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GOVERNO CONDONA ABUSI AD ISCHIA, ALL'AQUILA INCOGNITA SU 4.500 ''CASETTE''

Pubblicazione: 12 novembre 2018 alle ore 06:30

L'AQUILA - Ad Ischia il governo giallo-verde, con due contestati articoli infilati nel decreto Genova si appresta a sanare le abitazioni  abusive danneggiate dal sisma del dicembre 2017, e che poi godranno  anche i fondi pubblici della ricostruzione. E sono previste anche sanatorie per vari abusi edilizi nel cratere sismico 2016 del centro Italia, compresi i comuni abruzzesi coinvolti.

Una disparità di trattamento, questa l'opinione che serpeggia ora a L'Aquila, dove il governo nazionale oramai a quasi dieci anni dal sisma del 6 aprile 2009 non ha mai preso di petto il destino delle cosiddette "casette fai da te''. Ovvero degli oltre  4.500 manufatti spuntati come funghi un pò ovunque nella prima fase dell'emergenza, e di cui solo una parte, circa 1.200, sono rispettose dei paletti minimi posti dalla delibera comunale 58 del 2009,  ma comunque anch'esse da rimuovere una volta ricostruita l'abitazione principale e dichiarata chiusa l'emergenza.

La delibera 58, va ricordato,  prevedeva per la relizzazione in emergenza dei manufatti, come requisiti minimi, l'avere una casa o attività inagibile, l'aver depositato istanza al Comune, la possibilità di allacciarsi alla rete fognaria esistente, una superficie massima 95 metri quadrati, il rispetto delle distanze e delle norme paesaggistiche, ambientali e idrogeologiche. Paletto in moltissimi casi non rispettati. Ma la policaca ain questi anni ha deciso di non decidere, e solo cinquantina di casette, attualmente, sono state dichiarate abusive e ne sono stati disposti gli abbattimenti, contrastati però con ricorsi al Tribunale amministrativo regionale. Risposte e certezze sul destino delle "casette" potevano arrivare in linea di principio con il decreto Genova, che e passato alla Camera e arriverà al Senato a fine mese, ma così non e' stato. Ad influire sul mancato interessamento del governo, anche la mancata nomina di  un delegato al sisma del 2009 nel nuovo esecutivo nazionale.

Questione controversa, quella delle casette fai da te, che vede schierati in modo trasversale il partito della “rimozione senza se e senza ma”, e il “partito della sanatoria”.

Per il primo le casette fai da te sono una vera e propria piccola città nella città nata su terreni agricoli e anche a rischio idrogeologico, che rappresentano un detrattore ambientale, uno stravolgimento urbanistico, per le quali non si pagano nemmeno l'imu e la tassa sui rifiuti al Comune, e vengono in alcuni casi addirittura affittate sotto banco. Iscritti a questo partito, l'ecx vicensidaco ed ex magistrato Nicola Trifuoggi, e oggi il consigliere di Coalizione sociale Carla Cimoroni, che una setimana fa ha presentato un'interrogazione in conslgio comunale all'assessore alla pianifcazione urbanistica, il neo parlamentare leghista Luigi D'Eramo, per avere lumi su cosa intenda fare il comune con queste casette.

Per il secondo partito  si tratta invece di piccole abitazioni di fortuna, pagate di tasca loro da cittadini in una situazione di forte emergenza, e che anche oggi, come ha più volte sostenuto il presidente del consiglio comunale di Forza Italia Roberto Tinari, da anni esponente di spicco di questo partito, possono svolgere una funzione di rifugio in caso di nuovi eventi sismici. Cittadini con casette fai da te uniti in associazione hanno fatto pressione anche sulla poltica regionale per farsi iterpreti a Roma della necessità di una qualche forma di condono e di sanatoria, di cui solo lo Stato ha facoltà, almeno per tutte quelle casette che hanno rispettato quanto previsto dalla delibera 58, e per quelle che, seppure fantasma e abusive, non sono state realizzate in territori a rischio idrogeologico, come ad esempio nell'area di esondazione del fiume Aterno.

Il condono è ora in dirittura di arrivo con il decreto Genova, che dopo l'ok della Camera deve passare al Senato,entro fine mese, ma sono in una certa misura per le case inagibili del sisma 2016 e 2017 del centro Italia e di quelle di Ischia, danneggiate dal sisma del 21 agosto 2017, provocando 2 morti e 43 feriti, su forte spinta del vicepremier capo politico del Movimento 5 stelle, l'avellinese Luigi Di Maio, che ha nell'isola campana una delle sue roccaforti elettorali.

