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ABRUZZOWEB INTERVISTA IL GIORNALISTA E SCRITTORE SEMPRE ''CONTRARIO''
''LIBERTA' INDIVIDUI FINISCE DAVANTI AI FIGLI, IN CAMPO SI PUO' DIRE FROCIO''

''SESSUALITA' A SCUOLA, MEGLIO DI NO''
MASSIMO FINI, ''FAMIGLIA RESTI NATURALE''

Pubblicazione: 23 gennaio 2016 alle ore 07:24

Il giornalista e scrittore Massimo Fini
di

L’AQUILA - "Della sessualità ognuno può farne il cavolo che vuole. Ma quando c’è di mezzo un terzo soggetto, in questo caso il bambino, il discorso cambia. La faccio breve: a scuola si faccia altro, si parli di altro, si lasci fuori l’attualità. E la famiglia resti composta da una madre e da un padre".

Massimo Fini, giornalista, scrittore, saggista e intellettuale dalla erre riconoscibile e gli occhi che ormai reggono poco poco, interviene a modo suo, ci mancherebbe altro, su alcuni temi che più spinosi non si può: gli studi di genere, mediaticamente ed erroneamente riassunti, almeno crediamo, in teoria gender, ma pure gli affidamenti di minori a coppie omosessuali e altri capitoli del gender, cioè del genere, di quelle fattezze. 

E per far vedere quanto siamo bravi, definiamo il gender attraverso una maestra sincera, l’enciclopedia Treccani: "... introdotto nel contesto delle scienze umane e sociali per designare i molti e complessi modi in cui le differenze tra i sessi acquistano significato e diventano fattori strutturali nell’organizzazione della vita sociale. Il gender ha così assunto il ruolo di categoria di analisi e interpretazione della conformazione esclusivamente sociale dei ruoli maschili e femminili, applicabile quindi a donne e uomini, considerando le une e gli altri come insiemi ampi e articolati, attraversati da differenze di ceto, culturali, etniche, religiose, di orientamento sessuale, di età, eccetera".

Mentre in Regione Abruzzo, tanto per tornare su questa terra - con Fini al telefono dalla sua casa milanese, con una sigaretta che rischia di strozzarlo dopo che lo stesso si è salvato dal tg delle 20 -  in Commissione Sanità è stata approvata una risoluzione che chiede la collaborazione dell'ufficio scolastico regionale per contrastare la diffusione della teoria gender negli istituti per preservare "il ruolo della famiglia nell'educazione all'affettività e alla sessualità".

E, come se non ci fossero altri e più impellenti questioni, si è scatenato una gazzarra politica. 

Dunque, chiediamo a Fini, che almeno si ricorda come si fa a stimolare sul serio un dibattito.

"Partiamo dalle adozioni - commenta il giornalista classe 1943 - in cui, chiamiamolo così, c’è un 'terzo incomodo', qualcuno a cui non si può chiedere se preferisca due papà o due mamme, o altro. Per questo, la libertà degli individui adulti in tal caso decade, non c’è più, non esiste più. Un bambino è giusto che nasca da una madre e da un padre. Dopoidiché, liberi tutti. Dopo, però". 

E con l’omosessualità come la mettiamo?

"È esistito un tempo in cui era perseguitata - ricorda Fini - poi è uscita allo scoperto e non m sembra che oggi si possa parlare di discriminazione nei confronti di chi è omosessuale. Forse è rimasta qualche traccia in provincia, in paese, ma se guardo alla mia Milano, la storia è completamente diversa, qui non esiste affatto. Tra  l’altro, in alcuni settori, gli omosessuali comandano, sono preponderanti, come nella moda. Insomma, possiamo parlarne per ore, ma alla fine gli omosessuali guarderanno le donne in modo diverso dagli eterosessuali, anche se è pur vero che in ogni maschio si nasconde un finocchio. Tra l’altro, gli omosessuali che ho visto nelle catacombe erano più simpatici di quelli di oggi. E direi che bisognerebbe smetterla di parlare di orgoglio homo o etero, o trans. Si è quel che si è, punto".

E sulla sessualità insegnata a scuola, il pensiero di Fini è facile facile: "È troppo complicata da spiegare a scuola. E poi, il sesso lo abbiamo imparato altrove, non a scuola, dove si dovrebbe evitare di parlare del presente, dell’attuale, sarebbe molto meglio studiare l’inattuale, visto che l’attualità ci entra nell’orecchio tutti i giorni. Molto meglio leggere Platone, che era omosessuale, ed evitare pure la lettura dei giornali". 

"Anche perché - continua - i problemi sono altri, anche a livello di governo ci si accapiglia su certe questioni, mentre in campo internazionale accadono cose che cambiano radicalmente le nostre vite".

Mentre in Italia si discute ancora sul caso dell’allenatore del Napoli Maurizio Sarri, che al termine del match di Coppa Italia di qualche sera fa contro l’Inter ha dato del "frocio" e del "finocchio" al suo collega Roberto Mancini.

"Nel campo di calcio perché in questo caso di tale si tratta - conclude Fini, ridacchiando perché lui è cuore Toro e chi lo intervista sta coi padroni juventini, ma annuisce di sincero gusto sulla bellezza unica del calcio slavo che fu - non deve esserci spazio per nulla di politico. Quello che accade  lì resta lì, e lì deve finire, vale per i calciatori e per gli allenatori, del resto non voglio saperne nulla, non mi interessa nulla del gossip, di dove vivono, di come vivono, di quel che cazzo vi pare al di fuori del rettangolo verde. In qualsiasi gioco fisico, valgono regole diverse da quelle della società. Ed è uno dei motivi per cui vai allo stadio, per sfogarti almeno a parole, per dimenticare le grane di ogni giorno. Invece, qui si vuole distruggere anche questo, usando le squadre come armi di propaganda politica come fu per il Milan di Silvio Berlusconi".



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