2009, AFFITTANO CASA LORO E NE FANNO UNA DI LEGNO:
DUE CONDANNE PER ABUSO EDILIZIO A L'AQUILA

Pubblicazione: 16 giugno 2016 alle ore 08:05

L’AQUILA - Dopo il terremoto del 2009 hanno costruito una casetta di legno in periferia dell’Aquila, ma senza averne diritto secondo la magistratura, perché avevano un immobile di proprietà agibile che, tuttavia, avevano affittato ad altri.

C’è anche una condanna per abuso edilizio nella complessa vicenda giudiziaria della famiglia aquilana Crosta, che si intreccia con altri due procedimenti penali di cui AbruzzoWeb ha già raccontato l’esito.

Uno si è concluso nel 2014 con una condanna per truffa aggravata sul conseguimento del contributo di autonoma sistemazione (Cas) e tre assoluzioni, dopo che l’intera famiglia è stata coinvolta.

L’altro è stato definito quest’anno con una condanna per truffa e falso sul finanziamento pubblico per ottenere la ricostruzione della propria abitazione.

In entrambi i casi l’unico condannato, Quirino Crosta, è in attesa della fissazione del giudizio d’Appello, presentato dal suo legale, Antonio Mazzotta.

Il processo da cui sono nati questi due si è, invece, concluso il 1° luglio 2013 con la condanna in primo grado a 4 mesi di arresto ciascuno per Tancredo Crosta, proprietario del terreno, e per lo stesso figlio Quirino, committente dei lavori, come disposto dal giudice onorario Angelo Caporale.

Anche in questo caso è stato depositato il ricorso in Corte d’Appello e anche in questo caso, oltre 3 anni dopo la sentenza, si attende la fissazione della data.

Dai primi accertamenti sul manufatto temporaneo, costruito secondo il giudice abusivamente, sono partite le successive indagini che hanno portato alle altre imputazioni negli anni successivi.

In un sopralluogo avvenuto nel settembre 2011, i tecnici del settore Edilizia del Comune dell’Aquila avevano riscontrato “l’avvenuta realizzazione di un manufatto in legno lamellare, con tetto a due falde coperto da guaina di colore verde, con dimensioni 7 per 9,2 metri, quindi 65 metri quadrati.

“Nel corso degli approfondimenti investigativi - scrive il giudice nel dispositivo della sentenza - è emerso il deferimento di Tancredo Crosta e della rispettiva consorte Nella Giovanna Spaziani per l’indebita percezione del contributo di autonoma sistemazione dal momento che risultava accertata la disponibilità in capo ai medesimi di immobili ristrutturati e ceduti in locazione a terzi dopo il sisma”.

“La disponibilità di un altro immobile precludeva l’installazione di manufatti provvisori, con conseguente carattere abusivo del manufatto”, conclude Caporale.

C’è anche un altro aspetto contestato dal pubblico ministero Ilaria Prezza: la violazione del testo unico sull’edilizia (decreto del presidente della Repubblica numero 380 del 2001), per avere realizzato la casetta “senza la presentazione del progetto di costruzione e la preventiva comunicazione dell’ufficio tecnico della Regione Abruzzo e presso il genio civile provinciale e senza depositare i relativi progetti presso quest’ultimo”.

Ma il giudice ha dichiarato gli imputati colpevoli “dei reati ascritti riuniti sotto il vincolo della continuazione” e tara la pena in relazione al più grave, appunto l’abuso edilizio. La pena di 6 mesi è stata portata a 4 per lo sconto di un terzo dovuto alla scelta del rito abbreviato, che ha permesso di chiudere il processo in udienza preliminare.



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