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LA FOTOGRAFIA DELL'ABRUZZO NEL SESTO RAPPORTO SUI CRIMINI AGROALIMENTARI PRESENTATO ALL'AQUILA. REGIONE DECIMA PER ATTRATTIVITA' TURISTICO-CULTURALE

AGROMAFIE, SITUAZIONE SOTTO CONTROLLO MA GUARDIA ALTA SU RISCHIO INFILTRAZIONI

Pubblicazione: 12 giugno 2019 alle ore 20:25

L'AQUILA - Una situazione sotto controllo, se si pensa all'intensità del fenomeno, sicuramente più preoccupante se si valutano, invece, i rischi potenziali di infiltrazione criminale.

E' questa la fotografia dell’Abruzzo scattata nel sesto rapporto sui Crimini Agroalimentari in Italia presentato alla scuola ispettori della Guardia di Finanza dell’Aquila. La regione è decima in Italia per l'attrattività turistico-culturale della filiera agroalimentare.

Per quanto riguarda l'intensità del fenomeno agromafia, è stata stilata una graduatoria provinciale che fa riferimento alla situazione 2016: In base a questa, Pescara si posiziona al 45esimo posto, tra i territori a rischio medio-basso; Chieti, L'Aquila e Teramo rispettivamente tra il 94esimo e il 96esimo posto, nella zona in cui i rischi sono ritenuti bassi.

Guida la classifica Reggio Calabria, seguita da Genova, Verona, Palermo, Caserta e Napoli. Le province migliori sono invece Aosta, Bolzano e Trento.

Nell’evento di oggi ha portato il suo saluto il comandante della scuola, Gianluigi Miglioli. Sono intervenuti Gian Maria Fara, presidente dell’Eurispes, Ettore Prandini, presidente Coldiretti, Gian Carlo Caselli, presidente del Comitato Scientifico dell’Osservatorio sulla criminalità nel settore agroalimentare, Carlo Ricozzi, comandante dell'Ispettorato Istituti Istruzione della Guardia di Finanza e Nicola Morra, presidente della Commissione parlamentare Antimafia.

Servono interventi nuovi e più incisivi soprattutto per il Sud - ha spiegato il presidente della Commissione parlamentare antimafia Morra - Penso ad esempio a normative ad hoc capaci di ,contrastare il reato dell’agro-pirateria".

“Siamo convinti che l’Italia sia un’eccellenza a livello mondiale sotto questo punto di vista – ha detto il presidente nazionale Coldiretti Prandini – e per questo il nostro Paese deve essere preso ad esempio dalle altre forze dell’ordine, dalle altre forze di controllo che operano nel resto dell’Europa e nel resto del Mondo per cercare di dare sempre più certezze e garanzie ai consumatori, ai cittadini che poi acquistano prodotti agroalimentari”.  

Dalla graduatoria emerge emerge chiaramente come 32 delle 106 province considerate (circa il 30,2%) siano caratterizzate da un livello di agromafia superiore alla media nazionale. 

L’agromafia risulta essere modesta in Trentino Alto Adige, Friuli Venezia Giulia, Umbria e Molise, oltre che in vaste zone della Toscana, del Piemonte, dell’Abruzzo, dell’Emilia Romagna, della Liguria e del Veneto. 

Tra il 2011e il 2016 il tasso di crescita medio annuo del fenomeno agromafia è stato, a livello nazionale, pari a 1,0 punti percentuali. Alla luce di tale dato risulta opportuno evidenziare le province per le quali il suddetto tasso di crescita è stato significativamente superiore.

Nella relazione viene preso in considerazione anche un altro parametro importante, ovvero l'indice di Permeabilità all'Agromafia, che si misura attraverso la combinazione lineare di molti indicatori di contesto (dal Pil pro capiute aio reati, fino alle superfici coltivate). Questo indice permette di indagare la permeabilità di un territorio rispetto all’agromafia, in considerazione di caratteristiche intrinseche alla provincia stessa di ordine sia sociale, sia criminale, sia economico/produttivo. E' fondato sulle variabili che si ritiene possano influenzare il grado di vulnerabilità di un territorio rispetto all’agromafia ed è quindi indipendente dal livello di agromafia stesso.

In questo modo tra gli anni 2011e 2015 emerge che due province su quattro, ovvero Teramo e L'Aquila, hanno un indice alto, Chieti medio-alto e Pescara medio-basso. 

Il concentrarsi delle province più vulnerabili in cluster distinti dipende da una molteplicità di fattori. In primo luogo, le colture caratteristiche di un dato contesto geografico sono spesso collocate a cavallo dei confini amministrativi delle province. Nel caso in cui la permeabilità, invece, dipenda dal contesto marittimo è la contiguità costiera a determinare il cluster. Un ulteriore fattore, quantomeno coadiuvante alla situazione, è quello delle condizioni socio-economiche.

Le zone maggiormente critiche sono proprio quelle relative all’Abruzzo (L’Aquila, Teramo e, in misura minore, Chieti). In contiguità territoriale a tale zona si pongono poi le province marchigiane di Ascoli Piceno e Macerata, oltre Rieti nel Lazio.

L'Aquila è la provincia abruzzese con il più alto indice di permeabilità, nono in Italia, seguita da Teramo, 25esima. Rischio contenuto nel Chietino (44esima) e più basso ancora a Pescara. 

Le condizioni socio-economiche, chiude il rapporto,  facilitano od ostacolano il fenomeno agromafia nel suo complesso, sia creandone i presupposti sia, a seconda dei casi, frenandone la ramificazione. Il contesto rurale, a sua volta, costituisce l'elemento all'interno del quale l'agromafia agisce. Le sue caratteristiche intrinseche determinano le fattispecie criminose di riferimento e quindi, rispetto agli altri fattori concorrenti, la verosimiglianza del fenomeno o meno.

Ad esempio, un contesto specializzato nella zootecnia è potenzialmente soggetto all'abigeato mentre un contesto di nicchia ed eccellenza è soggetto alla contraffazione e adulterazione. La presenza o meno delle fattispecie criminose, infine, costituisce sia un presupposto che una conseguenza della vulnerabilità territoriale, a seconda del succedersi temporale delle cause e degli effetti.



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