento all'Aquila dopo il sisma del 6 aprile 2009 - e ci siamo detti perché non aggiungere questa cosa molto bella alla presenza molto intensa che c'è stata con 2.758 persone. Sappiamo quanto la musica sia nel cuore degli aquilani e quanto può essere importanti ritrovarsi in un luogo e fruire di buona musica".

C’è stato il tempo per ‘sposare’ la protesta degli operatori della cultura contro i tagli regionali. “La Regione non ha capito nulla della città, del terremoto, delle speranze e del destino degli aquilani”, ha liquidato così Cialente la mossa.



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