Nel decreto Genova è prevista infatti anche una sanatoria applicabile in assenza di qualsiasi richiesta di autorizzazione passata, nelle zone del Centro Italia. Con un limite di tolleranza del 20 per cento della cubatura esistente. Di fatto, significa che è possibile sanare non solo piccole difformità ma anche, nei casi più estremi, mettere una toppa su situazioni più complesse, come la chiusura di un balcone o, persino, l’aggiunta di un piano.

Ischia, colpita nei secoli da terremoti a volte devastanti come quello che nel 1883 uccise nel paese di Casamicciola 2.333 persone, tra  cui il padre, la madre e la sorella del grande filosofo abruzzese Benedetto Croce, ha visto negli ultimi decenni moltiplicarsi la piaga degli abusi edilizi,  saliti giorno dopo giorno a un totale di 28.000 per 64.115 abitanti, più di uno a famiglia, con un buon numero di abusi relativi a case per le vacanze in una delle più prestigiose mete turistiche mondiali. Visto che le norme non consentono la ricostruzione di strutture abusive,  il governo ha pensato bene inserire nel decreto Genova che contiene misure straordinarie per il sostegno al Comune ligure dopo il crollo del Ponte Morandi,  il possibile condono con fondi pubblici per la ricostruzione degli immobili presenti nei 3 Comuni di Ischia, colpiti dal terremoto del 2017.

Ai comuni dell'isola è richiesto di dare entro 6 mesi risposta sulla conclusione dei procedimenti in esame, altrimenti ci sarà il silenzio-assenso. Rientrano nel provvedimento molte abitazioni abusive, attualmente sotto esame per le richieste di sanatoria relative prima di tutto al condono del 1985 che, rispetto ai successivi del 1994 e del 2003, prevede maglie molto più ampie sulla sanatoria degli abusi rispetto alle autorizzazioni ambientali, alle regole per il contrasto sismico, vulcanico e idrogeologico. Questi immobili, una volta sanati, potranno essere ricostruiti con finanziamenti statali.

Nel cratere sismico del 2009, invece, non solo gli abusi edilizi delle abitazioni inagibili non sono in nessun modo tollerati, e vanno rimossi se si vuole ottenere il contributo della ricostruzione, ma non si è mai affrontato a livello governativo la spinosa questione delle casette fai da te.  

Considerato però che in esse abita di fatto una considerevole fetta dell'elettorato, la politica aquilana ha deciso sostanzialmente di non decidere, e di fare melina sine die.

Il fantasma delle casette è tornato a materializzarsi solo pochi giorni fa in consiglio comunale con un interrogazione del consigliere Cimoroni, depositata pero cinque mesi fa, e che come destinatario aveva l'assessore D'Eramo.

Ha chiesto la Cimoroni: “quanti sono  dei manufatti provvisori, quelli edificati in ossequio alla delibera comunale 58 del 2009 e quelli totalmente abusivi? In quanti casi i proprietari hanno ripristinato la propria abitazione e rimosso il manufatto, come prevedeva la Delibera? Quante sono, se ci sono, le richieste di regolarizzazione? E ancora, che attività di controllo hanno avviato gli uffici comunali, quante le ordinanze di demolizione e le denunce alla Procura della Repubblica? E' stato fatto un calcolo del gettito Tari, Tasi e Imu relativo ai manufatti provvisori? E, infine e soprattutto, qual è la volontà dell'Amministrazione in merito all'esistenza di questi manufatti, che si intreccia pesantemente con le attività di pianificazione del territorio, di tutela del paesaggio e di miglioramento dei servizi?".

D'Eramo ha risposto che "il numero di manufatti provvisori per i quali è stata presentata comunicazione, così come previsto dalla Delibera 58, è pari a 1.203. Ad oggi, sono stati rilevati 26 manufatti abusivi, per i quali sono stati opportunamente emesse le relative ordinanze di demolizione e contestuale segnalazione alla Procura della Repubblica. Ad ogni buon fine - ha aggiunto D'Eramo - giova evidenziare che la presente costituisce una trasmissione parziale di dati rispetto a quanto richiesto, in quanto il riscontro necessita di tempi ragionevolmente lunghi, anche in considerazione della cospicua mole di documentazione derivante da una situazione di emergenza, con procedure non sempre organiche, e con dati, in alcuni casi, non presenti agli atti del Settore".

Una non risposta per Cimoroni, secondo la quale anche  questa maggioranza "intende continuare a fare melina, attuando una precisa 'strategia dell'inerzia': intanto che non si dice e non si fa nulla, si ratifica in sostanza lo stato di fatto, senza neanche il coraggio di chiarire apertamente che si tratta di una scelta politica".



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