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''STORIE DI DONNE'', L'ULTIMO LIBRO DELLA PELLICCIONE: IL POTERE DEGLI UOMINI TRA VIOLENZA E ABUSI

Pubblicazione: 13 marzo 2019 alle ore 11:23

L'AQUILA - Donne che raccontano il dolore delle donne, tra violenze psicologiche, abusi e ricatti.

Il mostro è lì: l'uomo padre-padrone, che si cela sotto mentite spoglie e assume, di volta in volta, le sembianze del marito, del datore di lavoro, dell'amante.

Con un unico comune denominatore: il vizio del dominio, a tutti i costi. L'esercizio sfrenato del potere.

Verrà presentato domani, alle ore 11, all'auditorium Bper, all'Aquila, Storie di donne, il nuovo libro della giornalista aquilana Monica Pelliccione, scritto insieme a Maria Elena Rotilio e Tiziana Iemmolo ed edito dalla Onlus Antonio Padovani. Un percorso introspettivo, nel profondo dell'animo femminile, per coglierne sfumature, dolori e riscatti, in uno sbilanciamento societario che vede ancora oggi, sovente, la prevaricazione del potere dell'uomo.

Monica Pelliccione, ome nasce Storie di donne?

Da un'idea di Gianni Padovani, presidente della onlus Antonio Padovani. La giornata-evento che si è celebrata lo scorso anno, in memoria del padre di Gianni, Antonio, uomo che ha portato avanti con tenacia la sua personale battaglia per il riconoscimento della presenza femminile nella società, ha lasciato un segno profondo, anche per i notevoli contributi e per la tematica affrontata: il rispetto delle donne, in contrapposizione al potere fallocentrico, che non accenna a diminuire, sebbene siamo nel XXI secolo. Mi è stato proposto dalla onlus di mettere su carta le emozioni venute fuori in quell'incontro ed ecco “Storie di donne”, che contiene un mio racconto inedito e due stralci di libri delle autrici Rotilio e Iemmolo, oltre a diversi contributi istituzionali.

Il tema affrontato è delicato: violenza psicologica, abusi, pressioni sul lavoro. Quanto è difficile raccontare il dolore delle donne?

È impresa ardua. Va fatto con tatto e delicatezza, scoprendo quel velo di tristezza che attanaglia l'animo di ogni donna vittima di soprusi. Il messaggio è chiaro e inequivocabile: non esistono solo i femminicidi, che catturano il clamore mediatico. C'è tutto un mondo fatto di esperienze intime e profonde, di donne violate, ricattate, mobbizzate, sottoposte a pressioni psicologiche di “uomini” che fanno leva sul loro potere, sulla posizione sociale, sulla forza fisica, in famiglia come nell'ambiente lavorativo. E i casi sono migliaia e migliaia. Spesso non vengono alla luce, restano nell'ombra per quel sottile timore che nutrono le vittime di uscire allo scoperto e raccontare un dramma che le logora dentro. Ma “Storie di donne” è anche un inno al riscatto, alla gioia, al rispetto.

Il libro sarà presentato domani, 14 marzo, all'Aquila davanti ad una platea inedita: 120 ragazzi provenienti da tre istituti superiore della città.

È stata una scelta voluta dall'editore per lanciare un messaggio forte alle giovani generazioni: i ragazzi devono crescere nella consapevolezza che il rispetto per le donne è un cammino comune che inizia in famiglia, si sviluppa a scuola, si nutre nei rapporti interpersonali, che siano di amore, di amicizia o, più semplicemente, di lavoro, oltre gli steccati di una società impari, nel duello tra uomo e donna. La violenza non è solo fisica: appare tanto più subdola e pericolosa quando viene esercitata sottotraccia. Quando l'uomo diventa il ricattatore che utilizza il predominio economico, sociale o lavorativo per annientare la donna e usarle violenza.

Storica firma del quotidiano Il Centro, ha alle spalle già tre libri e un racconto che ha vinto il premio “Racconti Abruzzo e Molise 2018”. A quando risale la svolta letteraria?

Lo scorso anno è arrivato, inaspettatamente, il Premio nazionale Rotary Agape per la cultura, poi un secondo riconoscimento con il racconto All'ombra della Jenca. Ma la mia produzione letteraria inizia nel 2005, con “L'Aquila e il polo elettronico. Retroscena di una crisi”, a cui hanno fatto seguito nel 2009 “Nel nome di Celestino. Una nuova luce per L'Aquila” e nel 2013 “San Pietro della Jenca”. Da una matrice personale, che ha segnato in modo indelebile gli ultimi due anni della mia vita, ha preso il via una nuova fase di produzione letteraria. “Storie di donne” è un libro a cui tengo moltissimo. Una narrazione intensa, vorace, a tratti cruda, i cui protagonisti sono di fantasia, come anche la trama. Un racconto intriso di contraddizioni e soprusi, consumati tra le mura di un ufficio. Accade troppo spesso nella società moderna, in particolare a danno delle donne, costrette a subire il potere maschile, finanche ricattatorio, tipico della gerarchia maschilista che induce a travalicare ogni limite consentito e accettabile. 

Una condizione di inferiorità, quella delle donne, che ancora persiste?

È fuor di dubbio. Sarebbe un paradosso negarlo. Nonostante le battaglie, le rivendicazioni sociali, nella scala gerarchica, nella professione e nei rapporti personali è l'uomo a detenere il potere e, nel peggiore dei casi, a farne un uso improprio. Poi, c'è la parte sana: quella rappresentata da padri, mariti, fratelli, amici, compagni, amanti che fanno del rispetto per la donna, della dedizione, dell'amore e della lealtà uno stile di vita. Non ci dimentichiamo di loro.

Solitamente, la sfera analizzata quando si parla di violenza sulle donne è quella sentimentale. Storie di donne tocca anche altri ambiti. Perché?

È un libro scritto a sei mani, dove le coautrici, Maria Elena Rotilio e Tiziana Iemmolo, raccontano il dramma sentimentale, che deriva da storie di abusi e violenze nel classico rapporto di coppia. Il mio racconto si sposta su un piano diverso e inusuale: la sopraffazione nel mondo del lavoro. Quello che, impropriamente, definiamo mobbing ma che nel caso di rapporto uomo-donna è qualcosa di diverso, con le lavoratrici in una posizione di debolezza. Non può e non deve essere derubricato rispetto alla violenza fisica.

Un libro che ha creato grandi aspettative.

La onlus Antonio Padovani lo ha pensato e voluto proprio come una riflessione sullo stato attuale della donna, che si discosta davvero poco rispetto al passato. Come un messaggio forte per tutte le donne che vivono un'esistenza livida, puntellata di violenza e grida strozzate di muti di muti dolori. Una lenta persecuzione che corrode e stinge i colori della vita, mutandone i contorni, quando la donna viene traslata in ludico desiderio, sottoposta al lento declino dettato dagli ingranaggi del potere e della viltà. Da una storia di fantasia nascono spunti di riflessione: il bene che soverchia il male, la speranza che rende limpidi i giorni risplendendo, vivida, in un mattino nuovo. Quello della rinascita.



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