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'TEMPESTA' SULLA POLITICA:
''PARLAMENTARI PDL DA 0,
CHIODI E' STATO INADEGUATO
CIALENTE CON ME CHE GUAI!''

Pubblicazione: 19 dicembre 2012 alle ore 13:52

Biagio Tempesta
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L’AQUILA - Tempesta sulla politica. Il gioco di parole è abusato, ma sembra quasi un rovescio atmosferico l’intervista rilasciata ad AbruzzoWeb dall’ex sindaco dell’Aquila per 9 anni, Biagio Tempesta.

Ce n’è per tutti, dal premier Mario Monti (“il suo è stato un colpo di Stato”) fino all'attuale suo successore Massimo Cialente (“è un sindaco del 25%, se fossi suo oppositore passerebbe i guai”).

Nel mezzo tante bocciature, per Gianni Chiodi (“bene sulla sanità, inadeguato sullo sviluppo”) e i parlamentari di centrodestra abruzzesi (“il voto è vicino allo zero”).

Senza partito, senza reti, Tempesta smania per rientrare anche se gioca a nascondersi e lo ammette solo a tratti. “Con chi sto? Con nessuno, ma sono a disposizione. Però con me si corre”.

Ammette anche qualche errore, ma non la metro mai nata all’Aquila, che ancora costa milioni ai cittadini, “era un’opera strategica, anche Fassino a Torino la rivendica e Cialente voleva completarla”.

Oltre che politico Tempesta è anche avvocato e di recente ha riaperto il suo studio in via Fontesecco, unica attività in quella zona nel cuore della città ferita, “una sfida”, come la definisce.

“L’ho fatto con amore. Chi aveva case e studi deve ritornare in centro, anche se sono già passati quattro anni: quando esco e non vedo nemmeno un’altra luce mi piange il cuore”.

LE ''PAGELLE''


La prima bordata è per il presidente del Consiglio in uscita, Mario Monti.

“Ritengo che l’operazione Napolitano-Monti sia stata un vero colpo di Stato. Tutti potrebbero essere stati nominati senatore a vita e poi diventare premier! - sbotta Tempesta - Ora si ristabilisce un sistema democratico e ci si appella al popolo, che deciderà se deve vincere una coalizione di sinistra ben definita o una di destra che si va delineando”.

Quanto al voto per i parlamentari abruzzesi di centrodestra, “siamo vicini allo zero, non li ho mai visti vicini ai lavoratori, né presentare una proposta di legge. Hanno sopravvissuto, come permette il sistema elettorale del ‘Porcellum’. Tempesta non avrebbe fatto questo, sarebbe stato dalla parte dei cittadini”, afferma, parlando di sé come di consueto in terza persona.

Ma l’ex sindaco la candidatura l’ha già sfiorata, poi saltò per colpa di “Pastaracu”, diceva lui, unendo in un ticket le figure di Andrea Pastore e Sabatino Aracu, coordinatore regionale di Forza Italia l'uno, deputato l'altro.

“Adesso lo potremmo chiamare Piccaracu, una fusione che c’è nei fatti tra il segretario regionale del partito Filippo Piccone e il deputato Aracu - ribatte - Nel 2006 venni chiamato dall’allora segretario del partito Sandro Bondi che mi disse che Silvio Berlusconi mi voleva parlamentare. Accettai, ma poi per strani giochi venne candidato un tale Giovanni Ricevuto, un siciliano che poi in Abruzzo nessuno ha mai visto”.

Sul Cav Tempesta dice che “è un uomo geniale, anche se lo contesto e l’ho contestato negli ultimi anni. Un uomo capace, che si è circondato di persone che non sono all’altezza”.

E Beppe Grillo? “Simpatico, lo trovo geniale, dice cose interessanti, però dopo? Se vince e fa 100 parlamentari? Le difficoltà sono oggettive, prendono il sindaco di Parma, un ragazzo capace, ma non riesce a fare la Giunta, non riesce a governare. In Sicilia prende alcuni parlamentari regionali, ma qual è la proposta politica?”, controbatte.

È poi il turno di Gianni Chiodi. “Lo vedo ancora candidato alla presidenza della Regione. Con i voti che ci sono adesso a dicembre, non credo che a febbraio le cose potranno cambiare - ipotizza - Non credo ci saranno più di due deputati e due senatori, figuriamoci la lotta! Troppi galli, troppe realtà”.

Più tranchant il giudizio politico sull’ex commissario per la ricostruzione. “Non vorrei essere cattivo, credo che sia stato completamente inadeguato rispetto al ruolo della Regione che è uno Stato, seppur piccolo - la bocciatura di Tempesta - Ha inciso? Non credo. Buona volontà, ma capacità prossime allo zero”.

“C’è un porto nuovo in Abruzzo? Un’autostrada? Un centro commerciale? - rincara - La sanità l’ha risanata in maniera adeguata, visto che si abbasseranno le tasse, e va a suo merito, ma tutto quello che riguarda l’occupazione, lo sviluppo? Tutto questo è mancato”.

Tocca quindi alla situazione del Comune dell’Aquila e a Massimo Cialente, “se stessi all’opposizione, gli farei passare i guai, sempre in termini politici”.

“Avrei vinto con Cialente? Sicuramente - afferma Tempesta - Anche perché lui ha preso sempre meno voti di me. Se facciamo il calcolo tra primo e secondo turno, è il sindaco del 25%, come successe alla Pezzopane da presidente della Provincia”, insinua, ricordando la sua vittoria al primo turno.

A Cialente ha provato a opporsi Giorgio De Matteis “si è reso conto di quanto è diverso desiderare di fare il sindaco e mettere in moto un meccanismo che porti uno a essere eletto. Io ho battuto l’uscente, Antonio Centi, che è sempre avvantaggiato. Quello che deve combattere dovrebbe avere una marcia in più. Lui ce l’ha avuta? Dai voti sembra di no”.

Altra bocciatura senza appello per il prof Pierluigi Properzi, candidato del Popolo della libertà che si è fermato al primo turno. “Poteva rappresentare il mondo di centrodestra? Molti dicono di no e queste cose si sanno prima del voto - continua Tempesta - L’Aquila dagli anni Cinquanta ha una caratteristica di centrodestra. Ma sei io costruisco solo il centro senza rivolgermi a un mondo di destra, brutto, sporco e cattivo, ma che esiste, automaticamente mi divido”.

Sì invece al ministro per la Coesione territoriale e inviato del governo per la ricostruzione Fabrizio Barca: “Secondo me è una persona eccezionale, è uno serio e concreto che dice le cose come realmente stanno - la ‘benedizione’ - Mi è molto piaciuto quel viaggio sull’autobus con la studentessa. Elettorale? Si dice a Roma, ma lui oltre che politico è un tecnocrate e gli fa onore scendere sul campo”.

In conclusione, la sua posizione personale. Tempesta un po’ si propone e un po’ si nasconde, in attesa degli eventi.

“Qual è il mio partito oggi? Nessuno - assicura - Io finiano? No, io sono andato a sentire tutti i partiti, anche di sinistra, anche Storace, Alfano. Secondo me tutti sono molto arretrati”.

“Non scelgo nulla, sto qui a disposizione. Ma con me si corre - aggiunge - Voglio capire il quadro, questa volta non c’è uno schema fisso di candidature. Starò con chi dà una possibilità di fare, ma vincente, non di bandiera”.

“Se potessi lavorare per la città dell’Aquila, anche a mettere un muro, sarei contentissimo. Credo di essere capace a chiedere e capace a realizzare”, conclude con quello che sembra un vero slogan da campagna elettorale.



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