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ADDIO A DJ MARCO TRANI, IL RICORDO DEL 'GURU'
''IN CIELO CON MIO FRATELLO, BALLANO GLI ANGELI''

Pubblicazione: 22 settembre 2013 alle ore 11:55

Il dj Marco Trani (foto Latina24ore.it)

L’AQUILA - "Se ne va un altro dei miei ‘fratelli’. Dopo Fabrizio, il gemello, quello di sangue, vola in cielo anche Marco, quello di ‘anima e dischi’, proprio a un anno di distanza dalla morte di Fabrizio. Li immagino insieme ‘incrociare i groove’ per far ballare gli angeli”.

Un’orgogliosa commozione, verrebbe da dire una lucida malinconia, poche lacrime e tanto strazio con la schiena ancora dritta nonostante tutto, si è impossessata di Enrico Di Paolo, "il Guru", che quando all’Aquila e non solo vuoi indicare un deejay con gli attributi, indichi lui e pochi altri.

Si è spento Marco Trani, che da dj ha spianato la strada d’Europa ai colleghi italiani. Da qualche giorno il 53enne romano, diventato pure produttore musicale per i big di mezzo mondo, era ricoverato all’Ospedale Sant’Andrea di Roma in seguito a una devastante emorragia cerebrale.

La notizia ha colto di sorpresa il Guru, che il 19 settembre del 2012, praticamente un anno fa, ha perso suo fratello gemello, Fabrizio Di Paolo, noto avvocato aquilano.

“E adesso se n’è andato pure Marco - commenta Di Paolo con la solita voce profonda, che da un momento all’altro sembra cedere il passo al pianto, un gigante di marmo lì lì per sbriciolarsi ma con orgoglio - uno dei più grandi dj del mondo, un vero amico dell’Aquila, che ha conosciuto e apprezzato tutte le volte che l’ha visitata. Con lui se ne va un pezzo di storia del nostro mondo, un vero talento".

"Mi ha sempre voluto al suo fianco - ricorda Il Guru - ma non mi ha mai perdonato la volta in cui rifiutai il ‘Pascià’ di Riccione. Ero già sposato, dissi di no e alla fine si 'ritrovò' con Claudio Coccoluto. Insieme però ne abbiamo fatte di nottate, una delle ultime al festival nazionale della Deep House. Marco è stato e resterà un mio maestro, non solo un amico fraterno, un uomo che ha fatto della nostra arte un modello per i giovani".

E qui il Guru, il vecchio Guru della polemica dura ma di classe, nell’impeccabile stile dell’uomo della notte che fa della nobiltà in consolle una questione morale, attacca senza paura come da copione.

"In questo mondo senza più freni né valori il dj rappresenta solamente un elemento che va ad implementare lo sballo fine a se stesso. Trani, il ‘mio’ Marco Trani, sarebbe ancora un esempio per gli altri. Doti artistiche, morali, cultura, equilibrio, talento. Oggi anche Coccoluto è così. La generazione, quella generazione, troneggia sul resto, mentre in Italia si presentato quattro 'tossici' da Berlino e l'apologia dello sballo fa delle discoteche un posto in cui ci si isola e nulla più. Trani, così come me, come ‘noi’, ha dato benessere e gioia al pubblico, alla gente cui tutti noi apparteniamo”.

"Il mondo del club va rivalutato, quella del deejay è un’arte, non dimentico quando venivamo considerati dei derelitti - la lama affilata di Di Paolo - ma non è così, non è mai stato così. Il dj ha intrapreso un’arte e l’ha sviluppata a modo suo. Va rispettato".

Sballo, sballo, sempre e solo sballo. Questa è la realtà, questo è il moderno, con modi, toni, sonorità, vestiti e linguaggi diversi rispetto agli anni del Guru.

"Ma la coscienza che l'essere coscienti è il vero sballo - la sentenza - dobbiamo essere consapevoli della bellezza della vita. Viviamo in uno stato confusionale, in un eterno stato confusionale. Il mondo dei giovani può essere preservato dalla contaminazione che certe filosofie sbagliate portano soltanto se il dj che hanno di fronte è una persona saggia. Il dj non deve essere l'apologo dello sballo, uno come Jackson Pollock non faceva apologia dello sballo, lanciava con la pittura un messaggio di vita".

Prima di congedarsi, il Guru ripensa, ma forse non lo ha mai accantonato durante l’intervista, al ‘suo’ Marco Trani. E all’Italia. Alla sua bella e irrimediabilmente talentuosa Italia, ‘preda’ della Germania che pare avere più fame di altre ‘sorelle’.

"Lui come tanti dj italiani è stato tra i migliori al mondo. Sono convinto che siamo i migliori in assoluto, in quest’arte come in molte altre. Ho suonato al Queen di Parigi e ora mi tocca subire i Bob Sinclair che incassano vagonate di soldi senza sapere fare niente di artistico. La cultura mediterranea non ha nulla a che vedere con la grigia Berlino, che ha già rotto ampiamente i coglioni con l’economia". Roberto Santilli
 



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