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IL SINDACO CHE DA UN ANNO GUIDA LA CITTA', ''OGGI INUTILE DIRE COME ANDAVANO PROGRAMMATI I PROCESSI O CHI HA FATTO MEGLIO DELL'ALTRO''

6 APRILE: BIONDI, ''PIU' FORTI MA VITA DURA'';
''LA SFIDA E' LA RICOSTRUZIONE PUBBLICA''

Pubblicazione: 06 aprile 2018 alle ore 06:45

Pierluigi Biondi
di

L'AQUILA - "Allineare i tempi della ricostruzione pubblica con quella privata è la sfida più complessa". Ma oggi "siamo più capaci di essere di felici, di avere rispetto, di essere comprensivi, e di essere, soprattutto, forti", anche se, all'Aquila, "la vita è più complicata".

Parole di Pierluigi Biondi nel nono anniversario dal terremoto del 6 aprile.

Un anno da sindaco dell'Aquila ma undici, di cui sei post-sisma, da sindaco di Villa Sant'Angelo, il centro che forse ha pagato il tributo maggiore al terremoto del 2009. Come vive questo triste anniversario?

Il ricordo di quella notte è, ancora oggi, molto nitido. Ho negli occhi Villa Sant’Angelo devastata, le persone disperate, l’odore di gas nel naso, la polvere dappertutto. È una parte della mia vita. Sta lì, a ricordarmi cosa vuol dire vedere un popolo piangere unito e arrabbiato e poi ricominciare. A fare,  progettare, semplicemente vivere. Oggi, a nove anni di distanza, penso che gli aquilani siano stati straordinari. Quello che accade tutti i giorni è straordinario. Ogni anno, sembra ai più che intorno al 6 aprile torniamo a fare i conti, che se ne torni a parlare. In realtà, non è così. Il nostro terremoto, quello che ci ha lasciato, ci mette ogni momento difronte a scelte di responsabilità, all’amministrazione con la consapevolezza della memoria. Ecco, questo io sento oggi. Sento che siamo cresciuti, segnati e vivi di nuovi sogni, forse più rudi. Ma, proprio perché più rudi, più capaci di essere di felici, di avere rispetto, di essere comprensivi, e di essere, soprattutto, forti.

La ricostruzione, come indicano i dati Usra che AbruzzoWeb ha pubblicato proprio ieri, è una medaglia a due facce: una parla di relativa speditezza e indica una conclusione ipotetica nel 2023, un'altra è quella degli edifici pubblici che resta il vero cono d'ombra. Si riusciranno mai a riallineare i tempi delle due ricostruzioni?

Allineare i tempi è la sfida più complessa. La ricostruzione privata è al 70% nel centro urbano dell’Aquila. Sulle frazioni stiamo accelerando. Ritengo che, al 2023, alcuni edifici e monumenti potranno essere alla progettazione definitiva. La ricostruzione pubblica sconta una programmazione che forse poteva essere fatta diversamente e procedure farraginose appesantite, peraltro, dal nuovo Codice degli appalti.

Se si condivide l'assunto per il quale L'Aquila non è morta, occorre riconoscere che lo si deve al centrodestra che ha gestito l'emergenza dell'immediato post-terremoto e al centrosinistra che ha governato i processi successivi, anche al livello locale. È una lettura opinabile o per condividerla occorre solo una maturità politica maggiore, visto che né l'uno né l'altro ha fino ad oggi riconosciuto meriti all'altro?

Non mi va di ragionare in termini di bene o male, positivo o negativo, in maniera tranciante. Credo - non ho difficoltà ad affermarlo - che L’Aquila sia una città in transizione, che sia sotto gli occhi di tutti il suo cambiamento. Oggi, spogliandoci di pregiudizi, possiamo con - relativa - serenità dire che nell’emergenza siamo stati accolti e sostenuti, che il processo di ricostruzione è stato avviato, ma che la vita è più complicata, che affrontiamo questioni che qualunque altro cittadino di un centro mediamente abitato come il nostro, neanche riesce a immaginare. I meriti del Governo dell’epoca e della Protezione civile nella gestione dell’emergenza erano evidenti a tutti già nel 2009 e sono stati sottolineati, almeno nella percezione comune, dopo il sisma del Centro Italia. Dopo nove anni sarebbe facile, e anche inutile, dire come andavano pianificati i processi di ricostruzione dell’Aquila che ora, invece, vanno governati e indirizzati. A me interessa parlare del futuro e non, solo, del passato.

Nove anni non sono stati sufficienti ad avere un luogo della memoria per le vittime del terremoto. Si farà in tempo ad averlo nel corso del suo mandato?

Più volte ci siamo espressi in maniera propositiva rispetto al progetto di realizzazione di luoghi della memoria. La città ne ha bisogno: credo molto nei simboli, nel loro valore evocativo. Sono i luoghi che ci raccontano e che ci aiutano a raccontare. È una questione di comprensione, sono monoliti di un popolo, del suo dolore, del suo orgoglio, della sua grandezza.



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